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di Alberto Lupini
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Per salvare gli ulivi e l’olio
serve la scienza

Per salvare gli ulivi e l’olio 
serve la scienza
Per salvare gli ulivi e l’olio serve la scienza
Pubblicato il 14 gennaio 2019 | 17:10

Quella provocata dalla Xylella in Puglia è una vera e propria strage di ulivi. La politica finora si è dimostrata incapace di gestire il problema. Bisogna intervenire al più presto, lasciando da parte le ideologie

L’Evo, l’olio extravergine di oliva, potrebbe finalmente avere un posto nell’agenda della politica nazionale. L’impegno del Ministro Centinaio, da un lato, e l’unità delle tante (troppe) sigle del mondo agricolo, simboleggiata dai gilet arancioni, dall’altro, potrebbero finalmente permettere di affrontare quella che per troppi anni è stata una questione accantonata dalle istituzioni. Resta l’amarezza che del “problema olio” si parli solo a un passo dal precipizio, dopo che la produzione nazionale è diminuita del 50%, e quella della sola Puglia è crollata del 65% (ad essere ottimisti).

(Per salvare gli ulivi e l’olio serve la scienza)
Foto: www.efsa.europa.eu

Gli errori fin qui compiuti sono stati molteplici, dalla divaricazione fra le diverse politiche regionali ai mai affrontati cambiamenti climatici, al pari delle contraffazioni o dell’invasione di olio straniero. Ma su tutti non si può non parlare della inarrestabile strage provocata dalla Xylella, dove l’Italia ha dato il peggio di sé lasciando gestire l’epidemia a politici incapaci, ostaggio dei troppi comitati del no che contro gli esperti e la scienza innalzavano barriere ideologiche intrise di ignoranza e superstizione. Il risultato è che la più importante produzione italiana di olio, nonché uno dei paesaggi più affascinanti del Mediterraneo, caratterizzato dalle cortecce di alberi secolari intrise di cultura e tradizione, si sono come bruciati in pochi anni. E del resto l’effetto devastante di 90mila ettari di olivi senza produzione ridotti a scheletri rachitici sembra proprio causato da un incendio.

Su questo dobbiamo essere chiari una volta per tutte. Quel che si è bruciato è un pezzo di storia dell’Italia che difficilmente potrà essere recuperato in breve periodo. I problemi dell’Evo italiano fino a qualche anno fa erano sostanzialmente dovuti alla mancanza di sostegni adeguati al lavoro di olivicoltori che erano un po’ i custodi e giardinieri di paesaggi invidiati in tutto il mondo. Con conseguente sostituzione da parte dei consumatori di bottiglie di qualità (di Evo buono e sano) con altre derivanti da miscele che di italiano e di pregiato avevano ben poco. Ora però il dramma si chiama Xylella e si deve decidere subito come arrestare un’epidemia che ha distrutto il Salento e ora ha attaccato anche l’area nord delle Puglie. Serve che il furore ideologico sia messo al bando e si cauterizzi una ferita infetta.

Il danno causato dall’insipienza di troppi politici, a partire dai Governatori della Puglia, è enorme. Ci vorranno generazioni per porre dei rimedi. Ora possiamo solo sperare che dopo che Beppe Grillo ha firmato con Matteo Renzi il patto per la scienza a favore dei vaccini, non ci siano più obiezioni nella lotta alla Xylella. Il diavolo è quel batterio, non chi vuole eradicare degli ulivi per fermare l’epidemia come si fa con gli incendi.

© Riproduzione riservata

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