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L’impegno di Babingtons
per dare lavoro ai giovani indiani

L’impegno di Babingtons 
per dare lavoro ai giovani indiani
L’impegno di Babingtons per dare lavoro ai giovani indiani
Pubblicato il 12 ottobre 2019 | 08:55

Il progetto dello storico locale romano a Piazza di Spagna ha lo scopo di creare nuove opportunità d’impiego ai ragazzi della terra del tè himalayano .

Babingtons, lo storico tempio romano del tea time della tradizione inglese, dal 1893 a Piazza di Spagna, accanto alla scalinata di Trinità dei Monti, si impegna nel sociale in India, a Darjeeling, la cittadina del Bengala Occidentale alle pendici i dell'Himalaya che ha dato il nome al più famoso the' del mondo. Il progetto Babingtons for Darjeeling, frutto di una sinergia creatasi tra i titolari del locale, Chiara Bedin e Rory Bruce, Hausos e la CII (Confederation of Indian Industries) ha lo scopo di indirizzare giovani indiani verso il mondo del lavoro, aprendo nuovi orizzonti per loro, per le loro famiglie e per la comunità, creando le basi per un futuro di opportunità.

Chiara Bedini e Anneysa Ghosh (L’impegno di Babingtons per dare lavoro ai giovani indiani)
Chiara Bedini e Anneysa Ghosh

Già 50 ragazzi e ragazze senza i mezzi economici necessari per una formazione opportuna si sono diplomati a luglio seguendo un intensivo percorso formativo nell'ospitalità e della sanità, due settori del tutto carenti in contesto sociale ed economico legato solo alla coltivazione, alla raccolta e alla produzione del thè. Anneysa Ghosh, presidente della società indiana di consulenza Hausos, alla presentazione del progetto ha parlato della realtà della cittadina di Darjeeling dove non esistono prospettive per il futuro dei giovani, costretti ad emigrare se non -peggio- a cadere nell'illegalità.

Ma l'iniziativa ha anche un'altra motivazione, in omaggio alla storia del locale. «Il Darjeeling considerato il più pregiato tra i tè neri - ha detto Chiara Bedini - è stato il primo ad essere servito da Babingtons agli albori della sua storia, quando nostra bisnonna Isabel Cargill e la sua grande amica Anna Maria Babington aprirono la prima tea room della Città Eterna a fine Ottocento, creando un luogo elegante e raffinato per l'allora comunità inglese di Roma». E il tè, che allora si vendeva in farmacia come medicina, conquistò presto il gusto dei romani. Una curiosità: è stato calcolato che di questo infuso dal sapore intenso ne siano state servite da allora, in 126 anni, 1.859.760.000 tazze!

Il progetto è confermato anche per il 2020 (L’impegno di Babingtons per dare lavoro ai giovani indiani)
Il progetto è confermato anche per il 2020

Babingtons for Darjeeling continuerà anche nel 2020. Proprio in questi giorni è iniziata la selezione di altri 50 giovani che a gennaio prossimo cominceranno il percorso di 6 mesi per diventare chef o infermieri e frequenteranno un corso intensivo di inglese.  A sostegno dell’iniziativa sono stati selezionati anche alcuni prodotti Babingtons – dal tè al libro di ricette per l’Afternoon Tea, disponibili alla vendita online e in shop – che per tutto il prossimo anno verranno contrassegnati con il bollino rosa CSR (Corporate Social Responsibility). Con l’acquisto, chiunque potrà dare il proprio contributo ed entrare a far parte attivamente di questo importante progetto. Il thè Darjeeling, generalmente nero - ma oggi ne vengono realizzati anche bianchi, verdi e oolong (chiamato anche tè blu) - è da sempre tra i più apprezzati dagli intenditori. Deve la sua intensità aromatica ad una combinazione di condizioni climatiche e terroir, ad una altitudine tra i 600 e i 2000 metri.

Decine i ragazzi coinvolti dal progetto di Babingtons (L’impegno di Babingtons per dare lavoro ai giovani indiani)
Decine i ragazzi coinvolti dal progetto di Babingtons

Il primo raccolto avviene a primavera (1st flush), poi tra maggio e giugno c'è la seconda raccolta (2nd flush) , seguita da quella del periodo dei monsoni (Monsoon Tea). Infine in autunno le migliori foglioline diventano il pregiato Autumnal Tea. Nel Darjeeling esistono 88 piantagioni di varia dimensione appartenenti a società estere, famiglie indiane e piccoli produttori riuniti in cooperative e la produzione annua è di 18,3 milioni di kg. Furono gli inglesi, a metà del XIX secolo a piantare i primi semi di piante di thè (Camellia Sinensis) e le piantagioni attirarono lavoratori da vari stati indiani portando sviluppo, strade e anche la ferrovia Darjeeling Himalayan Steamtrain, patrimonio Unesco, ancora oggi in funzione. "Ma è sulla formazione dei giovani - ha detto Anneysa Ghosh- che bisogna puntare per creare nuove opportunità e sostenere professionalità in settori del tutto carenti in questa terra dove tutto è legato alle piantagioni. Questo impedirebbe l'esodo alla ricerca del lavoro e lo spopolamento della comunità".

Per informazioni: www.babingtons.com

© Riproduzione riservata

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