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Si riparte, ma in ordine sparso
Niente "patentino" per la Sardegna

Si riparte, ma in ordine sparso 
Niente
Si riparte, ma in ordine sparso Niente "patentino" per la Sardegna
Pubblicato il 02 giugno 2020 | 16:35

Nessun nuovo decreto e libertà alle Regioni di ecidere cosa fare. La Sardegna si accontenterà di una dichiarazione dei turisti. I soldi europei per salvare l'economia ci saranno solo con progetti seri e credibili.

Ora si riparte tutti insieme senza alcun nuovo Dpcm, quello in vigore già prevede la fine dei divieti il 3 giugno. C'è chi annuncia controlli in stazioni e aeroporti con il contact tracing che ancora non c'è, chi chiederà un'autocertificazione, chi pensa ad un bonus per chi si sottoporrà ai test sierologici, chi lancia la App regionale, tutto rigorosamente su base volontaria: con l'avvicinarsi della fine dei divieti di spostamento e la possibilità di circolare liberamente in tutta Italia, le Regioni continuano a procedere in ordine sparso per cercare di limitare il rischio di nuovi contagi nei propri territori. Fra le novità la Sardegna che rinuncia al patentino di salute e si accontenta di un attestato di buona salute autocertificato.

Si riparte, ma in ordine sparso La Sardegna rinucia al passaporto

Boccia: Ora sostegno dell'economia
«Ora è il momento della protezione dell'economia e dei posti di lavoro, sapendo che salute e vita vengono sempre prima di tutto. Stiamo mettendo insieme tutte le nostre forze». Lo ha detto il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia. «Gli italiani - ha aggiunto il ministro - hanno dimostrato già di avere un grande senso di responsabilità e sono sicuro che andrà così anche questa estate. Ora inizia la fase della vita in questa nuova normalità e dobbiamo affrontarla esattamente come abbiamo affrontato la vita al tempo del lockdown. Non eravamo preparati ad una chiusura così forte, dura e sofferta come quella che abbiamo vissuto, però ce l'abbiamo fatta e ora inizia una fase ancora più complessa. Bisogna aiutare - ha concluso - soprattutto chi ha sulle spalle attività economiche e posti di lavoro?».

Soldi dall'Europa solo con progetti seri
Quel che serve, però, al di là delle tante chiacchere dei politici, sono investimenti seri nell’economia, ma per fare questo occorre avere progetti validi e inattaccabili. Questa è la vera e unica condizione per avere soldi dall’Unione europea. Lo ha chiarito il vice presidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, nel corso di un'intervista al quotidiano tedesco 'Die Welt': gli Stati dell'Ue che vogliono ricevere i soldi del Recovery Fund devono presentare dei piani di riforme e investimenti da usare per stimolare la crescita e rendere le loro economie più resilienti alle crisi. «Se non ci sono riforme, il denaro non fluirà. Questa è una conseguenza logica e avviene già per molti programmi europei - ha dichiarato Dombrovskis, secondo il quale - se i paesi non promuovono i loro progetti di riforma o non investono, non possiamo finanziare questi progetti dal bilancio dell'Ue. In effetti, i fondi sono distribuiti in tranche e arrivano solo quando sono stati raggiunti determinati obiettivi di riforma o sono state completate determinate fasi di investimento», ha aggiunto.

Zaia pensa al rilancio del turismo
Prosegue intanto il dibattito e il confronto in ordine sparso fra le regioni. «Scriverò a Stefano Bonaccini per chiedere che ci sia una presa di posizione comune di tutte le Regioni sul trasporto pubblico locale - ha detto ad esempio Luca Zaia, Governatore del Veneto, rilevando che sulla mobilità - siamo convinti che se in automobile si gira in quattro o cinque con la mascherina, se non sei convivente, al ristorante idem nei mezzi pubblici bisogna tornare alle capienze originarie. È inutile vivere di romanticismo su queste cose - ha sottolineato - perché treni non ce ne sono a sufficienza per il fabbisogno richiesto e così vale per tutto il trasporto pubblico. Abbiamo un progetto di promozione turistica legato al rilancio da emergenza Covid-19, lo presenteremo, lo ritengo innovativo tenendo presente che ci sarà 'mischia' al centro perché tutti correranno per proporre la loro offerta. Noi cercheremo di fare qualcosa di speciale - ha rilevato Zaia - dopo di che ci deve essere qualche cosa a livello nazionale con una proposta strutturata: ad oggi però non si è visto nulla. Come presidenti di Regione - ha aggiunto - non siamo informati di progetti, speriamo che tutto non riduca a qualche manifesto in giro per gli aeroporti perché non servirebbe a nulla».

De Luca: priorità al lavoro
«Celebriamo oggi l'unità nazionale all'insegna delle parole importanti pronunciate dal presidente della Repubblica - ha detto il presidente della Giunta regionale della Campania, Vincenzo De Luca - Da domani, per decisione del Governo, parte la mobilità su tutto il territorio nazionale, al di là di talune riserve espresse. Cercheremo di adottare, con equilibrio e serenità, misure di prevenzione a tutela delle nostre comunità. Ma, una volta presa la decisione, si va avanti. Occorre fare in modo che questa nuova fase sia un'occasione per far crescere i valori di unità e solidarietà nazionale, di impegno totale per il rilancio dell'economia e del lavoro, per il sostegno a chi è stato duramente colpito dalla crisi in corso».

La Puglia vuole una sua app...«Stiamo pensando, e lo dovrò decidere oggi pomeriggio, se oltre alla app Immuni chiedere sempre liberamente a tutti quelli che arrivano in Puglia, per qualunque ragione, di segnalare comunque la loro presenza e in qualche modo di appuntare i propri contatti, in modo tale che se necessario possiamo ricostruirli più facilmente e più velocemente», ha spiegato il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano. Alla domanda se sia preoccupato per la riapertura tra regioni, Emiliano ha detto "no", spiegando che la Regione Puglia sta valutando se prevedere la segnalazione per chi arriva e annunciando che «stiamo preparando anche noi un piccolo sito. È la funzione - ha precisato - che ha avuto la famosa ordinanza di quarantena: se quasi 60mila persone hanno rispettato quella ordinanza - ha detto il presidente - lo hanno fatto per responsabilità. Le loro dichiarazioni sul sito della Regione sono state preziosissime per individuare molti contagiati, più di 200, e nell'ultimo periodo addirittura ne abbiamo trovati un paio derivanti dalle dichiarazioni che avevano fatto sul sito che avevano suscitato la curiosità dei dipartimenti di prevenzione, uno proveniente da Milano e uno da Bergamo, asintomatici ma positivi».

La Sardegna rinuncia al patentino sanitario
«Da domani ci sarà un cambio di passo. La Sardegna è pronta ad accogliere migliaia di turisti per questa stagione, ma anche per il resto dell'anno. Penso alle coste e all'entroterra. Quest'isola di può vivere tutto l'anno». Ricalcando le parole e gli inviti del presidente della Regione, Christian Solinas, il coordinatore della Lega Eugenio Zoffili, lancia un messaggio a Cagliari a margine del flash mod del centrodestra, a proposito della riapertura della mobilità tra regioni prevista da domani. E conferma che la Regione sta lavorando a un piano B alternativo alla proposta dell'attestazione di negatività (dopo un test sierologico per il Covid-19) da chiedere a chi arriva in Sardegna. Sulla bocciatura del governo per il certificato di negatività su cui si è battuta fino all'ultimo la Regione e, in particolare, il presidente Solinas, Zoffili chiarisce: «In queste ore si sta lavorando al piano B che consisterà in una semplice registrazione, ma anche in un bonus per chi, a titolo volontario, arriverà qui, mostrando il certificato di negatività». Alessandra Zedda, vicepresidente della Regione ed esponente di Forza Italia, ritiene che con oggi ci sia stato un importante chiarimento, con una riapertura della mobilità nazionale. «In queste ultime ore si definirà se saranno abilitati dei test volontari - aggiunge Zedda - Il messaggio è comunque di prenotare in Sardegna perché siamo aperti e produttivi». Antonella Zedda, coordinatrice regionale di Fratelli d'Italia, si dice però delusa per quanto avvenuto sul passaporto sanitario:  «Se ogni regione avesse avuto l'input dal nazionale per consentire anche alle farmacie di fare i test sierologici, tutti gli italiani avrebbero viaggiato con più serenità».




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