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Nuove priorità e modello unificato. Il piano vaccinale tenta il rilancio

La bozza concordata da ministero della Salute, Iss, enti sanitari locali e agenzia del farmaco partirà dagli over 80 per giungere a scaglioni fino agli under 60. Confermata l'apertura alla somministrazione in azienda

11 marzo 2021 | 15:07

Nuove priorità e modello unificato. Il piano vaccinale tenta il rilancio

La bozza concordata da ministero della Salute, Iss, enti sanitari locali e agenzia del farmaco partirà dagli over 80 per giungere a scaglioni fino agli under 60. Confermata l'apertura alla somministrazione in azienda

11 marzo 2021 | 15:07

La priorità spetta ancora agli over 80 e ad alcune categorie professionali, ma la campagna di vaccinazione riprende con nuovo slancio dopo l'aggiornamento del piano di somministrazione delle dosi. Secondo la bozza di accordo trovato fra ministero della Salute, comissario straordinario, Istituto superiore di sanità (Iss), Agenas (l'agenzia nazionale dei servizi sanitari regionali) e Aifa (l'agenzia del farmaco) dopo le categorie più esposte al rischio contagio si dovrebbe aprire a ulteriori 5 profili: persone a elevata fragilità (come una grave disabilità), persone fra 70 e 79 anni, quelle fra i 60 e i 69 anni, cittadini con comorbidità sotto i 60 anni e persone soto i 60 anni.

Si riprarte dagli over 80 e si segue un criterio per età - Nuove priorità e modello unificatoIl piano vaccinale tenta il rilancio
Si riprarte dagli over 80 e si segue un criterio per età

Le altre novità
Detto del criterio delle vaccinazioni per fasce d'età ed eventuali fragilità degliindividui, viene meno la differenziazione di procedura a livello regionale. Allo stesso modo, almeno nei comuni con più di 50mila abitanti, sarà installato un centro vaccinale ad hoc che potrà trovare posto in piazzali delle stazioni, parcheggi dei centri commerciali, centri congressi, palazzetti dello sport, stadi. I drive through della Difesa utilizzati finora per fare i tamponi saranno riconvertiti come centri vaccinali. Per raggiungere i centri isolati, invece, saranno utilizzati almeno 150 nuclei vaccinali mobili, sempre della Difesa, che di fatto organizzeranno giornate di vaccinazione mirate nelle zone più difficile da raggiungere.

Per proteggere il maggior numero di persone, inoltre, è stato pensato di ritardare il richiamo. Un problema che non si pone per il vaccino mono-somministrazione Johnson & Johnson, che ancora attende però il via libera dall’Ema. Gli altri due vaccini finora autorizzati, Pfizer BioNTech e Moderna, hanno il richiamo dopo soli 21 giorni. Mentre per AstraZeneca il periodo di intervallo più lungo, fino a 12 settimane.


Il piano vaccini si estende anche alle aziende
«Qualora le dosi di vaccino disponibili lo permettano sarà possibile vaccinare all'interno dei posti di lavoro, a prescindere dall'età, fatto salvo che la vaccinazione venga realizzata in sede, da parte di sanitari ivi disponibili, al fine di realizzare un notevole guadagno in termini di tempestività, efficacia e livello di adesione», emerge dal testo della bozza a conferma di quanto già trapelato nei giorni scorsi e che aveva trovato il pieno appoggio di Confindustria.                           

L'attesa per le nuove strette
Il piano vaccinale deve comunque andare di pari passo con l'evoluzione della situazione epidemiologica. Dopo la cabina di regia di ieri, si attendono novità dalla Conferenza Stato-Regioni di oggi. «Nei prossimi giorni potrà essere necessaria qualche stretta in più dove i contagi corrono di più o per delle giornate in cui il rischio di esposizione può essere maggiore ma bisogna aspettare i dati della cabina di regia. Bisogna però non comunicare all'ultimo momento le variazioni e lasciare il tempo alle persone per organizzarsi: non vi sarà una chiusura dall'oggi al domani, ma ci sarà il tempo per la preparazione», ha affermato il viceministro alla Sanità, Pierpaolo Sileri. Lo stessi ha affermato che «all'inizio dell'estate i due terzi della popolazione avranno ricevuto la prima dose di vaccino e per ottobre due terzi della popolazione avrà ricevuto anche la seconda». 

Toti: mancano gli infermieri per le iniezioni
«Se arrivassero tutti i vaccini che ci hanno promesso i contratti non saremmo in grado di somministrarli perché abbiamo sbagliato la programmazione», ha denunciato Giovanni Toti, presidente della Regione Liguaria su La7. Una denuncia che ha un bersaglio preciso: «L'Europa ha sbagliato moltissimo, ma quanto abbiamo sbagliato noi nel decretare tre diverse tipologie di uso di AstraZeneca che avevamo già in mano nelle ultime tre settimane? I piani vaccinali delle Regioni sono stati fatti e disfatti tre volte. Non abbiamo infermieri per fare i vaccini, non aver pensato di allargare le professioni sanitarie che possono mettere un ago nella spalla, è un altro errore».

«Dal Governo Draghi noi ci aspettavamo un cambiamento di rotta, se poi abbiamo i Dpcm come Conte ...», ha continuato Toti lanciando il paragone con il precedente esecutivo e le promesse di un cambio di metodo che per ora stenta a lasciare il segno. «Quel che dirà Draghi domani è ci già stato annunciato - ha aggiunto Toti - Sappiamo che chiuderemo a Pasqua, sappiamo delle zone rosse, francamente la discontinuità non la vedo: do il beneficio a Draghi che è arrivato da dieci giorni, ma per quanto sia capace, bravo e autorevole, dovrà prendere contezza del mondo che lo circonda».

In risposta alla denuncia di Toti, la bozza del nuovo piano vaccinale prevede di allargare la platea dei potenziali vaccinatori. Grazie a un accordo specifico sono stati arruolati gli oltre 60mila odontoiatri italiani che si aggiungono ai 40mila specializzandi e ai 60mila medici di famiglia e pediatri sul territorio. Una pattuglia che dovrebbe presto accogliere ache gli infermieri e farmacisti (che tuttavia necessitano la supervisione di un medico). 

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