Il grande momento che sta vivendo il mondo della panificazione nasce da una combinazione di fattori. Da un lato c’è una rinnovata attenzione mediatica, dall’altro, ed è l’aspetto più importante, un cambiamento profondo nel consumatore. Oggi chi acquista pane è più consapevole, più informato, più curioso. Vuole sapere cosa mangia, da dove arrivano le materie prime, come vengono lavorate.

Matteo Cunsolo, presidente di Richemont Club Italia, in un intervento a Sigep
Il pane al centro di un cambiamento culturale
È questo nuovo sguardo che ha restituito al pane il valore che merita all’interno del panorama gastronomico. Negli ultimi anni assistiamo a una doppia direzione molto interessante: da una parte il ritorno all’artigianalità, intesa come identità, manualità e conoscenza; dall’altra un forte sviluppo dell’innovazione tecnologica. Le due dimensioni non sono in contrasto, anzi. L’innovazione, se ben utilizzata, consente di migliorare la qualità del prodotto, ottimizzare i processi e rendere il lavoro più sostenibile, senza perdere l’anima del mestiere. Parallelamente, anche il modo di vivere il panificio è cambiato: non più solo un luogo di acquisto, ma uno spazio di esperienza, dove il pane dialoga con la caffetteria, la colazione, il brunch e momenti di socialità.

Matteo Cunsolo insieme al Ministro dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida nel corso dell'ultima edizione di Host
Il panificio come spazio di esperienza e relazione
È un’evoluzione che avvicina nuovi pubblici e rafforza il valore culturale del nostro lavoro. Fare il panificatore oggi significa assumersi una responsabilità importante. Non è più soltanto un mestiere tecnico, ma un ruolo culturale. Significa studiare, sperimentare, scegliere con attenzione le materie prime e saperle raccontare. Il pane non è più un semplice alimento “di accompagnamento”, ma un protagonista della tavola, capace di raccontare un territorio, una filosofia produttiva, un’idea di benessere. Il nostro compito è anche educativo: guidare il consumatore, spiegare, creare consapevolezza.
In questo contesto, la qualità delle materie prime è centrale. Farine selezionate, grani antichi, lievitazioni naturali e attenzione alla digeribilità non sono mode, ma elementi fondamentali di una panificazione contemporanea e sostenibile. La sostenibilità, infatti, non riguarda solo l’ambiente, ma anche la salute delle persone e la responsabilità del produttore nel ridurre gli sprechi e valorizzare ogni risorsa. È da qui che passa il futuro del pane.
Qualità, benessere e sostenibilità: la direzione del pane
Eventi come Host Milano, Sigep e altri appuntamenti internazionali dedicati al food rappresentano momenti chiave per il settore. Sono occasioni di confronto, di crescita e di visione. Parteciparvi significa raccontare il proprio lavoro, ma anche ascoltare, osservare, imparare. Queste manifestazioni permettono di mettere in dialogo professionisti provenienti da tutto il mondo, creando una rete preziosa di scambio e contaminazione. Allo stesso tempo, sono un campanello d’allarme: mentre all’estero l’arte bianca corre veloce, noi italiani, che ne siamo stati maestri, dobbiamo continuare a innovare per non perdere il nostro ruolo di riferimento.

Matteo Cunsolo durante un suo intervento a Sigep
In quest’ottica si inseriscono anche le novità del Sigep: prodotti che nascono da una riflessione sulla stagionalità e sull’identità del pane. Lavorazioni, ingredienti capaci di raccontare l’inverno, di dare profondità aromatica e carattere, dimostrando che la panificazione può essere creativa senza perdere autenticità.
Il pane oggi sta riconquistando il suo posto anche dal punto di vista del benessere. Grazie a una maggiore attenzione alle fermentazioni, alle farine integrali e semi-integrali e all’equilibrio nutrizionale, viene sempre più percepito come un alleato di un’alimentazione sana e consapevole. Non si tratta di eliminare, ma di scegliere meglio. In definitiva, il pane resta un alimento semplice solo in apparenza. In realtà è un concentrato di cultura, ricerca, identità e futuro. Raccontarlo, valorizzarlo e farlo evolvere è una responsabilità che noi panificatori dobbiamo continuare ad assumerci, con passione e visione.