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Voucher, la Camusso blocca il turismo

Pur di non andare al referendum, la politica ha scelto di eliminare i voucher, strumento che, seppur in maniera imperfetta, apriva le porte alla legalità e costituiva una risorsa importante per accoglienza e turismo

di Alberto Lupini
direttore
20 marzo 2017 | 17:30

Voucher, la Camusso blocca il turismo

Pur di non andare al referendum, la politica ha scelto di eliminare i voucher, strumento che, seppur in maniera imperfetta, apriva le porte alla legalità e costituiva una risorsa importante per accoglienza e turismo

di Alberto Lupini
direttore
20 marzo 2017 | 17:30

Vincono la Camusso e il lavoro nero. Perdono la legalità e lo sviluppo. Si arresta il processo di modernizzazione del mercato del lavoro. Saremo anche drastici, ma stavolta non ci possono essere mezze misure. Non si può restare indifferenti di fronte ad un Governo che si è piegato ad un’ideologia arcaica e, senza alcun tentativo di fare delle modifiche, ha cancellato tutta la normativa dei Voucher. Per non rischiare un referendum su un tema su cui si sarebbe peraltro potuto misurare cosa pensano davvero gli italiani (che secondo i sondaggi non sarebbero andati a votare facendo saltare il quorum…), Gentiloni ha dovuto pagare un prezzo altissimo alla Cgil e a quegli scissionisti del Pd che altrimenti avrebbero messo in crisi il Governo.

Voucher, la Camusso blocca il turismo

Se dei voucher si è forse abusato in alcuni comparti (in particolare nell’edilizia), in altri hanno rappresentato una novità positiva. È il caso di tutto il mondo dei servizi, dove hanno permesso di eliminare sacche di evasione contributiva (che ora riprenderanno) garantendo una risorsa importante a tutto il mondo dell’accoglienza e del turismo. Comparti che operano in condizioni di picchi della domanda, a cui solo con un’offerta variabile di occupazione si può rispondere. Pensiamo ai fine settimana o ai periodi di festività e ferie per bar, ristoranti, alberghi, spiagge o musei. La caratteristica fisiologica di questo mondo sono giornate in cui non c’è molto da fare che si alternano ad altre in cui invece non basta mai il personale.

Da Courmayeur a Salina, le risorse umane a disposizione fanno la differenza per grandi o piccole strutture dove servono, alla bisogna, cuochi o camerieri, addetti alle pulizie o alla reception, guide o animatori. E lo stesso vale per tutta la filiera agricola dove, soprattutto nei periodi di raccolta e lavorazione (dall’uva ai pomodori, dalle mele ai carciofi), serve forza lavoro che non può essere ovviamente in organico tutto l’anno.

I voucher erano l’alternativa al lavoro nero e al caporalato, ma erano da sempre invisi alla sinistra più conservatrice, secondo la quale dovrebbe esistere solo un rapporto di dipendente a tempo indeterminato e andrebbe ripristinato l’art.18. Senza eccezioni. Una visione ideologica del mercato del lavoro che non può più stare in piedi e in cui proprio i voucher (magari da riformare e calibrare meglio) costituivano una novità in positivo e aprivano la strada a soluzioni più moderne e meno ingessate.

Ma poiché tutto in Italia passa attraverso gli scambi della politica, è bastato che qualche fuoriuscito dal Pd minacciasse di fare mancare dei voti al Governo, per imporre questo ricatto che blocca l’intero mercato. E non importa se fra i sostenitori di questa abolizione c’è chi, come l’on. Roberto Speranza, prende ancora lo stipendio dal suo ex partito di cui era un funzionario, non avendo mai fatto altro lavoro nella vita (almeno a leggere la sua biografia).

Ora si parla di nuovi strumenti, dai contratti brevi ai part time, dimenticando che un conto è attivare procedure burocratiche (costose) e un altro è comprare dei buoni in tabaccheria ed essere in regola. Ora sarà interessante capire come conciliare questa situazione con gli obiettivi del Governo di fare crescere il turismo. Ma di questo parleremo a Firenze l’1 aprile in occasione del Premio Italia a Tavola.

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