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Take away, boom del delivery
Spopola anche in quarantena

Take away, boom del delivery 
Spopola anche in quarantena
Take away, boom del delivery Spopola anche in quarantena
Primo Piano del 04 aprile 2020 | 07:37

Con un +56% registrato nel 2019, il servizio delle consegne a domicilio attraverso l’uso di app dedicate è in forte ascesa. Durante questo periodo di emergenza sanitaria stanno aprendo nuove possibilità per tutti quei locali che hanno dovuto temporaneamente chiudere le porte per rispettare le disposizioni dei decreti governativi.

Con la rivoluzione “digital” in atto, in un mondo dove siamo sempre connessi, anche il campo della ristorazione ha dovuto evolversi. In particolare, il settore che più di tutti ha visto una crescita esponenziale negli ultimi anni è quello del food delivery, che nelle ultime settimane ha avuto una spinta ulteriore: la chiusura obbligatoria dei locali per evitare la diffusione del coronavirus ha spinto molte aziende e molti ristoranti a trovare soluzioni alternative, evitando così di fermare del tutto la propria attività. Tra le ultime iniziative nate in questo periodo, ricordiamo la piattaforma Ristoacasa.net, sviluppata dalla Fipe, “#ristoriAMOci a casa”, la rete creata da Menù, impresa che distribuisce specialità alimentari per la ristorazione, e MyCia, la app food-tech che propone piatti d'asporto in linea con esigenze alimentari specifiche.

Con un +56% nel 2019, il servizio delle consegne a domicilio attraverso l’uso di app dedicate è in forte ascesa - Take away, boom del delivery Spopola anche in quarantena
Con un +56% nel 2019, il servizio delle consegne a domicilio attraverso l’uso di app dedicate è in forte ascesa

Ma come si è sviluppato il food delivery? Si è passati dalla semplice consegna a domicilio - con la pizza come principale protagonista - ad avere tantissime piattaforme di delivery online che gestiscono tutto il processo, dall’ordine fino alla consegna. Secondo i dati di Osservatorio eCommerce B2C, nel 2019 il giro d’affari del food delivery in Italia è stato di 566 milioni di euro (+56% rispetto all’anno precedente) e si stima che entro il 2022 arriverà a 2,5 miliardi. Stime che potrebbero comunque essere riviste proprio in virtù del recente sviluppo dell’universo delivery in concomitanza con l’epidemia di Covid-19.

Ma nel Paese dell’home-made per eccellenza, come può il mercato del delivery crescere del 56% in un anno? In primis perché questo fenomeno si è altamente specializzato, fornendo al consumatore un’enorme varietà di piatti e di cucine di diverse origini: non solo pizza e giapponese, ma anche gluten free, vegan, cucina macrobiotica, ecc. In particolare, i piatti più ordinati sono: pizza, hamburger, gelato, ramen e wok. Inoltre, il take away si rivolge a una fetta di consumatori molto specifica: i più attivi sono i millennials, per il 55% uomini, che non hanno tempo da dedicare alla cucina. Sono perlopiù impiegati (40%) che preferiscono la cena a casa rispetto al ristorante, come testimonia l’analisi di Semrush che indica che la query “cena a casa” supera di quattro volte la ricerca di “cena al ristorante”.

Durante questo periodo di emergenza sanitaria stanno aprendo nuove possibilità per i ristoranti - Take away, boom del delivery Spopola anche in quarantena
Durante questo periodo di emergenza sanitaria stanno aprendo nuove possibilità per i ristoranti

Leader di mercato nel take away è la piattaforma Just Eat con 555mila ricerche al mese, seguito da Deliveroo con più di 142mila. La grande forza di queste piattaforme è la loro diffusione: ad oggi, il 93% dei centri con oltre 50mila abitanti hanno servizi di delivery. Data la profondità di penetrazione di queste app, il servizio di take away diventa un’opportunità da cogliere al volo sia per i vantaggi logistici sia per la visibilità, al fine di raggiungere un elevato numero di consumatori potenziali. Inoltre, attraverso queste piattaforme digital è possibile ottenere maggiori informazioni sugli utenti e profilare le abitudini alimentari del cliente, anche in base al periodo o alla situazione climatica.

A fronte quindi di un sostanziale aumento della domanda a domicilio, come può il ristoratore mantenere una qualità costante? Ecco che entra in gioco un nuovo modello di cucina, chiamato “dark kitchen”. Sono cucine centralizzate che realizzano piatti da consegnare unicamente ai riders. In questo modo il ristorante può garantire la massima efficienza a livello operativo e al tempo stesso non compromettere la sua attività, generando nuovo business. Per il futuro si prospetta uno scenario innovativo ma anche potenzialmente rischioso per la ristorazione tradizionale, che dovrà adattarsi sempre più alle nuove tendenze e alle abitudini del consumatore.

Per informazioni: www.jacleroi.com

© Riproduzione riservata

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Alberto Lupini


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