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Movida in ebollizione, che fare?
Serve riguadagnare il senso civico

Movida in ebollizione, che fare? 
Serve riguadagnare il senso civico
Movida in ebollizione, che fare? Serve riguadagnare il senso civico
Pubblicato il 07 settembre 2020 | 16:28

Cala l’età media dei contagiati e gli assembramenti del weekend preoccupano, ma i pubblici esercizi, in genere, rispettano le regole. Sono i consumatori a doversi responsabilizzare. Fare memoria dei tempi bui che abbiamo passato in primavera, sia sanitari che di clausura forzata è necessario per non ricadere.

La febbre del sabato sera non accenna a diminuire. In calo solo l’età media dei contagiati, che sta abbattendo il muro dei 30 anni. Non sono serviti gli esempi di chi dovrebbe dare l’esempio. Il virus non guarda in faccia nessuno status.

Movida in ebollizione, che fare? Serve riguadagnare il senso civico
Movida scatenata nell'ultimo fine settimana in molte ciittà italiane

Questa estate del riscatto da lockdown è stata presa d’assalto dagli italiani. I locali che hanno fatto notizia sono stati quelli dell’isola che sembrava più sicura, la Sardegna, che a livello mediatico ha visto la Costa Smeralda tracollare in un lazzaretto. Faciloneria, bilanci da far quadrare, un briciolo di onnipotenza o incoscienza e alcuni clienti che hanno rilasciato false generalità (probabilmente d’inverno leoni da tastiera tutelati da nickname) sono stati gli ingredienti di un cocktail dal dosaggio sballato.



Intendiamoci, la maggior parte degli esercenti ha fatto il proprio dovere ovunque, Sardegna compresa, applicando le regole. Ma come si fa a tenere a bada una gioventù su di giri o che ha solo voglia di incontrarsi? Nell’ultimo week end le zone calde di Milano e Roma, solo per citare paradigmi di peso, hanno visto strade e piazze intasate. Mascherine una tantum, distanziamento azzerato.

I locali, in genere, seguono i protocolli. È nel loro interesse, perché una chiusura anche solo di qualche giorno fa male. Ma il punto dolente non è il mondo dell’ospitalità. Il nodo è sociale: un mix di educazione civica traballante, scarso senso di responsabilità, menefreghismo, invulnerabilità. Gli spazi comuni sono un terreno minato quando ad alta intensità e il senno è sempre “di poi”.

Che fare allora? Un’altra vita da sigillati sarebbe letale. Stiamo incominciando a correre in un circolo vizioso. Abbiamo atteso la bella stagione per liberarci e ora si fa sempre più largo il pensiero di contare sui primi freddi per abbattere gli assembramenti a volontà e godersi il tepore e il rigore di un mondo dell’ospitalità che, escluso qualche proiettile vagante, ha saputo gestire i propri spazi. Con l’incognita delle basse temperature che sembrano essere terreno fertile per il Covid.

Il vaccino è ancora un miraggio e il boccino oggi è in mano ai consumatori, di ogni età. Teniamo viva la memoria di cosa è stata la primavera e buttiamo alle ortiche il pensiero piatto di complottisti, negazionisti e compagnia varia.

© Riproduzione riservata

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Alberto Lupini


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