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In un libro la storia di Librandi e la rinascita del vino calabrese

Una famiglia che ha fatto grande la vitivinicoltura del territorio senza tradire le proprie radici. Il libro “Librandi - Storia di uomini, vigneti e vini” ne racconta l'impegno nell'innovazione

di Mariella Morosi
19 maggio 2021 | 18:28

In un libro la storia di Librandi e la rinascita del vino calabrese

Una famiglia che ha fatto grande la vitivinicoltura del territorio senza tradire le proprie radici. Il libro “Librandi - Storia di uomini, vigneti e vini” ne racconta l'impegno nell'innovazione

di Mariella Morosi
19 maggio 2021 | 18:28

Da tempi remoti la Calabria è terra di vini. Per le Tavole di Eraclea (IV sec a.C) i terreni vitati in affitto costavano sei volte più degli altri e Enotria Tellus ossia "Terra del Vino" era il nome con cui i Greci l'indicavano. E proprio con il Cirò - ma allora si chiamava Krimisa - venivano premiati gli atleti che ritornavano vittoriosi dalle Olimpiadi. Un prestigio confermato o annullato dalle varie vicende storiche fino a quando, in tempi relativamente recenti, la vitivinicoltuta calabra si racchiuse nei propri confini. Ma non poteva non arrivare il tempo della rinascita per un patrimonio ampelografico tanto prezioso, trainato dal suo vino più famoso, appunto il Cirò, ad opera di produttori orgogliosi e consapevoli di un valore da tutelare.

Raffaele, Paolo, Nicodemo, Teresa e Francesco Librandi Dall’amore per la terra il vino Librandi, artefici del brand Calabria

Raffaele, Paolo, Nicodemo, Teresa e Francesco Librandi


L’azienda Librandi di Cirò Marina (Kr), a conduzione familiare da quattro generazioni, ne è diventata il simbolo. Ha fatto grande la vitivinicoltura calabrese senza mai tradire le proprie radici, superando individualismi e resistenze di una realtà restia al cambiamento e guardando lontano, tanto che il brand è divenuto identitario del Cirò e del vino calabrese. Da sempre impegnata in tutte le attività, dalla gestione dei vigneti con attenzione alla sostenibilità fino alla commercializzazione, l'azienda ha al timone Nicodemo, Raffaele, Paolo, Francesco e Teresa Librandi.

La ricerca sui vitigni autoctoni: un'operazione culturale

La storia di questa famiglia è stata raccontato senza enfasi da Gianfranco Manfredi nel suo libro appena pubblicato “Librandi - Storia di uomini, vigneti e vini”, con la prefazione di Cesare Pillon ed edito da Rubbettino. Le viene dato il merito di aver iniziato una vera e propria operazione culturale con la ricerca sui vitigni autoctoni, valorizzando la microterritorialità senza trascurare la mappatura dei terreni. Tutte indicazioni preziose, diffuse e condivise attraverso pubblicazioni come “Gaglioppo e i suoi fratelli” o “I vignaioli del Cirò”. Soprattutto con una grande intuizione, "il Patto Librandi": un protocollo di lavoro diretto a 40 viticoltori associati, allo scopo di modernizzare metodi di coltivazione arcaici e tradizionali e indirizzarli verso nuovi modelli di viticoltura di precisione. I risultati sono diventati così un patrimonio a disposizione di tutti.

La storia Librandi comincia però molto prima, nel 1916, quando i fratelli Nicodemo e Raffaele acquisirono con un contratto di affitto una vigna di un ettaro e mezzo. Da allora molte le tappe decisive tra cui nel 1953 la nuova attività di imbottigliamento di un vino a base Gaglioppo e Greco Bianco “popolare, semplice e a buon mercato” nella piccola cantina di via Tirone. Due anni più tardi il primo processo di espansione importante: l’acquisto della Tenuta Ponta nell’omonima località all’interno della Doc Cirò. È del 1975 la costruzione di un nuovo stabilimento produttivo in Contrada San Gennaro dove ancora oggi ha sede la Cantina. Dieci anni dopo ecco un altro punto fermo: il debutto di uno dei vini simbolo dell’azienda, il Duca Sanfelice Cirò Rosso Riserva, Gaglioppo in purezza (vendemmia 1983), e nel 1988 l'acquisto dei terreni dell’odierna Tenuta Arcidiaconato, a Strongoli, con le prime annate di Gravello, Critone e Terre Lontane, altri tre vini che hanno fatto la storia dell’azienda.

La copertina del volume di Gianfranco Manfredi sui Librandi Dall’amore per la terra il vino Librandi, artefici del brand Calabria
La copertina del volume di Gianfranco Manfredi sui Librandi


La Tenuta Rosaneti e Donato Lanati

Nel 1997 la famiglia dà vita alla Tenuta Rosaneti, la più vasta, e si appassiona alla riscoperta dei vitigni autoctoni, idea da subito condivisa dall'enologo Donato Lanati, che succede a Severino Garofolo, e al quale l’anno successivo viene affidata la conduzione tecnica della cantina. Nel 1998 esce la prima annata di Magno Megonio (la 1995), nel 2003 viene presentata la prima annata di Efeso (la 2001); nel 2005 entrano in commercio i Melissa Doc con il marchio Asylia e l’olio Evo, nel 2007 vengono imbottigliati i primi due spumanti metodo classico, Rosaneti e Almaneti.

Sei tenute e 350 ettari

Si articolano su circa 350 ettari le sei tenute di proprietà: 232 sono vitati, 80 a uliveto e i restanti boschivi. Rosaneti è il giardino sperimentale di famiglia con i suoi 155 ettari. È tra lo Jonio e la Sila, tra i comuni di Rocca di Neto e Casabona. Qui sono messi a dimora tutti i vitigni che vengono utilizzati nella produzione dei vini con le varietà di micro zone e comprende 80 ettari di oliveti e macchia mediterranea. Rosaneti è anche uno scrigno varietale, con 200 varietà recuperate su tutto il territorio regionale e disposte in un vigneto dalla caratteristica forma a spirale. È qui che nascono le etichette Efeso e Megonio, frutto del lavoro di ricerca sugli autoctoni. Il primo, Igt Calabria, è Mantonico Bianco in purezza, varietà riscoperta recuperando antichi esemplari della pianta. Difficile definirne l'origine - anche se il primo scritto riferibile alla Calabria è databile 1601 - anche per il suo nome, spesso confuso con il più conosciuto Montonico. La vigna Efeso ex Cardace per la presenza di cardi è a forma di anfiteatro e presenta un suolo ricco di arenaria e clima caldo-arido. Il Megonio, sempre Igt Calabria, Magliocco Dolce (da distinguere dal Magliocco Canino e da non intendersi come sinonimo del Gaglioppo) è la varietà più diffusa nelle province di Cosenza e Catanzaro e con il maggior numero di sinonimi come Arvino, Lacrima, Guarnaccia Nera, Marcigliana, Greco Nero, ecc.

Il terreno argilloso è ideale per limitare il vigore del vitigno. La sua coltivazione ha subìto un rilancio proprio da parte della ricerca dei Librandi che ha portato all'identificazione di 10 cloni, di cui 9 individuati nel Cosentino e 1 nel Reggino. Nel 2019 è stato iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà della Vite. Il Megonio, subito apprezzato dai consumatori e dalla critica, è rosso rubino, armonico e morbido con profumi di frutta rossa matura con note speziate, elevato tenore di polifenoli e adatto all’invecchiamento.

Sono 232 gli ettari vitati su 6 tenute Dall’amore per la terra il vino Librandi, artefici del brand Calabria
Sono 232 gli ettari vitati su 6 tenute


La Tenuta Rosaneti ospita il Museo della vite e del vino, con reperti e attrezzature del mondo contadino. «Visitare il Museo della vite e del vino così come vivere una giornata alla scoperta dei nostri vigneti - dice Francesco Librandi - rappresenta per il visitatore un modo unico per comprendere appieno la filosofia che anima e ispira il nostro lavoro. Grazie ai tour che organizziamo con i nostri pick-up portiamo i nostri ospiti nel cuore pulsante della Tenuta Rosaneti per poi raggiungere tutti gli angoli della proprietà e soprattutto le cime delle nostre colline da cui si godono scenari emozionanti. La degustazione dei nostri vini completa quest’esperienza che permette di avere un assaggio della storia, cultura e straordinaria bellezza della nostra terra».

Gravello Igt, il Supercalabrian

Ponta è una vigna storica, impiantata da Raffaele Librandi, padre di Antonio e Nicodemo e nonno dei Librandi dell’ultima generazione. Originariamente dedicata al Gaglioppo ad alberello ospita anche il Greco Bianco. Dalle vecchie viti si ottiene il Duca Sanfelice Cirò Riserva Classico Superiore. Arcidiaconato, 51 ettari a 80 metri sul livello del mare, è nel comune di Strongoli e ospita vigneti internazionali ma anche varietà autoctone come il Gaglioppo. Proprio da questo “incontro” che nasce uno dei vini più rappresentativi dell’azienda, il Gravello Igt, un rosso elegante e di struttura, che unisce territorialità e carattere internazionale: 60% Gaglioppo e 40% Cabernet Sauvignon. È stato il primo vino calabrese a vincere, solo un anno dopo, i “Tre Bicchieri” Gambero Rosso. È elegante e complesso, sul modello affermato dei cosiddetti “Supertuscan”, definito da molti “Supercalabrian”. Un affinamento in barriques per 12 mesi e la permanenza in bottiglia di 6 mesi gli conferiscono quell’eleganza di taglio internazionale.

Ad Arcidiaconato si trova anche uno dei migliori vigneti di Chardonnay, di circa dieci ettari, che concorre alla produzione del best seller dell’azienda, il Critone: una novità anche questa in un contesto regionale conservatore. Un'altra unione di successo è quella Gaglioppo-Cabernet Franc da cui nasce il rosato Terre Lontane. Altri vigneti della Doc Cirò sono sul mare a Pittaffo, a San Biase e a Brisi, con vini tutti di espressione diversa. «I vini della nostra famiglia - dice Teresa Librandi - sono ambasciatori della nostra terra e della nostra cultura, idee che trovano realizzazione nei vigneti e nella dedizione che dedichiamo loro».

Calabria Igt, tre vini da vertice: Efeso,Gravello e Megonio Dall’amore per la terra il vino Librandi, artefici del brand Calabria
Calabria Igt, tre vini top di gamma: Efeso, Gravello e Megonio


Rendere la realtà regionale un punto di forza

Sono otto le varietà utilizzate per la produzione dei vini, 2,5 milioni di bottiglie, la metà delle quali va all'export. La Doc Cirò è patria del Gaglioppo, detto il “Principe Nero”, che identifica il territorio attraverso il Cirò Rosso, il Cirò Rosso Riserva Duca Sanfelice e il Cirò Rosato. Nella zona limitrofa Doc Melissa, sempre dal Gaglioppo, viene prodotto l’Asylia Rosso. di immediata bevibilità e dallo stasso vitigno generoso nasce il Rosaneti, brut rosé, spumante metodo classico. Dal Greco Bianco vengono sia il Cirò Bianco, secco e profumato, che l’Asylia Bianco, Doc Melissa. Il Megonio è frutto del Magliocco, vinificato in purezza. Dà vini di ottima struttura, caratterizzati da note di frutti neri, spezie e da un carattere “sanguigno” mentre il Mantonico da cui nasce l'Efeso è utilizzato anche per il passito Le Passule. Perfettamente ambientati nelle tenute Rosaneti e Critone sono il Sauvignon Blanc, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e il Chardonnay da cui nasce il metodo classico bianco Almaneti. Molto lavoro è stato fatto negli anni e l'impegno resta costante. Ma c'è la soddisfazione di aver enfatizzato in etichetta il “brand Calabria” con l’intento di rendere la realtà regionale più riconoscibile facendola diventare un punto di forza.

Per informazioni: www.librandi.it


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