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di Vincenzo D’Antonio
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Ristoratori, abbandonate carta e penna
Col menu digitale le vendite aumentano

Ristoratori, abbandonate carta e penna 
Col menu digitale le vendite aumentano
Ristoratori, abbandonate carta e penna Col menu digitale le vendite aumentano
Primo Piano del 14 maggio 2017 | 09:22

Il metodo classico di prendere ordinazioni al ristorante e di proporre il menu, ovvero svolgendo tutto servendosi di carta e penna, non funziona più: rallenta i tempi, amplia i costi e non è cool . Al contrario una digitalizzazione del servizio, secondo una ricerca americana, incrementa le vendite fino all’8%

Nel mese di maggio dell’anno 2020 (l’anno che verrà) fece scalpore una notizia che divenne, non poteva essere altrimenti, una breaking news. Si narra, e foto a testimonianza ci sono, che un ristoratore ancora stesse usando, per comunicare il suo offering, un supporto cartaceo, bello quanto si voglia, per il suo menu. E si narra che il più calzante dei paragoni fu con la nostra modalità, ma parliamo della seconda metà del secolo scorso, di portare a casa, in visione ai genitori, le pagelle scolpite su blocchi di pietra. Ed era, pensate, l’anno 2020!

Ristoratori, abbandonate carta e penna Col menu digitale le vendite aumentano

Nell’approccio di pensiero che smuove le menti ed agevola la costruzione degli scenari innovativi, ovvero l’abito mentale virtuoso di chiedersi non “il perché” delle cose, bensì “il perché no”, è tempo più che maturo, per il ristoratore chiedersi il “perché non” dovrebbe comunicare il proprio offering, in scenario da rivoluzione cognitiva in essere, mediante modalità consona alla digital society piuttosto che mediante il debole ed inefficace supporto cartaceo.

Potremmo trascorrere una notte intera, posta l’onestà intellettuale e la propensione al ragionare secondo “il perché no”, per cercare un motivo ma proprio uno, uno solo, che sia atto a sostenere i benefici scaturenti dal permanere allo stato di menu cartaceo. Triste, melanconica verità: pigrizia mentale e, ad essa pericolosamente correlata, la neofobia: la paura del nuovo.

Paura del nuovo che prende il ristoratore, ovvero colui il quale, nel suo vivere quotidiano, ha poi spiccata confidenza d’uso (se non di abuso!), con lo smartphone, pronto a mostrare, vantandosene, il suo ultimo modello dalle incredibili prestazioni. Neofilia verso i tools di Information Technology per uso personale e virata di 180°, verso la grigia neofobia quando gli ambiti di applicazione potrebbero e dovrebbero essere quelli professionali.

In ambiente che abilita il concetto emergente di extended enterprise ha ancora senso che acquisire contezza del menu sia fatto che debba accadere dopo aver varcato la soglia fisica del ristorante. Quindi, menu visionabile, consultabile sulle vetrine virtuali: il sito, i social media. In loco, menu disponibile su tablet presenti ai tavoli e, espediente ancora più innovativo, menu a sostanziare app del ristorante. È l’app economy, dopotutto. Una recente ricerca condotta negli Usa afferma che il 79% dei commensali concorda sul fatto che la tecnologia fruibile migliora la loro esperienza al ristorante.

Ordinare diviene più facile e minimizza l’impiego del personale di sala. La suddetta ricerca aggiunge che il menu digitale incrementa le vendite in un range oscillante tra il 5% e l’8%. Difatti, ecco l’elemento che genera innovazione nell’innovazione, ordinare mediante menu digitale comporta una relazione two ways con lo strumento. Ad esempio, clicco sulla portata che sono intenzionato, forse, ad ordinare, e mi appaiono gli ingredienti ed il conteggio calorico; non solo, mi viene suggerito il vino (servito al calice) in abbinamento. Ancora, mi potrebbe venire suggerito, nel caso stia ordinando il primo, con quale secondo proseguire e, nel caso stia ordinando il secondo, quale possa essere il migliore contorno da affiancare. Ed in piena trasparenza, ho contezza precisa, all’istante, di quanto sarà il conto.

Ancora, i tempi di attesa, ma non quelli staticamente definiti in teoria, bensì quelli dinamicamente calcolati in funzione delle code di cucina e dei task della brigata. Grafica diversificata, blinking per proposta speciale; counter per le rimanenti disponibilità di un piatto: tutte prestazioni possibili. E stiamo solo parlando del “front” del menu. Ma il menu digitale, teniamo bene in considerazione, è forma su schermo di sostanza software. Tutte le transazioni sono collazionate e diventano dati di grande utilità, se adoperati con sapienza, per leggere ed interpretare l’andamento dell’esercizio, i comportamenti dei clienti, il lavoro della cucina e della sala.

Si pensi, vantaggio enorme, a quanto divenga problema del passato, vero assillo dei giorni andati, l’immutabilità del menu, almeno per un’intera stagione. Modificare un ingrediente, eliminare un piatto (senza ricorrere al brutto tratto di penna), aggiungere proposte, variare prezzi. Lanciare pop-up per comunicare eventi imminenti. Proporre acquisti a scaffale. In back-up, vedersi svolto in automatico l’update di magazzino fino ad arrivare, in automatico, al riordino al fornitore per i beni che vanno sottoscorta.

Tutto fattibile con irrisoria facilità. È il nuovo mondo che radioso si apre. Citiamo ancora la ricerca Usa: roi nel giro di 7 mesi. Insomma, a regime, si tratta di vedere diminuiti per sempre alcune voci di costo e, da non sottovalutare, ritrovare tempo da destinare a ben altro. E stiamo concorrendo, ben lungi dal considerare ciò come una facezia, alla sostenibilità del pianeta, decrementando l’uso della carta. Il digitale, si sa, è più verde e più economico. Non c’è che dire, fu proprio una breaking news, quella notizia di cui in incipit.

© Riproduzione riservata

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Alberto Lupini


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