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Maltempo, tra solidarietà
e strategie preventive

Maltempo, tra solidarietà 
e strategie preventive
Maltempo, tra solidarietà e strategie preventive
Pubblicato il 15 luglio 2019 | 10:57

«Non ci sono più le stagioni di una volta!» non è la banale frase fatta da incontro in ascensore, ma un grido d’allarme ormai ancorato alla realtà e alle economie che l’alimentano. Un fermo immagine tragico

Basta prendere in esame solo l’ultimo trimestre. Il mese di maggio è stato il più freddo degli ultimi 30 anni, con temperature di oltre 10 gradi sotto la media stagionale. Il tutto condito da pioggia abbondante, in alcune regioni pari al 50% di quella caduta durante l’inverno, e intense nevicate anche a bassa quota. Un fenomeno, quello che ricaccia i bucaneve sotto terra, che sta assumendo i toni della consuetudine e che, forse, dovrebbe portare a una riflessione in merito a un’interpretazione più elastica, se non rivoluzionaria, del calendario di chiusura degli impianti da sci.

Forti grandinate hanno distrutto raccolti e stabilimenti balneari (Maltempo: tra solidarietà e strategie preventive)
Forti grandinate hanno distrutto raccolti e stabilimenti balneari

«Non possiamo più fare finta che il problema della tropicalizzazione del clima non ci riguardi, perché il settore in cui operiamo si trova ad affrontarne costantemente le conseguenze», ha dichiarato Giancarlo Deidda, vicepresidente Fipe-Federazione italiana pubblici esercizi.

«Da alcuni anni - è stato notato dalla Fipe - stiamo portando avanti una battaglia culturale per far crescere la sensibilità delle nostre imprese e dei consumatori su tutto ciò che è sostenibilità ambientale. Alle istituzioni diciamo che il turismo è particolarmente esposto alle conseguenze dei cambiamenti climatici. E per questo ha bisogno del massimo della flessibilità nella gestione dei costi. È vero che non c’è una bacchetta magica per gestire nel breve termine le forze della natura, si può tuttavia lavorare per non far peggiorare la situazione. E magari migliorarla nel lungo periodo».

Nel frattempo, con un tempismo a dir poco maligno, sia per il mondo agricolo pronto per la raccolta sia per quello turistico ricettivo già operativo nella stagione estiva, le prime due settimane di luglio hanno fatto registrare in media più di 10 grandinate violente al giorno che hanno causato danni ingenti a città, litorali e campagne.

«Dalla Puglia al Molise, dall’Abruzzo alle Marche, dalla Toscana all’Umbria, dall’Emilia Romagna fino al Veneto la grandine - ha sottolineato Coldiretti - si è abbattuta a macchia di leopardo sulle campagne dove chicchi dalle dimensioni del tutto anomale hanno provocato danni irreparabili alle coltivazioni prossime alla raccolta, mandando in fumo un intero anno di lavoro. I danni ammontano a milioni di euro: piante sradicate, serre divelte, frutta come le pesche, le mele e i kiwi flagellata, come pure meloni e pomodori, ma anche campi allagati e grano e mais stesi a terra». Necessario l’avvio delle procedure per la richiesta di calamità naturale.

Come se non bastasse, si sono aggiunte diverse trombe d’aria e incendi anche a ridosso degli stabilimenti balneari, come a Catania, e l’eruzione dello Stromboli, che ha causato il decesso di un escursionista. In questi due casi i turisti sono stati evacuati via mare, senza parlare dei danni alle strutture.

Un disastro cui ha fatto da contraltare una capacità di reazione pronta ed efficiente, che è sfociata anche in una solidarietà spontanea. Prendendo come paradigma la Riviera Adriatica, nel giro di poche ore, con il contributo di tutti, gli stabilimenti balneari sono ritornati a nuova vita, affollati di bagnanti. Turisti che si sono dannati l’anima per ripulire l’arenile, comunità intere che si sono attivate, i Bagni più fortunati che hanno offerto materiali, assistenza, manodopera e accoglienza, squadre di sub che hanno scandagliato i fondali per recuperare ombrelloni e lettini.

Non ci si può però affidare solo allo spunto encomiabile dei singoli. Va un po’ ripensato tutto il nostro sistema in fase preventiva. Uno sforzo, oltre che economico, strutturale e culturale. Il danno da evento atmosferico non deve più essere catalogato come “una tantum”, ma va messo in conto e quindi arginato e contenuto con interventi pianificati. Il maltempo estremo andrà affrontato a priori con strategie e investimenti mirati.   

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