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di Andrea Radic
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Paolo Massobrio opinion leader dell'anno
«La tv non basta per avere consenso»

Primo Piano del 07 febbraio 2017 | 11:28

«La comunicazione non è un monopolio della sola televisione, ma il consenso può nascere, come è stato per me, dai rapporti quotidiani». Massobrio, creatore di Papillon e Golosaria, da 30 anni narratore di eccellenze, ha trionfato nella categoria Opinion leader del sondaggio Personaggio dell'anno con 11.471 voti

Paolo Massobrio, 56 anni, milanese di origini monferrine, si occupa da circa 32, come giornalista, di economia agricola ed enogastronomia. Collabora con i quotidiani La Stampa, Avvenire e Italia Oggi. Vive ad Alessandria, è sposato con Silvana ed è padre di tre figli. È direttore responsabile del portale www.ilgolosario.it e della rivista Papillon, nonché autore della guida best seller “Il Golosario”, dedicata alle 1.000 e più cose buone d’Italia.

Paolo Massobrio opinion leader dell'anno  «La tv non basta per avere consenso»
Paolo Massobrio

Tra le sue pubblicazioni: “L’ascolto del vino” e il “Gatti Massobrio”, taccuino dei migliori ristoranti d’Italia, scritti entrambi con Marco Gatti. E poi “Adesso, 365 giorni da vivere con gusto”, che è l’opera a cui tiene di più. È direttore della collana “I libri del Golosario” per Cairo editore ed ha debuttato con due libri dedicati alla cucina degli avanzi (“Avanzi d’autore”) e a quella della stagionalità (“Cucinare i sapori d’Italia”) con la maestra Giovanna Ruo Berchera.

È fondatore e presidente nazionale del Club di Papillon, movimento di consumatori fondato nel 1992 che annovera 50 gruppi sparsi in Italia. Collabora a radio e tv ed è giudice nella trasmissione “La prova del cuoco” su Rai Uno. Tra i numerosi riconoscimenti, il premio Saint Vincent di giornalismo e la nomina nel Comitato delle firme di Expo 2015.

Ogni anno celebra con il collega Marco Gatti il premio Top Hundred, dedicato ai 100 migliori vini d’Italia, ma soprattutto anima una manifestazione, denominata Golosaria, che si tiene da 12 anni a Milano e nel Monferrato e da due anni nel Veneto.

Chiamo al telefono Paolo Massobrio, fresco della vittoria nel sondaggio Personaggio dell'anno 2016 (categoria "Opinion leader"), con 11.471 voti. «Parlo con l’opinion leader più votato d’Italia?», gli dico. «No, con il suo sosia», scherza lui.

Come hai affrontato la competizione, con quale spirito e quali mezzi?
Ho partecipato a diverse edizioni del Premio e sei anni fa giunsi secondo alle spalle di Elisa Isoardi, volto televisivo che aveva annunciato anche in tv la candidatura. Non avrei potuto farcela, ma fu una bella soddisfazione. Quindi nel momento in cui, quest’anno, mi sono trovato molto in alto nella classifica, ho cominciato a mandare messaggi e coinvolgere alcune community di miei lettori e di persone che seguono la mia attività. Il sostegno ha cominciato a diffondersi a macchia d’olio, dimostrando che la comunicazione non è un monopolio della sola televisione, ma il consenso può nascere, come è stato per me, dai rapporti quotidiani con i lettori e con la gente che incontro nel corso di numerose iniziative. Rapporti che lasciano un segno positivo e richiamano al supporto quando c’è l’occasione di darlo. Un gioco che ha appassionato tanti.

In rete ti sei inventato qualcosa di particolare per stimolare al voto?
Non tanto io, ma alcuni amici che l’8 gennaio, giorno del mio compleanno, hanno lanciato l’idea: “Facciamo un regalo a Paolo e facciamolo arrivare primo”. Un segnale di affetto e stima che è diventato virale. Ritengo che i migliori rapporti nascano dal vivo e possano essere rafforzati con i social. Ecco, tutto ciò è più forte della tv.

Oltre 11mila voti, la tua è anche una vittoria dei piccoli produttori, degli artigiani e dei viticoltori che scopri e fai conoscere?
È così, Golosaria raccoglie grande consenso tra i produttori e intorno a Papillon ho avuto la fortuna di veder nascere il Club di Papillon, una realtà che unisce migliaia e migliaia di persone. Cinquanta gruppi in tutta Italia, molto vivi. Anche questo conta, dopo trentadue anni abbiamo costruito qualcosa, anche noi in maniera artigianale, passo dopo passo, senza grandi gruppi alle spalle, che sta raccogliendo buoni frutti e il premio Italia a Tavola è senz’altro uno dei più belli.

Appunto, come giudichi l’iniziativa e quali aspetti ne apprezzi?
Come dicevo, la conosco da diversi anni e la vedo crescere meritatamente. Nel votare io stesso e nel conoscere i profili dei candidati, ho trovato persone di grande professionalità che voglio incontrare, e mondi che voglio conoscere meglio. Ad esempio quello dei bartender, dove ho visto grande apprezzamento.

Appassionato di cocktail?
Voglio conoscere il vincitore dei bartender, Danny Del Monaco, e assaggiare i suoi memorabili cocktail, ha dimostrato che la forza comunicativa che nasce dal contatto diretto con la gente è vincente. Ricordo che il suo maestro Angelo Zola mandava a Natale 10mila biglietti d’auguri scritti a mano uno ad uno. Anche Aibes nasce da un rapporto tra persone, momenti che lasciano ricordi memorabili. Sono passati 50 anni da Angelo Zola dietro al bancone del Principe di Savoia a Milano, ma il metodo della condivisone è ancora quello.

E degli altri vincitori che pensi?
La community di Antonello Maietta apprezza il suo lavoro e lo ha dimostrato. L’ho votato anch’io. Tra i cuochi, pizzaioli e pasticceri mi ha colpito che Cannavacciuolo, molto esposto in tv e con le sue dispense in edicola, non abbia superato la preferenza andata ad un maestro del cioccolato come Ernst Knam. Il motivo è l’esperienza diretta, molte più persone hanno assaggiato i dolci di Knam di quanti non abbiano gustato i piatti di Cannavacciuolo così come di Carlo Cracco, rimasto un po’ indietro. Puoi essere in tv, ma poi la tv si spegne.

Finita l’era della visibilità televisiva fine a se stessa? I cuochi in tv hanno stancato?
Dai risultati del Premio Italia a Tavola traspare chiaramente l’effimero televisivo e l’affermazione di chi sta tra la gente e che la gente può conoscere in modo più concreto.

Hai pensato di poter perdere?
Joe Bastianich mi ha dato del filo da torcere, ma sono contento che dietro di me ci sia Benedetta Parodi, mia concittadina. Alessandria è al primo e secondo posto!

E i cosiddetti “influencer”?
Le affermazioni di Nerina Di Nunzio e di Luciano Pignataro dimostrano la forza di intercettare il consenso in rete, attraverso i social. Infine, mi aspettavo l’ottimo risultato di Fede e Tinto, la radio è uno strumento stupendo, anche qui il dialogo quotidiano ha dato loro modo di raccogliere molto. Il pubblico che sceglie la radio è più attento di quello televisivo.

Ti aspettiamo a Firenze per la premiazione.
Presente!


INTERVISTA FLASH
Il tratto principale del tuo carattere?
La risata
Il tuo difetto maggiore?
Sono irascibile
Il tuo pregio cui tieni di più?
Il saper scrivere bene
Il vino che preferisci?
Il Bricco dell’Uccellone
Il piatto che preferisci?
La bagna cauda
Il tuo colore preferito?
Il blu
Il tuo hobby?
Camminare
Il tuo sport?
Sempre quello
Il tuo amico a quattro zampe?
È un cane: Brando, un cocker con il manto quasi blu
Se non vivessi ad Alessandria, dove vorresti abitare?
A Vignale Monferrato
Il tuo libro preferito?
“Padre Joe” scritto da Tony Hendra della scuola dei satirici americani, tra gli autori dei Blues Brothers
Il tuo film preferito?
“Il pranzo di Babette”

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