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di Andrea Radic
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Centro Roma, stop a kebab e minimarket
La Capitale segue l'esempio di Firenze

Centro Roma, stop a kebab e minimarket 
La Capitale segue l'esempio di Firenze
Centro Roma, stop a kebab e minimarket La Capitale segue l'esempio di Firenze
Pubblicato il 11 gennaio 2017 | 17:04

Il consigliere comunale Orlando Corsetti vuole fermare ogni nuova apertura di kebab, friggitorie o minimarket nel centro storico. Firenze come Bergamo, Padova, Salerno, Venezia e Pisa hanno già disposto lo stesso divieto

Basta alle nuove aperture di somministrazione di ogni genere nel centro storico di Roma, via “kebabbari”, ape car con bibite e frittelle e minimarket, il centro storico va tutelato. La proposta, che in altre città come Firenze, Bergamo e Venezia è già stata approvata da tempo, arriva dal consigliere comunale Dem Orlando Corsetti che ha raccolto l'istanza di decine di rappresentanti di associazioni di residenti, e l'ha presentata al presidente della Commissione commercio del Campidoglio Andrea Coia.

Roma proposta di vietare kebab in centro Da nord a sud tanti stop a queste attivita
foto: repubblica.it

Con Corsetti la consigliera della City Nathakie Naim che sostiene: «Impedire l'apertura di nuove attività alimentari di ogni tipo come i minimarket o finte gallerie d'arte che vendono alcolici è l'unico modo per salvare i quartieri simbolo di Roma». Il divieto, recita la proposta, sarebbe esteso ai quartieri San Lorenzo, Città Giardino, Pigneto e Trionfale, insomma mezza Roma. E Corsetti ha fretta: «Votiamo la delibera al più presto, anche senza averne la, paternità come Pd». Il nuovo provvedimento tende a impedire il diffondersi di friggitorie, kebab e rivendite di cibo di scarsa qualità, i cosiddetti “negozi di vicinato” per aprire i quali è sufficiente una dichiarazione in Comune.

Il coordinamento residenti città storica per voce del segretario Paolo Gelsomini invoca: «Alla base di ogni norma deve esserci una precisa idea di città, mi auguro che il M5S colga questa opportunità per salvare Roma». E nel resto d'Italia che succede? La Confcommercio di Pisa ha espresso recentemente il proprio dissenso sul medesimo tema, dopo la notizia dell’apertura di nuovi locali e ha spronato l’amministrazione comunale, al di là dei limiti imposti dalla libera concorrenza, a intervenire con una programmazione delle nuove aperture.

Alla notizia dell'apertura di due nuovi locali di kebab nel centro storico della città Toscana, Federica Grassini, presidente di Confcommercio ha dichiarato: «Crediamo che l'amministrazione comunale al di là dei limiti imposti dalla normativa vigente sulla libera concorrenza, potrebbe intervenire attraverso atti di programmazione specifici in materia di disciplina del commercio, proprio per tutelare l’identità del nostro centro storico. Sono anni che ci battiamo su questo tema, ci sono esempi di città che hanno assunto provvedimenti simili, a Pisa questo non è mai stato fatto. Evidentemente è mancata la volontà per operare in questa direzione, ma noi crediamo che non sia troppo tardi per intervenire efficacemente».

Roma proposta di vietare kebab in centro Da nord a sud tanti stop a queste attivita

Alessandro Trolese, presidente del Gruppo giovani imprenditori, è sulla medesima posizione e commenta: «È questo il segnale e la conferma del progressivo decadimento dell’identità del centro storico di Pisa. Mentre i negozi e i pubblici esercizi tradizionali chiudono uno dopo l’altro, proliferano una serie di attività che con la nostra tradizione non c’entrano nulla». La medesima crociata è stata intrapresa dal sindaco di Firenze Dario Nardella condivisa da molti colleghi in giro per l’Italia. Già a gennaio 2016 il primo cittadino di Firenze aveva vietato nuove aperture in centro di ristoranti etnici, paninerie, pizzerie al taglio, money transfer, compro-oro e phone center: forte di un pronunciamento dell’Unesco a difesa di botteghe artigiane, antichi ritrovi, usi e costumi delle tradizioni locali ormai in via d’estinzione quasi ovunque.

Un “tesoro immateriale” che l’organismo delle Nazioni Unite riconobbe nel 2003 proprio per tentare di frenare l’invasione delle piccole e grandi attività commerciali a bassa qualità, ma altissima attrazione. Il Consiglio dei ministri, a fine novembre 2016, ha inserito la “norma salva centri storici” nel decreto legislativo Scia 2 attuativo della legge delega di riforma della pubblica amministrazione presentata dal Ministro Marianna Madia.

Una disposizione sollecitata appunto dal sindaco di Firenze Dario Nardella, che in estate aveva ingaggiato una durissima battaglia - approdata nelle aule di giustizia - contro l’inaugurazione di un McDonald’s in piazza Duomo, dove il colosso americano simbolo del consumismo globalizzato, dopo aver espugnato ormai trent’anni orsono piazza di Spagna a Roma, intende servire hamburger con vista sul Brunelleschi.

Roma proposta di vietare kebab in centro Da nord a sud tanti stop a queste attivita

Sulla sesta lunghezza d'onda di Firenze e Roma anche la Coldiretti di Salerno: «D’ora in avanti – ha fatto sapere il presidente provinciale Vittorio Sangiorgio - i sindaci avranno facoltà di vietare l’apertura di attività commerciali in aree di particolare valore storico e artistico. Ci aspettiamo dai Comuni indicazioni immediate in questo senso. A Salerno, in particolare, va scongiurata quella che oggi è una vera e propria invasione di pietanze etniche di altre nazioni nel centro storico a scapito di botteghe tradizionali e ristoranti tipici».

Il sindaco di Padova Massimo Bitonci annunciava a giugno scorso: «Ordinanza contro i kebab in centro storico a Padova» dopo anni di battaglie su questo tema. «Il Governo è arrivato in ritardo di qualche anno - aggiunge il primo cittadino - alla fine ho vinto io. Correva l'anno 2011, quanti insulti e attacchi quando ho ideato queste ordinanze e modificato regolamenti commerciali ed urbanistici ad hoc, iniziativa che solo ora, dopo 5 anni, è diventata legge».

Fianco a fianco il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, che ha iniziato a smantellare kebab già dall'aprile del 2016. Meglio di tutti ha fatto Bergamo, vietando nuove aperture in centro e facendo chiudere in provincia, a Spirano, un negozio di kebab, unico caso in Italia. Sindaci uniti dal Pd alla Lega e associazioni fianco a fianco per dare un'immagine più consona ai salotti del turismo italiano. Bene, e per chi vorrà il kebab ci saranno i mezzi pubblici per raggiungere le periferie.

© Riproduzione riservata

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Alberto Lupini


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