L’accordo commerciale tra Unione europea e India rischia di aprire un nuovo fronte di concorrenza per il settore ittico italiano, già alle prese con la probabile liberalizzazione dei flussi dal Mercosur. La riduzione o l’azzeramento dei dazi potrebbe far crescere le importazioni dall’India tra il 20 e il 30%, portando il valore annuo dagli attuali 170 milioni di euro a oltre 220 milioni.

Accordo UE-India: nuove pressioni sul settore ittico italiano
Prodotti più esposti alla concorrenza
A lanciare l’allarme è Paolo Tiozzo, vicepresidente di Confcooperative Fedagripesca, secondo cui la progressiva liberalizzazione dai paesi sudamericani potrebbe accentuare la pressione sui prezzi, soprattutto nel comparto dei crostacei. «I due accordi metterebbero sotto pressione i segmenti più esposti alla concorrenza internazionale», spiega Tiozzo, sottolineando come sia fondamentale valutare gli effetti economici e occupazionali delle aperture dei mercati.
Molluschi, calamari e gamberi nel mirino
Secondo Fedagripesca, resterebbe marginale l’export italiano verso l’India, intorno ai 2 milioni di euro l’anno. Più vulnerabili risultano invece molluschi e invertebrati, con i calamari a rappresentare oltre due terzi dell’import indiano, circa 120 milioni di euro annui. Seguono crostacei, gamberi e gamberetti congelati, per poco più di 40 milioni.
Maurizio Giacalone, presidente dell’O.P. Blue Sea del Gambero Rosso di Mazara del Vallo, osserva che «qualitativamente il nostro gambero rosso non teme concorrenti. A preoccuparci è il prezzo, perché i costi di produzione dei Paesi extra UE sono più bassi e questo fa sì che il loro gambero costi meno».
Richiesta di clausole di salvaguardia
Da qui la richiesta di Tiozzo di accompagnare i negoziati commerciali con adeguate clausole di salvaguardia, per evitare che l’apertura dei mercati si traduca in un ulteriore indebolimento di un comparto già alle prese con aumento dei costi, vincoli ambientali e concorrenza globale.
«Serve un approccio prudente, che tuteli la produzione italiana e la forza lavoro del settore», conclude il vicepresidente di Fedagripesca, sottolineando come il dialogo con le istituzioni resti centrale per equilibrare competitività e sostenibilità.