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di Federico Biffignandi
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Emilia Romagna, si balla in spiaggia
Roma chiude le piazze della movida

Emilia Romagna, si balla in spiaggia 
Roma chiude le piazze della movida
Emilia Romagna, si balla in spiaggia Roma chiude le piazze della movida
Pubblicato il 30 giugno 2020 | 10:59

Proseguono le ordinanze a macchia di leopardo tra chi apre ai balli sulle spiagge come l’Emilia Romagna e chi, come la Lombardia, mantiene l’obbligo delle mascherine, ma apre le discoteche.

Le ordinanze regionali proseguono nel loro valzer di ordini, contrordini, scelte che appaiono spesso incoerenti tra curve dei contagi che sembrano crollare e esperti che invitano ancora alla prudenza, ma non proprio tutti. L’ultimo in ordine di tempo è stato Massimo Andreoni, virologo del Policlinico Tor Vergata di Roma e direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive che a La Stampa ha detto: «Si discute molto se il virus sia un po' più buono o se sia diventato anche meno aggressivo. È comunque fondamentale che noi tutti continuiamo a mantenere alta l'attenzione». Sta di fatto che l’Italia in un modo o nell’altro sta riprendendo a velocità diverse da nord a sud, che potrebbe essere anche una scelta giusta considerando che i contagi sono differenti, ma all'interno delle regioni sembra comunque mancare una linea retta e precisa. Il settore del divertimento è tra quelli che più di tutti vive di scelte regionali molto diverse tra di loro. A Roma, ad esempio, si sta discutendo su come arginare la movida. In Emilia Romagna, dopo la riapertura delle discoteche, ora dovrebbe arrivare il via libera ai balli in spiaggia. La Lombardia ha annunciato la riapertura delle discoteche per il 10 luglio, ma fino a metà di quel mese saranno obbligatorie le mascherine anche all’aperto, mentre il Veneto - ad esempio - le ha tolte già da settimane ma annuncia 22 focolai.

Ordinanze a macchia di leopardo in tutta Italia - Emilia Romagna, si balla in spiaggia Roma chiude le piazze della movida
Ordinanze a macchia di leopardo in tutta Italia

La situazione di Roma
A Roma la movida fa arrabbiare molti cittadini come in altre città d'Italia già da settimane. Gli assembramenti nei locali e fuori dai locali ormai non si contano più e i ragazzi che trascorrono serate in compagnia “dimenticandosi” la mascherina sono la stragrande maggioranza. E quindi, che fare? I vigili urbani sono stati costretti a chiudere temporaneamente al transito alcune delle piazze simbolo della movida della Capitale: dalle scalinate di piazza Trilussa e la Scalea del Tamburino a Trastevere fino a piazza Bologna e largo degli Osci, la “piazzetta” di San Lorenzo. Nel corso di questo fine settimana sono stati oltre 4mila i controlli da parte degli agenti della polizia locale e 70 sono state le sanzioni elevate per vendita e consumo di alcolici oltre l'orario consentito. Per quanto riguarda la sicurezza stradale sono state circa 600 le infrazioni rilevate dai vigili, con oltre settanta automobili rimosse perché parcheggiate in sosta irregolare. Proprio la chiusura temporanea delle piazze sembra essere la scelta migliore e più efficace secondo l’amministrazione, ma i locali ovviamente insorgono perché questo toglierebbe clientela che in questo momento è più preziosa che mai. E poi, siamo sicuri che chiudere intere aree cittadine sia una soluzione strutturale e a lungo termine?

Secondo Claudio Pica, presidente Fiepet-Confesercenti Roma, la soluzione è che i locali - a loro volta contro alla movida da assembramento - assumano vigilanza private che monitori l’ordine pubblico. «Chiediamo che si apra un tavolo tra Prefettura e Campidoglio - ha detto al Messaggero - per capire come evitare casi di movida selvaggia. Intanto ci confronteremo tra colleghi». Sulla stessa lunghezza d’onda Luciano Sbraga, direttore della Fipe di Roma: «Stiamo valutando l’ipotesi delle guardie private - ha spiegato al Messaggero - ma la movida selvaggia si contrasta con un maggior dispiego di forze dell’ordine e consentendo la vendita di alcolici solo ai locali con regolare licenza di somministrazione perché se loro sgarrano possono vedersi sospendere la licenza».

Controlli a Roma per la movida selvaggia - Emilia Romagna, si balla in spiaggia Roma chiude le piazze della movida
Controlli a Roma per la movida selvaggia

La situazione in Emilia Romagna
Come abbiamo già avuto modo di raccontare, la patria del divertimento italiano è stata tra le prime a riaprire le discoteche con tutte le norme previste per l’anti contagio. La partenza è stata discreta, nell’ultimo weekend è andata molto meglio soprattutto sulle spiagge ed è proprio sul divertimento in spiaggia che si sta lavorando. L’assessore regionale al Turismo Andrea Corsini spiega che a giorni potrebbe entrare in vigore una nuova ordinanza che consentirebbe il ballo in spiaggia. Il mondo del divertimento romagnolo sorride e così anche quello del turismo che ne trae notevole giovamento. Secondo quanto riporta il Corriere Romagna Rimini nei giorni scorsi è avvenuto un incontro tra i gestori dei locali e il presidente della Regione, Stefano Bonaccini dove si è discusso delle rigide norme previste per le discoteche (come la distanza di due metri in pista). Si è chiesto un alleggerimento delle norme e c’è stata un’apertura, ma tutto dipenderà come sempre dall’andamento dei contagi.

Spiagge romagnole, via ai balli - Emilia Romagna, si balla in spiaggia Roma chiude le piazze della movida
Spiagge romagnole, via ai balli

E la Lombardia?
Almeno fino al 14 luglio in Lombardia chi è all'aperto avrà l'obbligo di indossare la mascherina. E sui luoghi di lavoro dovrà essere misurata la temperatura ai dipendenti. Lo prevede la nuova ordinanza firmata dal presidente della Regione Attilio Fontana, che entrerà in vigore dal primo luglio e che permette dal 10 luglio l'apertura di discoteche e sale da ballo. Dallo stesso giorno saranno consentiti anche gli sport da contatto. Via libera dunque anche al calcetto da quella data. «Nonostante il fastidio della mascherina, soprattutto con il caldo di luglio, sono dell'idea che occorra proseguire con il suo mantenimento sino al 14 luglio», ha anticipato il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana su Facebook. «Fa caldo, molto caldo, ma il parere dei virologi è ancora di mantenere le precauzioni anti contagio, prima fra tutte, l'uso della mascherina. Nonostante il fastidio della mascherina, soprattutto con il caldo di luglio, sono dell'idea che occorra proseguire con il suo mantenimento sino al 14 luglio. Come vedete anch'io la indosso, non senza sacrificio». Eppure è chiaro che ormai in pochissimi stiano rispettando l’utilizzo delle protezioni. Certo, questa non è una giustificazione, ma a supporto ci sono numeri che parlano piuttosto chiaro e ostentarsi a obbligare le persone alla mascherina all’aperto senza essere ascoltati a questo punto risulta un po’ paradossale.

Attilio Fontana - Emilia Romagna, si balla in spiaggia Roma chiude le piazze della movida
Attilio Fontana

Il parere degli esperti
Intanto gli esperti continuano a riflettere sull’andamento del virus: «Ci sono almeno tre dati da ricordare - ha detto Massimo Andreoni - il primo dato è che il virus sta ancora circolando e il caso di Mondragone è quello più eclatante. Il secondo dato è che nei mezzi di trasporto il rischio di contaminazione è più alto: si sta molte ore insieme, in situazioni di stretta vicinanza, e non sempre con la mascherina e prendendo tutte le precauzioni necessarie. Questo è un periodo in cui riprendono i grandi spostamenti, da regione a regione e anche da nazione a nazione, e quindi i pericoli aumentano. Il terzo dato è che il virus sta creando, di nuovo, molti problemi in molte aree del mondo, dal Brasile agli Stati Uniti. Molti pensano al caso degli aerei, dove il distanziamento è stato eliminato, ma si tratta di una condizione diversa. Sugli aerei, infatti, i sistemi di aerazione sono molti efficaci, mentre sui treni non sono altrettanto sofisticati. Là la deroga è possibile, sui treni non è consigliabile: è meglio pensare di organizzare un secondo treno, anziché affollarne uno soltanto».

«Il punto - prosegue - è che stiamo vivendo un momento delicatissimo: stiamo cercando di capire se le attuali misure di contenimento siano sufficienti, mentre si è decisa la riapertura di tante attività, a cominciare dai bar ai ristoranti. Adesso sovrapporre ulteriori misure di "apertura" a quelle già esistenti mi sembra, oggettivamente, voler rischiare tutto. Troppo. Se la situazione dovesse aggravarsi, con i contagi che ripartono, si ritornerebbe indietro, vanificando gli sforzi fatti finora. Dobbiamo, invece, saper fare delle scelte e riconoscere che esistono delle priorità, legate alla salute di noi tutti. Abbiamo dovuto chiudere le scuole e chiudere anche le università, rinunciare agli esami di maturità come li conoscevamo, e di conseguenza possiamo esercitare la prudenza sui treni».

Alla domanda sulla recrudescenza di nuove infezioni e sulla possibilità di un altro lockdown, Paolo Bonanni, esperto di Sanità Pubblica e professore ordinario di Igiene all'Università di Firenze ha risposto: «Bisogna capire quanto crescono i casi, se siamo capaci di contenerli là dove si manifestano, non sarà necessario bloccare di nuovo tutte le attività con un lockdown generalizzato. È cruciale valutare la velocità con cui i focolai si diffonderanno. Non credo ci troveremo nella stessa situazione di marzo. Bisogna fare piccole zone rosse circoscritte: meglio piccoli blocchi locali rispetto a un blocco generalizzato. Per una volta cerchiamo di investire in prevenzione in Italia e dotiamoci delle forze umane necessarie per tempo».

© Riproduzione riservata

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Alberto Lupini


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