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Il turismo può e deve crescere
Non solo a Firenze, Roma o Venezia

Il turismo può e deve crescere 
Non solo a Firenze, Roma o Venezia
Il turismo può e deve crescere Non solo a Firenze, Roma o Venezia
Pubblicato il 07 gennaio 2020 | 16:05

Grazie alle capitali di Cultura e Scienza e all'attrattività delle città d'arte, il turismo è ancora un'importante fetta del Pil italiano, ma potrebbe fare di più se venissero valorizzate le ricchezze lungo la Penisola

Da una capitale della Cultura ad una della Scienza. Con l’avvicendamento fra Matera e Trieste l’Europa tiene ancora un faro acceso sull’Italia, attivando nuove opportunità di flussi turistici. E poi ci sono i siti Unesco, non ultime le città creative, che sono nuove luci sulla Penisola. Se dovessimo fermarci all’elenco delle nuove occasioni che si presentano ci sarebbe da essere ottimisti sul contributo che il turismo può garantire al nostro Pil. E tutto ciò senza dimenticare il risveglio che ha registrato l’Enit che, dopo anni di sostanziale inutilità, sembra essere diventato negli ultimi mesi un reale strumento di promozione.

Ma tutte queste iniziative stanno realmente incidendo su un comparto che continua ad essere fra i più arretrati in Europa in termini di efficienza dei servizi, formazione del personale e innovazione delle strutture di accoglienza? Siamo davvero in grado di sfruttare le opportunità che derivano da queste nuove mete? Stando alla recente esperienza di Matera ci sarebbe da avanzare qualche dubbio. Il richiamo di turisti sembra essersi fermato sostanzialmente lì, senza coinvolgere territori più vasti o altri centri minori. E del resto la concentrazione dei flussi sulle grandi città d’arte (con tutti i ben noti problemi di vivibilità e di fruibilità dei luoghi di Roma, Venezia o Firenze) è una delle questioni di fondo che ingessano il nostro turismo.

Lo sviluppo del turismo fuori dalle città d'arte è fondamentale (Il turismo può e deve crescere Non solo a Firenze, Roma o Venezia)
Lo sviluppo del turismo fuori dalle città d'arte è fondamentale

Accessibilità e accoglienza efficiente in tutta Italia sono la vera sfida per fare del turismo uno degli asset di un nuovo ciclo di sviluppo virtuoso in Italia. Ma cosa si sta facendo per questo? Le migliaia di opportunità presenti in tutte le province su che reti di promozione e servizi possono contare oggi? Dopo che il secondo Governo Conte ha smembrato il progetto del Conte 1 di valorizzare l’enogastronomia come nuovo polo di sviluppo turistico (dando più attenzione anche al settore agricolo ed utilizzando un po’ delle risorse di questo ministero), siamo in attesa di una qualche strategia alternativa per dare valore ai centri minori, alla cosiddetta Italia di serie B, anche se è quella che nei fatti assorbe più turismo.

Con un’aggravante di non poco conto. Se è giusto che i poli culturali siano accessibili il più possibile a tutti gli italiani, perché ci precludiamo la possibilità di reperire risorse importanti come fanno in tutti i Paesi del mondo? In questi giorni Bruno Vespa ha lanciato una provocazione assolutamente centrale in questa prospettiva: il biglietto per visitare Petra in Giordania costa ad esempio 65 euro e nel milione di visitatori annui una fetta importante è composta da italiani. A Pompei, che non è inferiore a Petra per importanza e notorietà, si pagano 15 euro per 4 milioni di visitatori. Un costo d’ingresso superiore, anche di poco, garantirebbe risorse per migliorare il sito e sostenere altre località che versano in stato pietoso (pensiamo solo ai Campi Flegrei per restare in zona).
Servono scelte coraggiose e soprattutto una strategia politica chiara. Di chiacchere il Paese è stanco e se non valorizziamo tutte le ricchezze sparse nella Penisola e nelle isole che ci hanno lasciato la storia (arte) e le tradizioni (stile di vita e enogastronomia) perderemo un’occasione straordinaria. Lo sviluppo del turismo fuori dalle città d’arte più importanti è fondamentale e su questo tema incentreremo gli eventi legati al Premio Italia a Tavola, che si terrà fra i 28 e il 29 marzo, non casualmente, a Gubbio.

© Riproduzione riservata

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