Molino Quaglia
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Gadget al -40% per “comprare” il cliente
Il Gufo mette i ristoratori spalle al muro

Gadget al -40% per “comprare” il cliente 
Il Gufo mette i ristoratori spalle al muro
Gadget al -40% per “comprare” il cliente Il Gufo mette i ristoratori spalle al muro
Primo Piano del 13 gennaio 2017 | 10:11

Continuano le furbate del sito americano, che ora offre ai ristoratori a prezzo scontato degli articoli griffati TripAdvisor, per cercare di persuadere il cliente a recensire il locale. Il ristoratore è costretto a stare al gioco del portale, per non trovarsi svantaggiato rispetto alla concorrenza

TripAdvisor continua la sua “scalata controversa” per conservare il primato delle recensioni online. L'ultima trovata è una promozione, esclusivamente dedicata ai ristoratori (presentata attraverso una mail), che prevede l'acquisto, scontato del 40%, di prodotti firmati dal Gufo che, posti nel proprio locale, inciterebbero i clienti a lasciare una recensione una volta tornati a casa. Biglietti da visita, carte magnetiche, adesivi per mobili o per macchine, appositi contenitori per il take away, addirittura timbri da apportare alle fatture, tutto con il "Gufo" ben chiaro in vista, che domanda al cliente «How was your stay? We'd like to know» (Com'è stato il tuo soggiorno? Vorremmo saperlo).

Il cliente, quindi, può essere stimolato da questa pubblicità "aggressiva" e correre a casa a scrivere una recensione (o farlo direttamente nel locale, magari da smartphone); ecco allora che il ristoratore si ritrova sul proprio profilo TripAdvisor numerosi commenti in più. E di recente abbiamo avuto modo di approfondire l'importanza della web reputation per i gestori di locali (a fine novembre a Milano è stato presentato il primo portale di recensioni verificate, All you can rate).

Gadget al -40% per “comprare” il cliente Il Gufo mette i ristoratori spalle al muro

Potrebbe anche essere considerata una strategia pubblicitaria originale ed efficace, ma... spingendosi un po' oltre, ci chiediamo: cosa accade ai ristoratori che non comprano i gadget propinati dal Gufo? Dietro un'apparente generosità atta a far risparmiare il 40% su prodotti TripAdvisor, si cela ancora una volta un aggressivo ricatto da parte del portale americano, che lascia intendere: “se non compri i nostri prodotti, avrai meno recensioni e perderai posizioni in classifica”.

Con ancora grande visibilità delle proprie recensioni online, TripAdvisor mette così il ristoratore in una posizione delicata, costretto ad adeguarsi alle leggi di mercato scelte dal colosso statunitense, per paura di perdere punti da parte dei clienti.

Oltre a questo fatto, non va nemmeno sottaciuto l'inopportuno monopolio che TripAdvisor continua a detenere: il potere sui locali affidato ad un unico censore, che scoraggia la concorrenza e piega la ristorazione di fronte alle proprie leggi, per di più, nemmeno tanto valide, considerando gli episodi “poco opportuni” che in passato, spesso e volentieri, hanno coinvolto il Gufo.

Gadget al -40% per “comprare” il cliente Il Gufo mette i ristoratori spalle al muro

Dal conclamato ormai fenomeno delle false recensioni a profili di ristoranti chiusi o mai esistiti non rimossi dal proprio sito; dalle proteste dei ristoratori quando gli viene riferita l'impossibilità di sottrarsi alle richerche sul portale fino ai pacchetti di recensioni positive venduti “sotto banco”.

Sembra forse che TripAdvisor abbia fatto dei passi avanti, promuovendosi questa volta “alla luce del sole”: in realtà il ricatto c'è. Il ristoratore che fa a meno di questi gadget, fa a meno delle posizioni sul portale, rinunciando quindi a visibilità e popolarità, che il Gufo, pur di mantenere il primato e screditare ogni possibile forma di concorrenza o protesta, vende gratuitamente! 100 semplici biglietti da visita, infatti, che fino a ieri erano aquistabili per 24 $, ora sono l'unico prodotto (ma anche uno dei più efficaci e diretti) ad essere completamente regalati, a disposizione del ristoratore in forma gratuita.

Italia a Tavola, con coerenza, porta avanti la protesta ad un sistema che svilisce e piega la ristorazione con sotterfugi e false recensioni, al contrario di altre associazioni che si sono anch'esse piegate al suo strapotere. Ecco allora che, diametralmente opposta alla campagna del Gufo, Italia a Tavola continua la sua iniziativa #NoTripAdvisor, che sta ottenendo successo e consensi non solo tra i ristoratori in Italia, ma anche tra quelli in tutto il mondo.

© Riproduzione riservata

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“Italia a Tavola è da sempre in prima linea per garantire un’informazione libera e aggiornamenti puntuali sul mondo dell’enogastronomia e del turismo, promuovendo la conoscenza di tutti i suoi protagonisti attraverso l’utilizzo dei diversi media disponibili”

Alberto Lupini


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16/01/2017 11:58:58
2) La trasparenza e la verità prima di tutto, Gufo o non Gufo
Gentile signor Chiari, mi permetta di farle notare che lei parte da un presupposto completamente sbagliato: le “recensioni” a cui si riferisce (che tecnicamente sono al più commenti su un’esperienza in un locale) hanno per noi il grandissimo valore, insostituibile, di permettere un confronto fra chi propone un servizio e chi lo usufruisce. Nel caso specifico fra il gestore di un ristorante e i suoi clienti. Che siano positive e negative dipende ovviamente da tante valutazioni, ma come dice lei poco importa. Ciò che per noi è invece irrinunciabile è che queste valutazioni siano veritiere, documentabili e utili ai ristoratori o agli albergatori, come a possibili nuovi clienti. Lei si dice “amareggiato e stanco” per i nostri tentativi di svilire il servizio offerto da TripAdvisor, quasi che il fatto che sia gratuito (su cui lei insiste) sia un valore di per sé. E, con una scelta che rispettiamo, titola il suo post “Avete veramente stancato, vi metto nella spam!”. Lei può metterci nella Spam fin che vuole, ma non per questo noi rinunceremo a proseguire in quello che come giornalisti riteniamo sia un nostro dovere: segnalare ciò che succede nel nostro mondo, sia che questo possa piacere a qualcuno, sia che ad altri possa dispiacere. E lo scrivo con tristezza perché per un giornale perdere un lettore è sempre un fatto grave, ma lo è a maggior ragione quando avviene per pregiudizio o, peggio, quando viene sbandierato come una minaccia.
Per onestà intellettuale, caro signor Chiari, devo rilevare che lei fra l’altro non sembra un grande lettore di “Italia a Tavola”. Per assurdo, facendo le dovute proporzioni, sembra che noi abbiamo dedicato al suo locale più citazioni di quanto lei non segua noi. Come fa a sostenere una bufala colossale (degna delle migliori fake news di cui tanto si parla in questo periodo) come quella che noi vorremmo che “si resti nel passato con guide con riconoscimenti comprati”? Ma davvero non si è mai accorto che "Italia a Tavola", da sempre (e ormai la testata ha più di 30 anni...) ha contestato in tutti i modi un sistema vecchio ed autoreferenziale come quello delle gerarchie fra ristoranti costruite sui punteggi delle guide? Più volte abbiamo chiarito che il nostro desiderio è quello di vedere TripAdvisor pulito (e non lordo di commenti falsi e a pagamento) per avere un riferimento più reale degli orientamenti dei consumatori.
Detto ciò, va anche chiarito che un conto è esprimere una valutazione privata basata su impressioni e soddisfazioni e un altro esprimere giudizi un po’ più tecnici e che tengono conto di competenze. È un po’ come leggere la cronaca di un avvenimento sportivo di un giornalista esperto o partecipare ad una discussione al bar. Sono due contesti diversi che hanno entrambi peso, ma che si situano in contesti diversi. L’importante è che sia il giornalista che i commensali del bar abbiano realmente assistito all’evento sportivo di cui scrivono o dibattono. E questo è il punto: a volte sulle guide si leggono presentazioni di locali che non hanno ancora aperto o che sono chiusi da anni (ma sono davvero pochi questi casi), mentre su TripAdvisor, nella migliore delle ipotesi, almeno un commento su 4 è falso e a pagamento.
Riguardo al trovare nuovi locali o nuovi cuochi le posso garantire che è un compito a cui ci dedichiamo da sempre e lo facciamo cercando di non creare graduatorie di valore, ma semplicemente presentando ogni volta un locale. E allo stesso modo devo dire che è ingiusta e ingiustificata l’accusa che ci fa di non accompagnare i suoi colleghi nel tragitto professionale. È proprio la nostra mission aziendale quella di cercare di presentare sempre le novità che possono essere utili nella gestione di un locale. E lo facciamo con particolare attenzione al mondo del web (di cui siamo una componente attiva). Se però lei pensa che tutto il futuro stia nelle mani di TripAdvisor (come pensa anche qualche sindacato di categoria che ha pensato di fare un’alleanza con chi detta le regole...) è evidente che siamo su piani diversi e ne prendo atto. Aggiungo solo che se il futuro deve essere quello che si legge nei tanti commenti (ben 1177 a oggi) sul suo locale in Città alta a Bergamo, devo dire che non è proprio all’insegna della trasparenza. Il suo locale si trova oggi nella notevole 14ª posizione su 517 “punti di ristorazione” a Bergamo secondo la scala gerarchica definita da TripAdvisor (ovviamente davanti a lei c'è un solo locale segnalato dalle guide come eccellente).
Nel pieno rispetto delle valutazioni dei suoi clienti basta però scorrere la lista per rendersi conto che ci sono locali fra loro non paragonabili e che fanno dubitare del titolo (i migliori). È fra l’altro curioso che, nonostante la sua cantina abbia pochi coperti (e sembra più un bistrot per la distanza, minima, fra i tavoli...), lei si trovi al secondo posto in assoluto per numero di commenti. Ed è forse al primo posto per la quantità di commenti anonimi (con nick di fantasia) che sembrano tutti richiamarsi l’un l’altro: personale gentilissimo, bel posto, ottimi piatti, ecc. Quasi nessuno contesta la fattura di un piatto o lo stare gomito a gomito. Lei è davvero fortunato e, stando al portale americano, bravissimo nel suo lavoro. Applicando un minimo di spirito critico (che non le manca di sicuro) si potrebbe magari avanzare anche il dubbio che lei sia bravissimo anche nel sapere fare fruttare al meglio le possibilità di promozione (gratuite ovviamente) messe a disposizione da TripAdvisor. E in questo come darle torto se fa una difesa così convinta del gufetto...
Alberto Lupini
direttore
Italia a Tavola
16/01/2017 11:58:36
1) Avete veramente stancato, vi metto nella spam!
Sono sinceramente amareggiato e stanco di leggere i vostri inutili tentativi di svilire un servizio GRATUITO che ci arriva dal cliente e non da una "compagnia americana", come voi volete far credere. Le recensioni sono un valore aggiunto in ogni caso, sono informazioni che riusciamo a raccogliere e sono sincere, non sono SOLO quelle costruite che dite voi. Se sono positive o negative, poco deve importare, perché è l'analisi che deve essere importante! Perché volete che si resti nel passato con guide e riconoscimenti "comprati" con aderenze e favori (e non ditemi che non è vero, l'ho provato e posso dimostrarlo come tutti noi) e che completi sconosciuti, con locali non "alla moda" o che non vengono riconosciuti dai "guru" della carta stampata, restino tali se lavorano e si impegnano nel migliore dei modi? Trovare nuovi luoghi, nuovi personaggi, nuovi chef e nuovi sapori dovrebbe per voi essere una risorsa, se poi vengono segnalati da chi ci va a mangiare e poi vi legge, mi sembra la quadratura del cerchio! E allora spiegatemi che cosa non va??? Ma quando "All you can rate" crescerà e diventerà grande, cosa verrà fatto per farlo sopravvivere? Verrà trattato come una qualsiasi attività d'impresa, con costi e ricavi, dipendenti e fornitori, per questo dovrà far quadrare i conti e cercare di "vendere" il più possibile, ma rimanendo nella deontologia professionale che gli compete, o sbaglio? Non è forse quello che facciamo tutti i giorni? Sia io che voi. Che cosa volete allora demonizzare in questo se fatto da TripAdvisor? Per favore venite nel futuro e accompagnate chi dei miei colleghi ristoratori non ha il tempo e le competenze per capire al volo le opportunità NUOVE che il web ci offre, sono le risorse che ci faranno continuare la nostra bellissima professione per i prossimi anni, se no lasceremo vincere i più grossi e noi piccolini soffriremo sempre. Viviamo in un paese di FURBETTI che purtroppo si è abituato al fatto che veniamo definiti un popolo di evasori e disonesti, ci aumentano le tasse a noi che le paghiamo, perché pochi non le pagano e questa filosofia é diventata la regola e si è estesa ad ogni ragionamento. Così anche alle recensioni, per pochi che le hanno comperate, ci rimettono tutti quelli che se le sono sudate. Come dite?... Il problema è che non dovrebbero essere vendute? Ma scusate, se qualcuno vi vuole vendere, che ne so, della cocaina, è più colpevole lui o voi che la comperate? Buona giornata e buon lavoro a tutti.
Paolo Chiari

Ristorante Lalimentari

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