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di Alberto Lupini
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Van Dijk come Franco Pepe
“No” francesi a difensori e pizzaioli

Van Dijk come Franco Pepe 
“No” francesi a difensori e pizzaioli
Van Dijk come Franco Pepe “No” francesi a difensori e pizzaioli
Pubblicato il 02 dicembre 2019 | 19:05

Il pallone d'oro 2019 va a Leo Messi, la star del calcio internazionale. Eppure l'avrebbe tanto meritato il difensore del Liverpool, ma viene il sospetto che, come per la Michelin, conti di più l'immagine della sostanza

I calciatori che giocano in difesa per il settimanale France Football, valgono come i pizzaioli per la Michelin. E così come Franco Pepe e i suoi colleghi non ricevono la stella, così Virgil Van Dijk non può ricevere il pallone d’oro che, ancora una volta, la sesta, va al solito Leo Messi che in fondo quest’anno ha vinto “soltanto” la Liga. La classe dell’argentino non è in discussione, ma anche un non esperto di calcio come il sottoscritto sa che quest’anno non ha certo segnato la stagione per le sue prestazioni. Resta sugli altari solo per il giro di interessi e l’apparato di marketing che stanno dietro alle sue scarpette. Un po’ come avviene per certe stelle della ristorazione…

Leo Messi con uno degli ultimi palloni d'oro vinti (Van Dijk come Franco Pepe No francesi a difensori e pizzaioli)
Leo Messi con uno degli ultimi palloni d'oro vinti

L’abbinamento fra France Football e la Michelin potrà apparire forzato, ma al di là del fatto che entrambi sono francesi, c’è il dato incontrovertibile che entrambi godono di “posizioni forti” con cui condizionano di fatto i mercati, pur non avendo più alcuna autorevolezza indiscussa. Un risultato dovuto più alle colpe dei rispettivi concorrenti (gli altri giornali sportivi o le altre guide gastronomiche) che non alla oggettività del loro lavoro.

A leggere le critiche piovute sulle scelte di France Football sembra di leggere quelle rivolte alla Michelin. La Fipe, ad esempio, a proposito delle stelle ha sottolineati come “la Guida non sia sufficiente a rappresentare tutta l’eccellenza e la ricchezza di un settore che conta oltre 110 mila imprese e sviluppa un volume d’affari di 30 miliardi di euro” e parla di “perplessità relativamente al declassamento di alcune consolidate eccellenze della ristorazione italiana”. E il Corriere della sera a proposito del pallone d’oro a Messi scrive: “È ingiusto (…) perché così si svilisce l’essenza del premio, quello di celebrare il giocatore che ha inciso di più nella stagione”.

E che dire delle proteste di chi perde o, peggio, non vuole proprio le stelle, come è successo a Gianfranco Vissani o al coreano Eo Yun-gwon. Le polemiche per il comportamento della Michelin fanno il paio con quelle raccolte dal settimanale sportivo francese al punto che Cristiano Ronaldo ha disertato la cerimonia del pallone d’oro a Parigi, restando a Milano dove ha ricevuto il premio come migliore calciatore dell’anno in Italia. Una coincidenza di data forse non casuale visto che si sapeva che il premiato sarebbe stato Messi…

Se è vero che il pallone d’oro premia il calciatore più forte dell’anno, che contano molto i trofei vinti con la propria squadra di club oppure con la propria nazionale, allora Messi non avrebbe dovuto vincere, così come non doveva vincere Cristiano Ronaldo, un altro dei 3-4 calciatori più forti di sempre ma che quest’anno non ha reso al top. Eppure dal 2008 al 2017 hanno vinto sempre e solo loro due, dividendosi esattamente al 50% le vittorie: 5 a testa. Sembra che a essere premiati non sia tanto la qualità dei giocatori, quanto la loro capacità di portare danaro tra sponsor, marketing, comunicazione, immagine. Eppure il difensore del Liverpool a detta di tutti i critici è stato il migliore perché con la sua squadra ha vinto la Champions League ed è arrivato secondo in campionato per un solo punto di differenza.

Ma i difensori non fanno audience, come del resto i pizzaioli. Basti pensare che l’ultimo difensore a vincere il trofeo era stato l’italiano Fabio Cannavaro nel 2006 dopo aver vinto i mondiali. Prima di lui il tedesco Sammer nel 1996. Per non parlare dei portieri: l’unico era stato il sovietico Lev Jasin nel 1963.

Ora a France Football, così come già alla Michelin, si potrebbe gridare “vergogna”. Ma vogliamo mantenere un po’ di ottimismo e sperare in un po’ più di obiettività e di attenzione corretta verso tutti i calciatori e verso tutti coloro che indossano una giacca bianca e si occupano di ristorazione.

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