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Assume un pizzaiolo di colore
Ristoratore boicottato dai clienti

Assume un pizzaiolo di colore 
Ristoratore boicottato dai clienti
Assume un pizzaiolo di colore Ristoratore boicottato dai clienti
Primo Piano del 15 marzo 2019 | 12:35

Boicottato da un paese intero dopo che su Facebook è apparso un post in cui si raccontava che aveva assunto un pizzaiolo di colore. È successo a un ristoratore di uno storico locale in provincia di Rimini. Lui è Riccardo Lanzafame della locanda Malatesta, a Montescudo-Montecolombo (Rn).

Siamo in un piccolo centro di settemila anime non lontano da Rimini. Quattro mesi fa il gestore del locale ha assunto un giovane pizzaiolo del Gambia, in Italia da qualche tempo per motivi umanitari.

(Assume un pizzaiolo di colore Ristoratore boicottato dai clienti)
(foto: Corriere.it)

Alcune settimane fa è apparso sulla pagina Facebook del paese un post in cui qualcuno ha scritto che il ristoratore non era in grado di gestire il suo locale e che aveva assunto un pizzaiolo africano per fare le pizze. «Da quel giorno non abbiamo più lavorato», ha spiegato il gestore della locanda Malatesta al Corriere, che ha riportato la notizia. La prima cosa che Riccardo Lanzafame ha fatto, è stata quella di chiedere la rimozione del post da Facebook, che è subito scomparso dalla pagina del social. Evidentemente, però, la voce si era sparsa e oltre a non presentarsi più nessuno (o quasi) nel locale, sono iniziati anche gli scherzi. «Telefonavano - racconta ancora - e ordinavano le pizze per venirle a prendere, poi non si presentava nessuno a ritirarle».

Insomma, un vero e proprio boicottaggio, al quale però il ristoratore ha provato a reagire, senza perdersi d’animo. Dopo qualche giorno Lanzafame ha esposto un cartello all’entrata del suo ristorante: «In questo locale abbiamo assunto un ragazzo africano, se sei razzista non entrare».

I guai per il ristoratore, però, non sono ancora finiti: «Gli altri due camerieri se ne sono andati - ha detto ancora al Corriere - e anche lui è andato via perché si è sentito responsabile di quello che stava succedendo. Io però l’ho richiamato e gli ho detto di tornare. Gli ho detto anche che piuttosto non mangio io, ma i soldi per dargli lo stipendio li trovo. Io non ho paura, anche se il paese è contro di me, se dovrò andare via, almeno lo farò a testa alta».

«Siamo profondamente scossi - ha detto Lino Enrico Stoppani, presidente di Fipe - Federazione italiana pubblici esercizi - dal fatto che in Italia, terra di cultura, eccellenza e civiltà, possano verificarsi episodi di intolleranza ai danni di un ragazzo volenteroso e preparato, "colpevole" di essere originario del Gambia e di un collega che ha scelto di assumerlo per le sue capacità. I nostri bar, ristoranti, discoteche, stabilimenti balneari sono luoghi di convivialità, svago e socializzazione aperti a tutti e per vocazione contro ogni deriva discriminatoria. Per questo come Fipe siamo a fianco del ristoratore della locanda Malatesta nel Riminese che ha scelto di denunciare pubblicamente l’episodio di discriminazione di cui è stato vittima un suo collaboratore. Un ragazzo che rappresenta uno tra gli oltre 200mila dipendenti di nazionalità straniera che operano nei nostri bar e ristoranti, a testimonianza della grande capacità di inclusione che il nostro settore riesce ad esprimere. Al giovane mandiamo un incoraggiamento speciale insieme all’invito a continuare con impegno e passione la sua attività nel mondo della ristorazione».

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