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Positivi ma non contagiosi Lo svela l’Istituto Negri

Una ricerca dell’Istituto Mario Negri conferma che essere positivi non significa per forza essere contagiosi e quindi in grado di trasmettere il virus. Emerso anche il primato di Bergamo: la città più colpita al mondo.

 
22 ottobre 2020 | 16:05

Positivi ma non contagiosi Lo svela l’Istituto Negri

Una ricerca dell’Istituto Mario Negri conferma che essere positivi non significa per forza essere contagiosi e quindi in grado di trasmettere il virus. Emerso anche il primato di Bergamo: la città più colpita al mondo.

22 ottobre 2020 | 16:05
 

Due notizie, una “cattiva” e una buona. La cattiva è che l’area di Bergamo è stata una delle più colpite al mondo dal nuovo coronavirus, con una prevalenza di casi positivi maggiore di quella di New York, Londra e Madrid. La buona è che “essere positivi non significa per forza essere contagiosi e quindi in grado di trasmettere il coronavirus”. Questo è ciò che emerso dalla ricerca dell’Istituto Mario Negri di Milano e pubblicata sulla rivista EBioMedicine (gruppo The Lancet).

La ricerca dell’Istituto Negri ha anche confermato la validità dei test sierologici pungidito - Positivi ma non contagiosi Lo svela l’Istituto Negri

La ricerca dell’Istituto Negri ha anche confermato la validità dei test sierologici pungidito

Ipotesi quest’ultima che circolava da maggio nella comunità, ma ora ufficializzata nell’ambito dello studio sostenuto da Regione Lombardia, Brembo Spa e Milano Serravalle - Tangenziali Spa, e che ha portato alla validazione del test sierologico rapido di Prima Lab, azienda svizzera.

IL RISULTATO DI POSITIVITÀ NON È SUFFICIENTE: DEVE ESSERE ACCOMPAGNATO DALLA CARICA VIRALE
Secondo la ricerca, su 423 volontari sottoposti al sierologico, 23 sono risultati positivi anche ai tamponi, che sono stati confrontati con cellule vive, rimaste tali: «L’analisi evidenzia una bassissima carica virale che fa pensare a una capacità infettiva probabilmente nulla — dice Susanna Tomasoni, capo del laboratorio di Terapia genica e riprogrammazione cellulare — I dati suggeriscono che qualificare l’entità della carica virale, piuttosto che riportare solo una positività di per sé, è importante per ottimizzare i criteri di dimissione dei soggetti infetti». «Questo studio ha importanti risvolti per le politiche di contenimento del nostro servizio sanitario nazionale — sottolinea Ariela Benigni, segretario scientifico e coordinatore delle ricerche — È molto prezioso per liberare dalla quarantena soggetti con carica virale bassa».

PALÙ, POSITIVO NON VUOL DIRE CONTAGIOSO. INUTILE TRACCIARE GLI ASINTOMATICI
Un concetto affermato anche da Giorgio Palù, già presidente delle Società italiana ed europea di virologia, che ha sottolineato a Tv7 come positivo non vuol dire ammalato e non vuol dire contagioso. Tutto dipende, appunto, dalla carica virale. «Il termine sintomatico è molto chiaro: dimostra una persona che ha dei sintomi (mal di gola, mal di testa, congiuntivite, febbre, diarrea, perdita di olfatto e di gusto, sintomi neurologici ecc…); sintomi che per larga misura sono simili a quelli dell’influenza almeno nei prodromi e nelle prime manifestazioni. Quando parliamo di contagiati usiamo un termine improprio. Dovremmo parlare di soggetti positivi al test (quello di riferimento è ancora il tampone molecolare): ci sono i positivi che contagiano e i positivi che non contagiano. Se una persona è positiva, non vuol dire che si è ammalata. Non vuol dire che sia sintomatica e non vuol dire che sia contagiosa. Se una persona è asintomatica può essere tracciato solo durante la ricerca che si fa durante lo screening o durante il tracciamento dei cosiddetti contatti. Se una persona è asintomatica, non lo sa. Può sapere se è positivo da asintomatica solo se fa il test. Quindi è certo importante seguire la catena del contagio, ma oggi con il 95% di asintomatici in Italia ha senso inseguire e tracciare gli asintomatici?».

ANCHE ASINTOMATICI CON CARICA VIRALE ALTISSIMA
Su questo punto d’accordo anche Carlo La Vecchia, ordinario di Epidemiologia all’Università degli studi di Milano: misurare la carca virale diventa importante «per i pazienti a lungo positivi, dopo diversi tamponi ancora costretti a casa: valutandola si stabilisce se persiste il pericolo di contagio o meno». Anche se, aggiunge, «misurare la carica virale su vasta scala richiede ancora tecnologie sofisticate e costose. In più la moltiplicazione delle molecole Rna del virus varia da soggetto a soggetto; ad esempio, ci sono asintomatici con carica virale altissima. È quindi difficile, su base scientifica, correlare l’alta carica virale al numero dei ricoveri».

SIEROLOGICO TRADIZIONALE E PUNGIDITO: SOVRAPPONIBILITÀ AL 90%
La ricerca dell’Istituto Negri ha anche confermato la validità dei test sierologici pungidito. Ognuno dei volontari è stato sottoposto al sierologico con prelievo di sangue e poi con il pungidito: è emersa una sovrapponibilità quasi perfetta, oltre il 90%, in termini sia di specificità sia di sensibilità. «Il test di Prima Lab (società svizzera con cui il Negri non ha rapporti commerciali) è sostanzialmente sovrapponibile a quello venoso - dice Luca Perico, primo autore dello studio - Può essere considerato estremamente efficace e prezioso per identificare nel giro di dieci minuti soggetti venuti a contatto con il virus».

TRISTE PRIMATO PER BERGAMO
La stessa ricerca ha, però, portato alla luce il triste primato di Bergamo come la città più colpita al Mondo. Il 38,5% dei 423 volontari (133 ricercatori del Negri e 290 dipendenti della Brembo Spa) è risultato positivo al sierologico, e cioè ha sviluppato gli anticorpi al Covid-19. «Bergamo, quindi, si profila come una delle aree più colpite al mondo con una sieroprevalenza che supera le stime di New York (19,9%), Londra (17,5%) e Madrid (11,3%). Il campione dell’istituto dà una sieroprevalenza alta rispetto a quella certificata dall’Istat, al 24% per la Bergamasca, comunque la più alta d’Italia e, al momento, del mondo. Quel 38,5% rapportato alla popolazione bergamasca, calcola il Negri, equivarrebbe a 420 mila persone che hanno contratto il Covid, contro i 16mila contagiati che risultano alla Regione grazie ai tamponi. «Ciò indicherebbe che il 96% delle infezioni da Covid-19 non è stato rilevato dal sistema sanitario», conclude l’Istituto. La percentuale Istat del 24%, che corrisponde invece a circa 240mila bergamaschi che hanno contratto il virus, abbasserebbe la percentuale al 93,6% di contagi non tracciati.

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