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Sì all'ospedale da campo a Bergamo
Boccia: «Manderemo i medici»

Sì all'ospedale da campo a Bergamo 
Boccia: «Manderemo i medici»
Sì all'ospedale da campo a Bergamo Boccia: «Manderemo i medici»
Primo Piano del 19 marzo 2020 | 12:30

Dopo lo stop della Regione, inteviene il ministro delle Autonomie dichiarando che pur di realizzarlo un centinaio di medici da tutta Italia saranno mandati in Lombardia, per aiutare una struttura per la quale si era offerto come volontario anche Enrico Cerea di Da Vittorio. Intanto sul web una petizione per la realizzazione l'ospedale.

Dopo aver appreso dello stop da parte della Regione alla realizzazione di un ospedale da campo a Bergamo, la città oggi più colpita dall'epidemia, il ministro delle Autonomie Francesco Boccia è immediatamente intervento dichiarando senza mezzi termini: «Voglio essere chiaro, quella di Bergamo è una struttura necessaria e andrà realizzata». Un intervento che riaccenderà le polemiche a livello istituzionale dopo quelle fra Fontana e la Protezione civile. Il Ministro ha sottolineato che se il problema sta nel reperimento del personale medico-sanitario, per ovviare a questa carenza arriveranno nei prossimi giorni un centinaio di medici di tutte le regioni per rinforzare il sistema sanitario regionale.

Lavori interrotti, ma presto riprenderanno - Ospedale da campo, Boccia: «Va fatto, manderemo medici»
                              Lavori interrotti, ma presto riprenderanno alla fiera di Bergamo per realizzare un ospedale da campo degli alpini


L'intervento del Governo era atteso dai bergamaschi dopo che ieri sera la regione aveva posto un veto alla realzizazione di un ospedale da campo degli Alpini a Bergamo. La realizzazione avrevve dovuto fermarsi, rimanere in stand by, per la mancanza di personale sanitario, tra medici ed infermieri. Ad averlo deciso e comunicato era stata la stessa Regione Lombardia che aveva precedentemente chiesto agli Alpini di realizzarlo, che avevano accettato di buon grado. Scontata la reazione del sindaco di Bergamo (ricordiamolo, la provincia italiana più colpita dall'epidemia, seguita ormai a breve "distanza" da Brescia), che ha parlato di una vera e propria «doccia fredda» dopo «il via libera arrivato solo» il gionro prima.

Lo stop comunicato ai bergamaschi dal direttore della Protezione civile della Regione avrebbe potuto anche potuto essere  comprensibile, ma preoccupante allo stesso tempo, perché, aveva spiegato Giorgio Gori, «è segno di incertezza e confusione nella gestione di un'emergenza che richiede idee chiare e decisioni certe». Infatti, la Regione, dando inzaialmente il via all'operazione dell'ospedale da campo, aveva parlato di una procedura «assolutamente necessaria per dare respiro ai presidi ospedalieri bergamaschi travolti dall'emergenza Covid-19». E per Gori, di conseguenza, come per tutti i bergamaschi interessati direttamente nella realizzazione dell'ospedale, era scontato che «un ospedale da campo si potesse realizzare solo avendo certezza rispetto alla disponibilità del personale necessario e delle attrezzature mediche». Prosegue il sindaco: «Se questa certezza non c'era (e a leggere la comunicazione del direttore generale della Protezione civile della Regione si capisce che ancora non c'è) non si doveva far partire la macchina, mobilitare risorse, esporre i vertici nazionali della Protezione civile e le istituzioni locali». E con speranza aveva poi concluso: «Mi auguro vivamente che si tratti solo di uno stop temporaneo e che la soluzione si trovi nelle prossime ore».

Che poi, non solo i vertici della Protezione civile e le istituzioni locali si eran mosse. Era l'intera società civile bergamasca ad averci investito subito tutta se stessa. Un esempio? Quello di Enrico Cerea, socio Euro-Toques e chef tre stelle Michelin del ristorante Da Vittorio a Brusaporto (Bg), un faro della ristorazione non solo lombarda, ma italiana. Enrico "Chicco" Cerea aveva comunicato (prima dello stop): «Abbiamo deciso di contribuire attivamente all'organizzazione delle attività [dell'ospedale da campo], offrendoci volontari per la preparazione dei pasti». Un impegno talmente attivo da spingere lo chef tristellato a lanciare conseguenzialmente un appello, ai ristoratori bergamaschi e a tutto il mondo alimentare orobico e lombardo: «Tutti coloro che ne hanno la possbilità, dai ristoratori ai titolari di negozi o aziende di generi alimentari o affini, è gentilmente invitato ad offrire degli approvvigionamenti. Se pensi di poter essere d'aiuto, ti invitiamo ad inviare una email a cucineospedaledacampo@vicook.it». Così ha detto nel suo video caricato su Facebook. CLICCA QUI per il video dell'appello di Chicco Cerea. Ricordiamo che Cerea è anche uno dei firmatari della raccolta di fondi a favore dell'Ospedale Papa Giovanni XXIII.

Nella notte Laura Sarti, figlia dell'ex presidente provinciale degli Alpini, ha lanciato una petizione su change.org per spingere alla realizzazione dell'ospedale da campo scrivendo parole forti ma vere: «La mia città sta morendo... Bergamo sta morendo... Vogliamo l'ospedale da campo, abbiamo il diritto di non morire, vi prego aiutateci». CLICCA QUI  per la petizione.

La necessità di questa struttura è estremamente elevata. Lo dimostrano gli ospedali bergamaschi, a partire dal Papa Giovanni XXIII, che commenta: «Non ce la facciamo più ed è assolutamente necessaria una struttura che alleggerisca la pressione. Il progetto, ci è stato spiegato, è quello di luogo di cura sub-intensiva per circa 100 pazienti e di assistenza pre-dimissione per altrettanti». 

© Riproduzione riservata

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Alberto Lupini


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