Quotidiano di enogastronomia, turismo, ristorazione e accoglienza
mercoledì 08 dicembre 2021 | aggiornato alle 13:54 | 80098 articoli in archivio

Dalla peste al Rinascimento La storia aiuta a vincere la sfida

A metà del '300 in Europa morirono 20 miloni di persone. Fu una delle più grandi pandemie di tutti i secoli e avviò la fine del Medioevo. Di fronte al nulla del Coranavirus, al massimo cambieremo Governo.

di Alberto Lupini
direttore
25 febbraio 2020 | 19:27

Dalla peste al Rinascimento La storia aiuta a vincere la sfida

A metà del '300 in Europa morirono 20 miloni di persone. Fu una delle più grandi pandemie di tutti i secoli e avviò la fine del Medioevo. Di fronte al nulla del Coranavirus, al massimo cambieremo Governo.

di Alberto Lupini
direttore
25 febbraio 2020 | 19:27

Tutto iniziò nel 1346 quando dal nord della Cina, probabilmente a causa di contagi da ratti e pulci, si diffuse quello che per secoli è stato un incubo, la quintessenza delle malattie pericolose: la peste nera. Un nome che sembra evocare il peggio in tante culture (il Demonio), ma da cui pure è germinato (proprio in Italia) un periodo straordinario come il Rinascimento. Altre volte la peste si era manifestata nel mondo, e lo sarà anche dopo, ma nessuna pandemia è passata alla storia per un impatto così drammatico. Tanto che se non sembrasse blasfemo si potrebbe dire che in Europa l'homo sapiens è come resuscitato dopo quell'esperienza.

La Primavera di Salvini - Dalla peste al Rinascimento La storia aiuta a vincere la sfida

La Primavera di Salvini (immagine tratta da Repubblica.it)

Attraverso la Siria, spinta dalle invasioni dei mongoli, in circa un anno la peste nera era arrivata dapprima in Sicilia e Genova e poi si era diffusa in tutta Europa. E questo in un mondo senza aerei o autostrade. Nel corso del 1347 colpì anche la città di Firenze devastandola. Nel 1348 la peste nera aveva infettato la Svizzera passando dai Grigioni e tutta la penisola italiana, risparmiando parzialmente Milano. L’epidemia arrivò in Francia e in Spagna e nel 1349 raggiunse l'Inghilterra, la Scozia e l'Irlanda. E già qui ci sarebbe da chiedersi come sia possibile che in tempi di globalizzazione solo l'Italia segnali oggi i casi più gravi di Coronavirus... E ancor di più si dovrebbe valutare come ancora oggi nella sola Italia ogni anno muoiono 50mila persone per malattie infettive, ma nessun telegiornale ha mai fatto l'apertura su questi casi e nessun quotidiano ci dedica la prima pagina. 

Ma torniamo alla peste nera. Solo nel 1353, dopo aver infettato tutta l'Europa, i focolai della malattia si ridussero fino a scomparire. Almeno un terzo della popolazione del continente ne era stata nel frattempo colpita e ci furono circa 20 milioni di vittime, tanto che si scese da 70 a 50 miloni di abitanti. La popolazione dell’Europa (a partire dagli italiani) era stata decimata.

Oltre alle devastanti conseguenze demografiche, la peste nera ebbe pealtro anche un forte impatto nella società del tempo. La popolazione in cerca di spiegazioni e rimedi arrivò talvolta a ritenere responsabili gli ebrei, che furono perseguitati. Erano gli untori, come qualcuno tenta di fare con i cinesi o qualche imbecille politico francese oggi con gli italiani del nord. Altri, in preda all'irrazionalità, attribuirono l'epidemia alla volontà di Dio e di conseguenza nacquero diversi movimenti religiosi che si colpevolizzavano, tipo i "flagellanti". Quasi che un Dio, di qualunque religione fosse, avesse mai bisogno dei ratti o delle pulci per punire i suoi fedeli peccatori.

Anche la cultura fu notevolmente influenzata dalla peste nera. Giovanni Boccaccio utilizzò come narratori nel suo Decameron dei giovani fiorentini che erano fuggiti dalla città appestata. Il soggetto della "danza macabra" è stato poi un un tema ricorrente delle rappresentazioni artistiche del secolo successivo, creando un filone artistico che è giunto fino a noi grazie ad esempio a personaggi come il premio Nobel Dario Fo.
 
Ma - e questo è forse l’aspetto più interessante - lo sconvolgimento epocale causato dalla peste, proprio per i suoi milioni di morti, creò di fatto le basi del Rinascimento, perchè il mondo doveva comunque ripartire. Dopo tanti orrori, a cominciare soprattutto da Firenze, anno dopo anno ci fu una ripresa generale della vita e della ricostruzione sociale. Dopo tanto dolore e tanti lutti ci si dedicò al bello, all’arte, contagiando prima tutta l'Italia e poi l'Europa. E a beneficiarne fu anche l’economia che si mise in moto ricercando nuovi modelli e nuovi mercati. Ma attenzione: venivamo da milioni di morti e non non certo dai nemmeno dieci decessi di oggi... Allora era di fatto iniziato il periodo che porterà in poco più di un secolo alla fine del Medioevo e all'avvio del Rinascimento. Da noi, al massimo, a Coronavirus archiviato, si assisterà alla fine del Governo Conte e alla nascita di un Governo Draghi o di un Governo Salvini.

Dalla peste al Rinascimento La storia aiuta a vincere la sfida
 
Dopo le pestilenze, con la popolazione quasi dimezzata, in molti centri furono anche i contadini ad avviare innovazioni che hanno portato alla nostra attuale ricchezza e varietà di materie prime. Per anni non ci fu più la necessità di produrre per sfamare la gente. I campi erano gli stessi, ma i consumatori meno. I contadini selezionavano quindi nuove varietà per avere più possibilità di vendita. Nacque il mercato basato sulla concorrenza. Un effetto moltiplicatore fu dato dalla presenza di tanti staterelli, ognuno dei quali specializzò il suo cavolo o la sua gallina... Come dire che la tragedia epocale della peste aveva sconvolto un mondo obbligandolo a cambiare. Oggi purtroppo il Coranavirus sta uccidendo l'economia e il nostro stile vita, e dovremo cercare soluzioni nuove. Soprattutto se, come ipotizzano alcuni, la pandemia di é diffusa grazie anche all'inquinamento dell'aria.

© Riproduzione riservata

 
Voglio ricevere le newsletter settimanali