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di Federico Biffignandi
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Anpi in piazza il 25 aprile
Allora riaprano anche le Messe

Anpi in piazza il 25 aprile 
Allora riaprano anche le Messe
Anpi in piazza il 25 aprile Allora riaprano anche le Messe
Pubblicato il 24 aprile 2020 | 19:14

Il Governo ha concesso all’Associazione nazionale partigiani d’Italia di partecipare alle celebrazioni per la Festa della Liberazione. Ma con quale responsabilità ci si prende questo rischio?.

Dopo un botta e risposta nemmeno troppo accentuato e a stretto giro di posta, Palazzo Chigi ha concesso l’Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) di partecipare alle celebrazioni per la giornate del 25 aprile. La prima comunicazione firmata dal Governo lasciava intendere che le consuete cerimonie si sarebbero svolte in ogni caso, ma che la partecipazione di persone “esterne” che non facessero parte delle istituzioni non avrebbero potuto prendervi parte. Il motivo? Ovviamente la tutela della salute di tutti, evitando assembramenti.

Sergio Mattarella alle celebrazioni dell'anno scorso - Anpi in piazza il 25 aprile Allora riaprano anche le Messe
Sergio Mattarella alle celebrazioni dell'anno scorso

Adirati, i vertici dell’Anpi hanno provveduto a scrivere una propria nota ufficiale di protesta: “Incredulità e rammarico per un atto di indifferenza e scortesia del governo Conte, che mai si sarebbero aspettati. Nella giornata del 25 aprile, al mattino, in moltissime città e paesi italiani sono previste celebrazioni con la deposizione di un fiore o di una corona al monumento o altro luogo significativo della Resistenza locale. Ebbene, quest'anno sarà impedito al rappresentante dell'Anpi o di altra organizzazione partigiana o resistenziale, di deporre quel fiore. Potranno farlo soltanto i signori prefetto e questore e, ma non è ancora chiaro, il sindaco. Tutto ciò - prosegue il testo - è semplicemente inaccettabile". Con la sfida finale: "In ogni caso invitiamo i locali presidenti dell'Anpi o loro rappresentanti, nella misura di una sola persona, a partecipare alle celebrazioni del 25 aprile".

Da qui la risposta dello stesso Governo. "Con riferimento al comunicato dell'Associazione nazionale partigiani d'Italia si precisa che la circolare inviata dalla Presidenza del Consiglio non esclude in alcun modo l'Anpi dalle celebrazioni del 25 aprile. La circolare è indirizzata alle sole autorità pubbliche e, in ragione dei provvedimenti restrittivi legati al Covid-19, intende semplicemente limitare la partecipazione delle autorità ed escludere assembramenti". E' quanto si legge in una nota di Palazzo Chigi. "Le associazioni partigiane e combattentistiche potranno quindi partecipare alle celebrazioni per il 75esmimo anniversario della Liberazione, naturalmente in forme compatibili con l'attuale situazione di emergenza. Saranno date ulteriori indicazioni in tal senso ai prefetti con la consapevolezza del valore che questo anniversario ricopre per l'Italia e dell'importanza di difendere la memoria democratica del Paese"

Senza cadere in facili schermaglie ideologiche e politiche (cosa già ampiamente avvenuta come ogni 25 aprile) va comunque fatta una riflessione.

La premessa è che una festa nazionale di tale caratura non deve mai passare inosservata perché l’Italia di oggi si fonda su quella liberazione dal fascismo festeggiata ogni anno da 75 anni. Ma la situazione in cui versa quella stessa Italia oggi richiede misure e decisioni eccezionali che vanno al di là di ogni retorica.

Anche perché se è vero che si può concedere una deroga per una festa simile allora bisognerebbe concederla per numerosi altri motivi. Il primo confronto viene da farlo con le celebrazioni religiose: perché a Messa no, ma alle celebrazioni del 25 aprile sì? Condizioni oggettive differenti forse, è vero, ma il principio è il medesimo. Se è vero che la Messa domenicale (o quotidiana) sarebbe un reiterarsi del rischio allora prendiamo come esempio Pasqua: perché nessuno ha concesso deroghe per Pasqua, la principale festa del calendario liturgico cristiano?

Sempre per rimanere in ambito religioso, l’Anpi rivendica il diritto di depositare un fiore sui monumenti dei caduti ritenendo quasi offensivo un impedimento. E cosa dovrebbero dire allora i parenti delle vittime del Covid-19 che non solo non hanno potuto fare un funerale al proprio caro, ma neanche hanno potuto vederlo un’ultima volta anche solo in un letto d’ospedale?

E poi: chi ha vissuto in prima persona quel 25 aprile? Ultraottantenni, ormai l’età media è questa e le unità si sono drasticamente ridotte anche a causa proprio del coronavirus. Con quale responsabilità si lascia che persone ad altissimo rischio di contagio (grave) scendano in piazza? Se basta alzare la voce per ottenere qualcosa, allora ammettiamo di essere i soliti italiani caciaroni.

© Riproduzione riservata


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Alberto Lupini


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