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Turismo in calo
Colpa del clima, anche politico

Turismo in calo
Colpa del clima, anche politico
Turismo in calo Colpa del clima, anche politico
Pubblicato il 05 agosto 2019 | 15:15

Le presenze nelle località turistiche italiane diminuiscono quest'estate per la prima volta dopo tre anni. Tra le cause, anche la mancanza di investimenti in servizi e formazione

Il clima che cambia sta avendo fenomeni devastanti sul turismo italiano. Ma non è solo quello meteorologico, che pure ha condizionato ormai metà dell’estate scoraggiando le partenze. A fare segnare nette inversioni di tendenza rispetto agli ultimi 3 anni non sono infatti solo fenomeni estremi come le bombe d’acqua o il surriscaldamento. Il segno meno nell’incoming è stato generato anche da un clima politico, legato a scenari interni, ma anche internazionali.

Spiagge più vuote quest'anno sulle coste italiane (Turismo in caloColpa del clima, anche politico)
Spiagge più vuote quest'anno sulle coste italiane

Pochi dati per tutti. Da anni andiamo scrivendo che il turismo italiano era in recupero non già per un miglioramento della nostra offerta, che resta una delle meno attrezzate in Europa, quanto per gli scenari di pericoli per attentati terroristici che avevano dirottato verso di noi le rotte per la Tunisia, l’Egitto e in genere l’area del sud del Mediterraneo. Un fenomeno che con un minimo di stabilità era però destinato a sgonfiarsi se l’Italia non avesse puntato per tempo su investimenti in servizi e formazione per tenere queste fette di mercato. Cosa che ovviamente non abbiamo fatto e, puntualmente, un po’ di stranieri sono tornati a guardare più a sud della Sicilia ora che c’è meno paura. Pensiamo solo alle tante iniziative che animano un piccolo Paese come Israele per guadagnare l’incoming dei giovani.

Se poi aggiungiamo il casino di una politica interna che crea un clima percepito all’estero come di instabilità da un lato e di polemica costante con il resto dell’Europa (pensiamo agli scontri un giorno sì e l’altro pure con francesi o tedeschi), si può forse capire perché anche da bacini consolidati come il centro e il nord Europa ci siano stati meno arrivi.

È ben vero che il Governo giallo-verde aveva scelto di resuscitare il ministero del Turismo rafforzandolo con l’unione a quelle delle Politiche agricole, ma il pur efficiente Centinaio poco ha potuto fare per ribaltare una situazione di sostanziale ‘non governo’ del comparto. Non si è trovato una difficile eredità da gestire: di fatto ha trovato poco o nulla, tanto che per avere un minimo di struttura si è affidato all’Enit, dove da sole poche settimane è però riuscito ad insediare alla presidenza il competente Giorgio Palmucci. E per ironia della sorte, proprio il nome di Centinaio è uno di quelli che si vocifera siano nell’elenco di quelli fra cui Matteo Salvini sceglierà il nuovo candidato italiano per la Commissione europea. Con il che per il turismo si rischierebbe di ripartire da zero.

Per il momento non ci resta che accendere qualche candelina ai santi protettori delle varie località di mare italiane che se finora hanno segnato presenze in calo del 25% (-30% in Sardegna) ora sperano in un recupero ad agosto che ridia ossigeno ad alberghi e stabilimenti balneari. Poche speranze per le città d’arte che dovrebbero chiudere in rosso.
Se a giugno, ma specialmente a luglio, gli stabilimenti balneari hanno subito gravi danni alle infrastrutture a causa del maltempo, non è però detto che debbano recuperare ad agosto. Le famiglie italiane in media possono infatti ormai permettersi solo dei week end per la crisi economica per passare qualche momento di relax. Ed è proprio nel fine settimana che si conferma la tendenza a registrare il tutto esaurito nel weekend, mentre nei giorni feriali aumentano gli ombrelloni chiusi.

Se poi affrontiamo il tema di informazioni inadeguate, di siti spesso farraginosi, di chiusure infrasettimanali di musei, di voucher per il personale stagionale cancellati, si può ben capire come pur augurandoci un turismo agostano da record, per realismo non ci aspettiamo chissà quale recupero. Purtroppo.

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