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Tenuta del Buonamico, il trionfo dei vini bianchi nella Toscana dei rossi

A Montecarlo di Lucca, la Tenuta del Buonamico è la grande realtà vitivinicola della famiglia Fontana. Ha un wine resort di 11 stanze, con centro benessere e piscina e un ristorante, lo Syrah

di Mariella Morosi
 
12 ottobre 2021 | 12:16

Tenuta del Buonamico, il trionfo dei vini bianchi nella Toscana dei rossi

A Montecarlo di Lucca, la Tenuta del Buonamico è la grande realtà vitivinicola della famiglia Fontana. Ha un wine resort di 11 stanze, con centro benessere e piscina e un ristorante, lo Syrah

di Mariella Morosi
12 ottobre 2021 | 12:16
 

Dall'alto sembra una foglia di vite dai caldi colori del foliage d'autunno posatasi sui vigneti di Montecarlo di Lucca. Sorretta da snelle travature di legno e materiali naturali, la costruzione è il simbolo e il cuore della Tenuta del Buonamico, una grande realtà vitivinicola della famiglia Fontana. Già leader nel settore oleario, nel 2008 rilevò un'azienda preesistente, ben consapevole che quando si investe sulla terra la sfida è sempre coinvolgente e totalizzante. Tra i vigneti, gli oliveti e i cipressi, quest'area che Guido Piovene considerava «la più dolce della Toscana», ha da sempre un'identità tutta propria sia nel paesaggio che nei suoi vini. È, infatti, un'enclave dei bianchi e degli spumanti nella trionfale Toscana dei rossi: la cosiddetta "anomalia lucchese".

Dall'alto sembra una foglia di vite Tenuta del Buonamico, il trionfo dei vini bianchi nella Toscana dei rossi

Dall'alto sembra una foglia di vite

 

Una storia antica

Può vantare anche una storia antica e le mura medievali del borgo raccontano questa città fondata da Carlo IV dopo aver liberato Lucca dall'occupazione pisana e che porta il suo nome: Monte-Carlo (Mons Charoli). Finita la libertà comunale, per decreto del re boemo, a metà del '300 divenne repubblica indipendente e dopo una successione rapida di signorie diverse la mantenne fino alla fine del 1799, quando, ultima repubblica italiana, dovere cedere ai conquistatori francesi. Dino ed Eugenio Fontana, padre e figlio, rilevando la tenuta di 100 ettari di cui 20 vitati, hanno dato il via ad un progressivo rinnovamento viticolo ed enologico ampliando i vigneti fino a 38 ettari ma lasciando all'azienda il nome originario, Tenuta del Buonamico, già in sé stesso bene augurante.

 

Cantina completamente rinnovata

La preesistente cantina è stata rinnovata e completamente ripensata con criteri e tecnologie d'avanguardia, così come la barricaia, ma è stata lasciata integra la parte antica con il ruolo di memoria storica e custode delle etichette più antiche.

 

Wine resort con 11 stanze

Poi sono stati realizzati anche un wine resort di 11 stanze, con centro benessere e piscina, del tutto integrati con il territorio, e un ristorante, lo "Syrah" in cui un giovane cuoco, Stefano Chiappelli sa proporre il gusto della tradizione.

Sono 11 le stanze del wine resort Tenuta del Buonamico, il trionfo dei vini bianchi nella Toscana dei rossi

Sono 11 le stanze del wine resort

 

Tra vitigni autoctoni e lontani

Dopo la revisione e la messa a frutto del patrimonio ampelografico ereditato dalla precedente gestione, i Fontana hanno innovato e sviluppato il loro progetto sulla base di una realtà produttiva consolidata. Oltre agli autoctoni, con il capofila Sangiovese, e al Vermentino e al Trebbiano, qui prosperano vitigni venuti da lontano ma ambientati da oltre un secolo, trovando in questi suoli e in questo clima la massima espressione. Sono Pinot Bianco, Sauvignon, Roussanne, Sémillon, Viogner, e per le uve a bacca rossa Syrah, Merlot e Cabernet Sauvignon.

Non bastò che i vini di Montecarlo fossero considerati eccellenti fin dai tempi dei romani come riportava il Garoglio nel suo famoso Trattato di enologia del 1943 perché intorno al 1870 un vignaiolo lucchese, Giulio Magnani, andò a Bordeaux per studiare i vitigni e le tecniche di vinificazione e tornò a casa con le preziose barbatelle d'Oltralpe che qui prosperarono portando alla nascita di vini di un'assoluta singolarità.

Il riconoscimento della Doc risale al 1969 con la nascita, l'anno successivo, del Consorzio di tutela. Prima ancora,nel 1930  il Montecarlo, definito  lo Chablis d'Italia, diventò per un giorno il vino più famoso, d'Italia perché colmò le coppe alla festa di nozze dell'ultimo re d'Italia Umberto di Savoia con Maria José del Belgio.

Gioca e Parti

 

L’attenzione per la tradizione spumantistica

I Fontana, nella loro nuova avventura come vigneron, non si lasciarono tentare da tendenze o da gusti del momento. Pur analizzando attentamente il mercato e le sue prospettive decisero subito che i loro vini, soprattutto quelli a bacca bianca, dovevano restare quello che erano sempre stati, esaltati dalla tradizione ma in linea con la domanda del nuovo consumatore. Fu proprio la vocazione di quei vitigni a ispirare la produzione spumantistica Buonamico, oggi particolarmente articolata e apprezzata. Si partì nel 2010 con la sperimentazione di appena 2mila bottiglie con il metodo Martinotti, prodotte da uve a bacca nera vinificate in bianco, Sangiovese e Syrah, le stesse adoperate anche per il Rosé in versione ferma. Le bollicine in rosa occupano un posto privilegiato nella vetrina aziendale e dimostrano un buon gradimento da parte dei consumatori soprattutto grazie al rilancio negli ultimi anni del vino rosato in generale.

Famosa per la produzione spumantistica Tenuta del Buonamico, il trionfo dei vini bianchi nella Toscana dei rossi

Famosa per la produzione spumantistica

 

La scelta fu quella di spumantizzare in autonomia, senza alcun supporto dall’esterno, per la certezza e il controllo di tutto il processo qualitativo del Particolare. Questo, infatti, è il nome della linea, ispirato al francese Particulière, come recitava una pubblicità di un brand francese su uno smalto per unghie rosa. Dopo la prova nel 2010, la prima vera spumantizzazione Buonamico è partita con la vendemmia del 2011, con 50 hl di Particolare Brut e 50 hl di Particolare Rosé, in commercio nel 2012 con circa 12mila bottiglie. Oggi, dopo altre 8 vendemmie, si producono circa 70mila bottiglie di Spumante Particolare Rosé, circa 50mila di Particolare Brut e circa 20mila bottiglie degli altri tre Spumanti della linea, per un totale di circa 140mila, quasi la metà di tutta la produzione aziendale.

Il parco autoclavi, dalle 3 iniziali acquistate nel 2011, è passato alle 18 nel 2020 e la scelta del metodo Charmat (o Martinotti) dà la certezza di lavorare al meglio in vigna e in cantina garantendo una notevole qualità, permette una maggior fluidità in fatto di spazio e giacenza in cantina e dà la possibilità di mantenere un giusto rapporto qualità - prezzo, restando comunque un prodotto di livello e competitivo per il mercato.

«La zona di Montecarlo - dice Eugenio Fontana -  è da sempre rinomata per la produzione dei vini bianchi e, anche per questo motivo, abbiamo pensato che gli spumanti potessero rappresentare un altro importante obiettivo. In più, questa tipologia aiuta anche la produzione generale, visto che non dipende necessariamente da una sola annata. Il lavoro da fare resta comunque tanto ed è sempre monitorato per avere il meglio dalle uve. Nel nostro caso, per esempio, la vendemmia avviene con un poco di anticipo, così da preservare una discreta acidità e un grado zuccherino basso».

 

La produzione spumantistica e non

Questi gli spumanti Particolare prodotti: il Brut e l'Inedito Brut Nature, entrambi in versione rosè, e il Particolare dolce. La gamma dei vini fermi comprende Bianchi,rossi e rosati. Tra i primi il Montecarlo Doc, il Vivi, Vermentino in purezza,il Mio dal fruttato Viognier, l'aromatica Etichetta Bianca, il corposo Vasario e lo Chardonnay, mentre tra i rossi figurano il Montecarlo Rocco, l'Etichetta blu, il Cercatoja e il Fortino. La Dea Rosa chiude la gamma dei fermi. In cantina ma prima ancora in vigna la sperimentazione continua e studi vengono fatti sui vitigni quasi estinti, come il Canaiolo rosa, a cui è dedicata un'area.

 

Attenzione all’arte e al territorio

La tradizione vitivinicola della zona reinterpretata dai Fontana è stata riconosciuta da numerose affermazioni anche internazionali. Anche nell'accoglienza e nella ristorazione è stata rispettata l'unicità del territorio, e opere d'arte sono collocate, all'interno e all'esterno della struttura. L'ultima è un'installazione luminosa, la lampada Halo a dello studio Mandalaki, in grado di risvegliare, attraverso differenti sfumature cromatiche in proiezione, il legame dell’uomo e delle sue mani con la natura.

Stefano Chiappelli Tenuta del Buonamico, il trionfo dei vini bianchi nella Toscana dei rossi

Stefano Chiappelli

 

Ristorante Syrah: tradizione secondo la stagionalità

Ampie e confortevoli le 11 camere, tutte con nomi di vitigni, e la ristorazione proposta da un giovanissimo chef Stefano Chiappelli aumenta l'attrattività tutto l'anno del Wine Resort. La carta del ristorante Syrah è una rilettura di una tradizione secondo la stagionalità, rispettosa dei sapori originari ma esaltata in senso moderno nelle consistenze e nelle cotture. C'è la tipica Rosticciana con millefoglie di patate e pancetta, ma una parziale cottura a bassa temperatura e una glassatura finale ne valorizzano il sapore e la consistenza. Altri piatti da provare, mentre si ammira il panorama delle colline dalle pareti a vetri, sono il Tagliere di crostini, salumi e formaggi, la Tartare di manzo con barbabietola e la sua maionese, la Spuma di parmigiano e tuorlo d'uovo con tartufo, i Tagliolini alla trabaccolara, polvere di capperi e crumble di olive, il Cappelletto ripieno di ricotta e spinaci, pomodoro e tarassaco, lo Gnocchetto di riso, calamari, crema di bietole e nero di seppia, il Coscio di pollo alla piastra, la sua riduzione e sformato di verdure, la classica Costata di Manzo alla fiorentina con patate arrosto o verdure al forno e il Baccalà alla Livornese con porro fondente e croccante. Tra i dessert è impossibile rinunciare alla Panna cotta, caramello salato e pop corn, o alla Mousse al cioccolato fondente e frutti di bosco. Ottimo, per scelta, il rapporto qualità prezzo: un ricco menu degustazione costa 45 euro. Vini e oli sono ovviamente di casa.

Cappelletti Tenuta del Buonamico, il trionfo dei vini bianchi nella Toscana dei rossi

Cappelletti

 

L’area della Doc Montecarlo

L'area iscritta alla Doc Montecarlo è molto limitata: appena 200 ettari e comprende anche i comuni di Altopascio, Capannori e Porcari. Montecarlo di Lucca è sempre stata una città del vino. Un documento dell'anno 846 d.C., si parla di rendite livellarie in natura, consistenti anche in "vino puro, di uva pigiata tre volte secondo le regole, e poi svinata". Nella Biblioteca Comunale e nell'Archivio storico, già Monastero delle suore Clarisse, innumerevoli sono le testimonianze di attività e di fiorenti commerci per la sua posizione geografica, quasi a metà strada tra Lucca e Montecatini Terme e fra Firenze e Pisa.

Montecarlo è su un colle isolato ad un'altezza di 163 mt protetto da una cinta muraria in gran parte ben conservata.  All'estremità nord della collina sorge la Fortezza del Cerruglio , massiccia costruzione costituita da differenti nuclei che in epoche diverse furono riuniti nello stato attuale. Il mastio, massiccio torrione semicircolare affiancato dalle torri dell'Apparizione e di Santa Barbara, svetta sulla collina, con la sua struttura compatta di pietre ben squadrate e sovrapposte sino alla merlatura. Nel centro storico si accede dalle tre porte rimaste dalle 13 iniziali: la Fiorentina, la Porticciola e la Nuova, per ammirare palazzi e chiese tra cui S.Piero in Campo e la Colleggiata di S.Andrea. Numerosi gli eventi culturali organizzati tutto l'anno, spesso legati al vino. E ci si può anche sposare. Nozze con rito civile sono celebrate in location suggestive come il Teatro Comunale dei Rassicurati, la Sala Polifunzionale dell'ex Chiesa della Misericordia, La Fortezza e le cantine e dimore storiche.

 

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