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L'Italia intera in zona "arancione" Lombardia, ferme tutte le aziende?

Tutta Italia si è risvegliata oggi in zona arancione. La decisione è stata presa ieri sera con un Decreto del Premier Giuseppe Conte, che ha annunciato l'estensione delle severe misure restrittive imposte a Lombardia ed altre 14 province. L'assessore Giulio Gallera sta valuntando l'ipotesi di chiudere tutte le attività della Lombardia per 15 giorni.

di Federico Biffignandi
09 marzo 2020 | 21:42

L'Italia intera in zona "arancione" Lombardia, ferme tutte le aziende?

Tutta Italia si è risvegliata oggi in zona arancione. La decisione è stata presa ieri sera con un Decreto del Premier Giuseppe Conte, che ha annunciato l'estensione delle severe misure restrittive imposte a Lombardia ed altre 14 province. L'assessore Giulio Gallera sta valuntando l'ipotesi di chiudere tutte le attività della Lombardia per 15 giorni.

di Federico Biffignandi
09 marzo 2020 | 21:42

«Il futuro è nelle nostre mani e devono essere mani responsabili». Il Premier Giuseppe Conte con una conferenza stampa ufficiale ha annunciato la chiusura dell'Italia che da questo momento è in zona "arancione" da nord a sud. Per arancione intendiamo che è caldamente consigliato rimanere nelle proprie abitazioni ma che sono comunque consentiti gli spostamenti urgenti e non si fermeranno nemmeno i trasporti merci. Scuole di ogni ordine e grado chiuse fino al 3 aprile in tutta Italia. E in Lombardi aintanto si pensa si ensa di fermare ogni attività per arrestare la diffusione dle virus là dove è più presente.

L'Italia chiude Zona arancione da nord a sud

Il Premier Conte ha anche ufficializzato quanto deciso dal Coni e da tutte le federazioni sportive di fermare completamente lo sport a tutti i livelli fino al 3 aprile. Insomma, le decisioni e le restrizioni sono quelle previste per la Lombardia e le altre 14 province.

Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio conferma: «Il patrimonio di esperienza che ci restituisce anche il dato incoraggiante della zona rossa di Lodi, deve portarci a fare un sacrificio ulteriore in tutta Italia. Possiamo battere il virus. Ma ora servono regole ferree ovunque».

 
Il premier si era presentato in sala stampa da solo quasi a rimarcare quello che è senza dubbio l'annuncio più drammatico della sua esperienza di governo: «Abbiamo adottato una nuova decisione che si basa su un presupposto: tempo non ce n'è -  scandisce - i numeri ci dicono che stiamo avendo una crescita importante dei contagi, delle persone ricoverate in terapia intensiva e subintensiva e ahimè anche delle persone decedute. La nostre abitudini quindi vanno cambiate. Vanno cambiate ora. Ho deciso di adottare subito misure ancora più stringenti, più forti». 
 
Come già in Lombardia e nelle 14 province del nord, gli spostamenti delle persone sono vietati se non per comprovati motivi di salute, di necessità o di lavoro. «Sono pienamente consapevole della gravità e della responsabilità - spiega Conte - non possiamo permetterci di abbassare la guardia. Questo è il momento della responsabilità e tutti l'abbiamo. Voi cittadini tutti con me. La decisione giusta oggi è di restare a casa. Il futuro nostro è nelle nostre mani».

Le nuove misure sono state definite insieme ai presidenti di regione il premier aveva informato il Quirinale e le opposizioni che avevano sollecitato provvedimenti urgenti. «Aggiungiamo anche il divieto degli assembramenti all'aperto e in locali aperti al pubblico", ha detto il presidente del Consiglio. In tutta Italia, bar e ristoranti chiuderanno alle 18».

E mentre tante attività commerciali (soprattutto tra i locali pubblici) hanno deciso comunque di abbassare completamente le serrande fino al 3 aprile, c'è chi oggi - come l'assessore alla Sanità della Regione Lombardia, Giulio Gallera - parla addirittua di un fermo totale anche a quelle attività che oggi producono più o meno regolarmente: «In Lombardia valutiamo lo stop a trasporti e fabbriche, altri 15 giorni così non li reggiamo», ha detto riferendosi alla situazione sanitaria all'interno degli ospedali della regione

A fare spingere per questa decisione drastica  il fatto che in Italia oggi c'erano stati 1598 nuovi contagiati, spingendo sempre più in alto la tendenza dell'epidemia. 

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