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Quattro regioni rosse e due arancio: Conte disegna l'Italia dei divieti

Lombardia, Piemonte, Valle d'Aosta e Calabria quelle con le maggiori restrizioni. Fascia intermedia per Puglia e Sicilia. Tutto il resto del Paese con divieti più soft e coprifuoco alle 22. Ai ristoranti delle sei regioni a rischio resta solo il delivery e l'asporto. Misure in vigore da venerdì 6 novembre.

02 novembre 2020 | 12:03

Quattro regioni rosse e due arancio: Conte disegna l'Italia dei divieti

Lombardia, Piemonte, Valle d'Aosta e Calabria quelle con le maggiori restrizioni. Fascia intermedia per Puglia e Sicilia. Tutto il resto del Paese con divieti più soft e coprifuoco alle 22. Ai ristoranti delle sei regioni a rischio resta solo il delivery e l'asporto. Misure in vigore da venerdì 6 novembre.

02 novembre 2020 | 12:03

Altro giro, altra stretta. Nell'eterna e affannosa rincorsa al coronavirus, il governo ci riprova con un nuovo Decreto del presidente del consiglio dei ministri firmato nella notte di martedì. Le misure, che erano circolate tramite una bozza, sono state pensate per evitare di paralizzare il Paese: cioè niente lockdown rigido, ma un coprifuoco dalle 22 alle 5, e non dalle 21 come era stato ipotizzato inizialmente. Misure valide da venerdì 6 novembre al 3 dicembre. E tre diverse aree di rischio. Il tutto senza un accordo vero fra governo e Regioni che chiederanno un programma unico nazionale. Con la Lombardia capofila tra le "ribelli"

«Rispetto alle persone contagiate sale il numero degli asintomatici, diminuisce in percentuale il numero di persone ricoverate ma c'è l'alta probabilità che molte regioni superino le soglie delle terapie intensive e mediche», ha detto il premier Giuseppe Conte nella conferenza stampa serale in cui ha illustrato le misure del nuovo Dpcm.

«Se introducessimo misure uniche in tutta italia produrremmo un duplice effetto negativo, non adottare misure veramente efficaci dove c'è maggior rischio e imporremo misure irragionevolmente restrittive dove la situazione è meno grave». Su queste basi, ha proseguito il premier, «Abbiamo distinto la penisola in 3 aree: gialla, arancione e rossa. Ciascuna con proprie misure restrittive. Nell'area gialla rientrano Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Molise, Sardegna, Liguria, Marche, Toscana, Umbria, Veneto, province di Trento e di Bolzano. Puglia e Sicilia rientrano nell’area arancione. Le regioni dell’area rossa, ad alta criticità, sono Calabria, Lombardia Piemonte e Valle d’Aosta».

«Avrete notato - ha precisato Conte - che non ci sono regioni comprese in aree verdi. La pandemia corre ovunque e non ci sono territori che possono sottrarsi a queste nuovi regimi di misure restrittive».

Ristorazione chiusa del tutto nelle zone ad alto rischio
Brutte notizie per la ristorazione: nelle zone ad alto rischio contagio (le rosse, ma anche quelle arancioni) «sono sospese le attività di bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie, a esclusione delle mense e del catering continuativo su base contrattuale a condizione che vengano rispettai i protocolli o le linee guida diretti a prevenire o contenere il contagio».



Ok consegna a domicilio, asporto fino alle 22
Insomma cosa si potrà fare? Anche grazie alle pressioni della Fipe, la Federazione italiana pubblici esercizi, «resta consentita la sola ristorazione con consegna a domicilio nel rispetto delle norme igienico sanitarie sia per l'attività di confezionamento che di trasporto, nonché fino alle ore 22 la ristorazione con asporto, con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze».

La Coldiretti: colpiti 85mila locali, perdite per almeno 1,8 miliardi
Il nuovo Dpcm secondo la Coldiretti provocherà una perdita di fatturato di almeno 1,8 miliardi per colpa dell’effetto della chiusura per un intero mese degli oltre 85mila ristoranti, bar e pizzerie tra Lombardia, Piemonte e Calabria.
 
Aperture solo in aree di servizio, ospedali e aeroporti
«Restano comunque aperti gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande siti nelle aree di servizio e rifornimento carburante situate lungo le autostrade, negli ospedali e negli aeroporti, con obbligo di assicurare in ogni caso il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro».


Le nuove misure del Dpcm in arrivo - E ora lo chiamano lockdown light: modello tedesco contro la paralisi
Le nuove misure del Dpcm in arrivo

Spostamenti: vietati quelli in entrata o in uscita da zone a rischio
Vietato «ogni spostamento in entrata e in uscita dai territori» ad alto rischio Covid, «salvo che per gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute. Sono comunque consentiti gli spostamenti strettamente necessari ad assicurare lo svolgimento della didattica in presenza nei limiti n cui la stessa è consentita. È consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza», si legge nel testo.

«È vietato ogni spostamento con mezzi di trasporto pubblici o privati, in un Comune diverso da quello di residenza, domicilio o abitazione, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di studio, per motivi di salute, per situazioni di necessità o per svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi e non disponibili in tale Comune».

Trasporti: capienza massima al 50%
I mezzi pubblici del trasporto locale, finiti spesso nel mirino degli operatori della ristorazione perché indicati come il luogo dove si propagava il contagio, potranno essere pieni solo al 50%.


Bar e ristoranti potranno essere chiusi anche a pranzo nelle regioni considerate più a rischio - E ora lo chiamano lockdown light: modello tedesco contro la paralisi
Bar e ristoranti chiusi anche a pranzo nelle regioni considerate più a rischio

Scuola: 100% di didattica a distanza per le superiori
«Le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado adottano forme flessibili nell'organizzazione dell'attività didattica (...) in modo che il 100% delle attività sia svolta tramite il ricorso alla didattica digitale integrata».

«Resta salva la possibilità di svolgere attività in presenza qualora sia richiesto l’uso di laboratori o sia necessaria in ragione della situazione di disabilità dei soggetti convolti e in caso di disturbi specifici di apprendimento e di altri bisogni educativi speciali, garantendo comunque il collegamento on line con gli alunni della classe che sono in didattica digitale integrata, in modo che sia garantita una relazione educativa che realizzi l’effettiva inclusione».

«L’attività didattica ed educativa per il primo ciclo di istruzione e per i servizi educativi per l’infanzia continua a svolgersi in presenza, con uso obbligatorio di dispositivi di protezione delle vie respiratorie salvo che per i bambini di età inferiore ai sei anni e per i soggetti con patologie o disabilità incompatibili con l'uso della mascherina».

Il premier Giuseppe Conte in parlamento - E ora lo chiamano lockdown light: modello tedesco contro la paralisi
Il premier Giuseppe Conte in parlamento

Centri commerciali: chiusi nei weekend
«Nelle giornate festive e prefestive sono chiuse le medie e grandi strutture di vendita, nonché gli esercizi commerciali presenti all'interno dei centri commerciali e dei mercati. La chiusura non è disposta per farmacie, parafarmacie, presidi sanitari, e punti vendita di generi alimentari, tabacchi ed edicole», prevede il testo.

Parrucchieri: aperti anche nelle regioni rosse
Inizialmente parrucchieri, barbieri, estetisti sarebbero dovuti restare chiusi nelle zone rosse. Poi invece è arrivata una modifica nella notte, con il via libera all'apertura anche in quelle regioni che andranno in lockdown.

Negozi: attività sospese nelle zone ad alto rischio
Secondo le nuove norme, nelle zone ad alto rischio «sono sospese le attività commerciali al dettaglio, fatta eccezione per le attività di vendita di generi alimentari e di prima necessità (...), sia nell'ambito degli esercizi commerciali di vicinato, sia nell'ambito della media e grande distribuzione, anche ricompresi nei centri commerciali, purché sia consentito l'accesso alle sole predette attività».

«Sono chiusi, indipendentemente dalla tipologia di attività svolta, i mercati, salvo le attività dirette alla vendita di soli generi alimentari. Restano aperte le edicole, i tabaccai, le farmacie, le parafarmacie».

Tre aree diverse: decide il ministero della Salute
Previste dunque «tre aree di rischio», comunicate «con un’ordinanza del ministero della Salute». Non toccherà quindi alle Regioni decidere, scenario che aveva portato a uno scontro tra Conte e i governatori, che avevano fatto capire di non gradire questo scaricabarile. Il governo si assumerà la responsabilità dei provvedimenti al fianco delle giunte regionali. Ma come saranno divise le zone?

Andando per colori, l'Italia sarà o rossa, o arancione oppure gialla, a seconda della gravità della situazione. Inizialmente si era parlato di un'area verde al posto di quella gialla, ma al governo non piaceva il messaggio di "via libera" che dava la categoria cromatica. I parametri presi in considerazione saranno l'indice di replicabilità Rt del virus, la presenza di focolai e il numero di posti letti occupati negli ospedali. Ovviamente una zona gialla può diventare arancione e una arancione rossa, tramite monitoraggi settimanali.

Zona rossa: Lombardia, Piemonte, Calabria e Valle d'Aosta
Nella zona rossa, in cui sono state inserite Lombardia, Piemonte, Calabria e Valle d'Aosta sarà applicato un lockdown "light": aperte solamente le industrie e le scuole fino alla prima media. Nessuna serrata per i servizi essenziali, farmacie e supermercati saranno aperti al pubblico come a marzo. Uscite permesse solo con autocertificazione.

Zona arancione: Puglia e Sicilia
In area arancione inserite Puglia e Sicilia: ristoranti chiusi del tutto anche qui. Rischio Covid considerato intermedio.

Zona gialla: il resto d'Italia con le restrizioni nazionali
La zona gialla è quella con regole meno rigide, ma comunque più restrittive rispetto al decreto del 24 ottobre. Qui rientra il resto d'Italia.

Il No delle Regioni allo spezzatino 
Le Regioni però chiedevano l'adozione di misure nazionali uniche nel nuovo Dpcm. Avevano rilevato in un documento come la seconda ondata della pandemia stesse «colpendo in maniera generale tutto il territorio nazionale», ribadendo, pertanto, «la richiesta di univoche misure nazionali e, in via integrativa, provvedimenti più restrittivi di livello regionale e locale», si legge nel documento firmato dal presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini, stilato al termine del confronto tra governatori, inviato al governo.

Nel testo, i governatori chiedevano di «chiarire chi può e deve disporre la chiusura al pubblico di strade e piazze nei centri urbani». «Non appaiono chiare le procedure individuate e le modalità con le quali sono definite le aree e i territori a più alto livello di rischio e le modalità e le tempistiche con le quali viene declassificato il livello di rischio. A questo percorso di analisi dei dati, le singole Regioni e Province autonome devono poter partecipare, anche in considerazione della ricaduta delle misure sul rispettivo territorio», si legge ancora.

«È indispensabile che, contestualmente all'emanazione del Dpcm, vengano definite, attraverso un provvedimento di legge, l'ammontare delle risorse, unitamente a modalità e tempi di erogazione delle stesse, con le quali si procede al ristoro delle attività economiche che hanno subito limitazioni, sospensioni e o chiusure. Con il medesimo provvedimento è necessario introdurre meccanismi di sospensione dei tributi relativi agli anni fiscali 2020 e 2021 per le stesse attività economiche», affermano le Regioni.

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