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Vaccinazione e locali covid-free, il lasciapassare per ristoranti e teatri

Il tema del vaccino come una sorta di “passaporto” si sta imponendo all’attenzione pubblica. È una tutela per sé ma anche una garanzia verso gli altri. I locali covid-free potrebbero restare aperti in caso di una prossima “ondata”. Chi non vuole vaccinarsi non dovrebbe poter accedere, almeno fino a pandemia terminata.

di Alberto Lupini
direttore
28 dicembre 2020 | 16:48

Vaccinazione e locali covid-free, il lasciapassare per ristoranti e teatri

Il tema del vaccino come una sorta di “passaporto” si sta imponendo all’attenzione pubblica. È una tutela per sé ma anche una garanzia verso gli altri. I locali covid-free potrebbero restare aperti in caso di una prossima “ondata”. Chi non vuole vaccinarsi non dovrebbe poter accedere, almeno fino a pandemia terminata.

di Alberto Lupini
direttore
28 dicembre 2020 | 16:48

Prima è stata Ryanair che nella nuova pubblicità lascia intendere che l’aver fatto un vaccino anti-covid (basta una punturina…) aprirà la strada a poter viaggiare in tutto il mondo o quasi. Poi è arrivato il richiamo della sottosegretaria alla Sanità, Sandra Zampa, che ricorda come per molti dipendenti pubblici fare il vaccino sarebbe una sorta di prerequisito. Pensiamo al personale sanitario. O agli insegnanti che lavorano con giovani che possono andare a scuola solo se hanno fatto i vaccini obbligatori, fra cui ad esempio quello per il morbillo. Insomma, il tema del vaccino come passaporto-lasciapassare sta venendo fuori in tutta la sua realtà (a Los Angeles già da questa settimana si potrà dimostrare attraverso il proprio smartphone di aver fatto il vaccino).

Vaccinazione e locali covid-free Lasciapassare per ristoranti e teatri

Nessuno parla di obblighi, ma già il solo accennare che per alcune attività l’averlo fatto apre delle porte, lascia intendere come non si uscirà da questa crisi drammatica senza delle soluzioni radicali. E se il vaccino può essere l’arma che possiamo usare in questa guerra contro il covid, dovremmo usarla tutti, o almeno quanta più gente possibile.

Una cosa è certa: non possiamo pensare di poter sopravvivere fra lockdown o ridicole zone colorate. Dobbiamo uscire al più presto da questa pandemia. Abbiamo il diritto di recuperare una vita quasi normale ma, soprattutto, abbiamo il dovere di garantire che gli altri non debbano pagare errori o stupidaggini nostre.

L’essere vaccinati è un impegno che si fa verso la comunità ed è una garanzia per chi incontriamo, dai famigliari agli amici, dai colleghi di lavoro a chi non può vaccinarsi per ragioni di salute. Il distanziamento e le mascherine le dovremo tenere ancora per molto tempo, purtroppo. Ma il vaccino è anche una sorta di macchina del tempo per arrivare il prima possibile a riabbracciarci. Del resto coi vaccini studiati in anni in cui la scienza era molto arretrata abbiamo debellato vaiolo, tifo, pertosse o tubercolosi. Oggi abbiamo un’opportunità che anche stavolta deve essere colta da tutti, dai governanti agli emarginati.

E perché non considerare allora il vaccino come lo strumento per recuperare più in fretta tutto quello che possiamo avere perso finora? Ci vorranno ancora mesi, ma proviamo a pensare per tempo in termini di utilità per gli altri e per noi stessi. Se sappiamo che il personale di un ufficio aperto al pubblico o di una banca è tutto vaccinato, di sicuro ci andremmo volentieri. E lo stesso vale per una palestra dove i trainer e chi la frequenta sono vaccinati. Potrebbe esserci anche una terza o quarta ondata, ma gli ambienti covid-free a quel punto potrebbero essere tutti aperti.

Vaccinazione e locali covid-free Lasciapassare per ristoranti e teatri

Andando ancora un po’ oltre e considerando la volontarietà della vaccinazione, perché non lanciare la sfida degli esercizi pubblici, dei teatri e delle palestre (di tutte le attività che hanno pagato il prezzo più alto nei vari lockdown) quali luoghi sicuri e covid-free? Basterebbe che appena possibile (ci vogliono ovviamente dei mesi) tutto il personale fosse vaccinato e che lo siano pure i clienti che ci vogliono accedere. Ovviamente parliamo di una libera scelta per distinguersi sul mercato. Niente di più. Si tratta solo di avere un sistema di certificazione sicuro e che non funzioni come la banca dati dell’Inps o l’app per il cashback…

Certo ci sarebbe qualcuno che potrebbe restare fuori perché deve fare ancora il vaccino e quindi sarebbe solo una questione di tempo. E ci potrebbe anche essere chi il vaccino non lo vuole proprio fare, come c’è chi non vuole portare la mascherina o non vuole rispettare il distanziamento. In questo caso le porte dovrebbero restare chiuse per loro almeno fino a pandemia ufficialmente cancellata. Nessuno deve essere obbligato a vaccinarsi fino a pandemia terminata, ma non per questo può pretendere di essere inconsapevole portatore di contagio. Niente vaccino? Niente ristorante o cinema

Un'ipotesi che è un po' una provocazione, ma su cui in giornata ci sono state aperture anche da parte di alcuni Governatori, come Zaia e Fontana. Il Presidente del Veneto ha ad esempio detto che sarebbe utile avere un passaporto sanitario per poter prendere aerei o andare in hotel. E cosa ci sarebbe più sicuro di un vaccino?

I negazionisti, i complottisti o i no-vax possono fare quello che vogliono, ma la comunità ha il diritto di tutelarsi e di scegliere chi ammettere o meno a certi servizi non indispensabili o non fondamentali. E che nessuno parli di discriminazioni perché il confine fra la responsabilità e la libertà personale oggi è chiaramente tracciato dal dovere sociale di fermare la pandemia.

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