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di Alberto Lupini
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Più involtini primavera
e meno Prosecco

Più involtini primavera 
e meno Prosecco
Più involtini primavera e meno Prosecco
Pubblicato il 29 luglio 2019 | 16:58

Nei rapporti politici ed economici internazionali l’enogastronomia svolge un ruolo cruciale. Cina protagonista, Regno Unito con un nuovo Premier. E l’Italia, con il suo patrimonio, sta in mezzo a guardare

Più involtini primavera a regola d’arte e meno whisky sulle tavole degli italiani? E analogamente, meno Prosecco in Gran Bretagna e più Grana Padano e Parmigiano Reggiano venduti in Cina? E, soprattutto, più studio del cinese e un po’ meno dell’inglese? Per le bizzarrie della politica in tempi di globalizzazione e sovranisti, queste potrebbero essere le prospettive nel breve-medio periodo se si consolideranno progetti e tendenze rispetto alle quali l’Italia, salvo rare eccezioni, sembra spesso essere un semplice spettatore.

L'agroalimentare italiano al centro di intrecci politici ed economici internazionali (Più involtini primavera e meno Prosecco)
L'agroalimentare italiano al centro di intrecci politici ed economici internazionali

Di un crescente legame con la Cina si sta da tempo parlando. In particolare dalla sottoscrizione dell’accordo sulla nuova Via della Seta che aveva creato non poche polemiche anche nello stesso Governo italiano. Al di là dei proclami è in ogni caso un fatto che Pechino sembra volere consolidare la porta di accesso italiana in Europa. E il campo dell’agroalimentare sembra proprio quello privilegiato. Ne è un esempio l’accordo di giorni scorsi con la bresciana Cast Aliment, la scuola di cucina di Vittorio Santoro e Iginio Massari che prevede la promozione di corsi di alta formazione di cucina cinese in Italia ed Europa e viceversa, il lancio in Cina della Dieta mediterranea, la cultura e il marketing territoriale dei luoghi dell'eccellenza agroalimentare e culinaria. E, soprattutto, la volontà di rafforzare la reciproca influenza internazionale e di assistere al meglio i propri partner, nelle scuole di cucina cinesi.

È forse la prima volta che una simile intesa viene siglata con finalità molto chiare e questo potrebbe aprire la strada a molte altre iniziative analoghe. Il che significa per l’Italia un’apertura di credito per il suo paniere alimentare e la sua cultura gastronomica che finora non era mai stata definita. Più che di pericolo giallo, come qualcuno stupidamente parlava pensando alla banda 5G di Internet, potremmo avere a disposizione una pianura sconfinata (il più importante mercato al mondo) per vino e cibo tricolore.

Il contrappasso di questa logica tutta mercantile e frutto di una globalizzazione in positivo è invece il sovranismo sciovinista del nuovo Governo britannico, alla cui guida c’è un emulo di Trump che non si è mai fatto scrupolo di fare la guerra ai prodotti italiani, prendendosela in particolare con il Prosecco, simbolo per Boris Johnson di tutti i mali del mercato unico europeo. Se le bugie del nuovo premier conservatore fossero mosche, secondo una definizione che va per la maggiore a Londra, lui ne sarebbe ricoperto da capo a piedi. Eppure è proprio lui che potrebbe condurre la culla della democrazia europea al suicidio economico prima ancora che politico con una hard Brexit.

Se a pagarne il prezzo fossero solo i britannici, poco male. Il punto è che se i progetti di Johnson trovassero conferma non sarebbero solo le banche e le finanziarie ad abbandonare la piazza di Londra. Sarebbero infatti anche i prodotti più popolari a pagare lo scotto di barriere tariffarie e dogane. E il primo fra questi proprio quel Prosecco, il vino preferito dagli inglesi, che in Gran Bretagna ha il suo principale mercato estero, ma che al nuovo inquilino di Down Street proprio non piace.

Ma un’uscita senza accordi di Londra dalla Ue avrebbe come conseguenza un danno per tutti i prodotti Dop italiani che, senza una protezione europea, rischiano di subire la concorrenza sleale di imitazioni e tarocchi anche da paesi extracomunitari. Non vanno infatti dimenticati i casi, smascherati in passato, della vendita in Gran Bretagna di falso prosecco alla spina, in lattina o in polvere nei wine kit. Per non parlare della follia delle etichette a semaforo, nate nelle menti bacate di qualche inglese per colpire proprio i prodotti della dieta mediterranea. Una Gran Bretagna “isolata” e in crisi non potrebbe non puntare su un’autarchia, alla faccia di decenni di integrazione e cultura condivisa.

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