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Sardegna, non solo mare L’olio è uno dei tesori dell’isola

In quella che è forse la regione più selvaggia d’Italia, grandi superfici incolte, macchia mediterranea e pascoli naturali la fanno da padroni. Qui la coltivazione degli ulivi si è creata una propria realtà ben definita.

di Fulvio Raimondi
sommelier dell'olio
 
29 aprile 2020 | 09:15

Sardegna, non solo mare L’olio è uno dei tesori dell’isola

In quella che è forse la regione più selvaggia d’Italia, grandi superfici incolte, macchia mediterranea e pascoli naturali la fanno da padroni. Qui la coltivazione degli ulivi si è creata una propria realtà ben definita.

di Fulvio Raimondi
sommelier dell'olio
29 aprile 2020 | 09:15
 

In tempi di isolamento domestico ci possiamo divertire a scoprire nuove eccellenze olearie, ad esempio quelle provenienti da un territorio spesso apprezzato solo per il mare e i paesaggi naturali. La storia dell’olivicoltura in Sardegna ci racconta che i Fenici iniziarono a scoprire quanto fosse prezioso l’olio di oliva, dopo che sono stati ritrovati reperti storici come ampolle ed anfore. Una spinta ulteriore venne data dai Romani che, è bene ricordarlo, sono stati i primi ad intuire che l’olio di oliva potesse essere usato come alimento; poi ebbe un momento di massima espansione con l’avvento degli spagnoli nel XVII secolo.

Ora in Sardegna si possono contare circa 6 milioni di piante con circa 40mila ettari di oliveti 52mila aziende agricole, per una produzione che si attesta intorno alle 10mila tonnellate all’anno, che rappresentano più o meno l’1,5% della produzione nazionale. La capitale dell’olio evo della regione è sicuramente Sassari e la sua cosiddetta corona, che ne rappresenta il circondario. Altre zone interessate sono il Nuorese, le colline del Sulcis-Iglesiente, l’Algherese e il Montiferru in provincia di Oristano, e formano, tutte insieme, l’unica Dop regionale.

Ulivo sardo - Sardegna, non solo mare L’olio è uno dei tesori dell’isola

Ulivo sardo

La Bosana, la Nera di Oliena, la Pizz’e Carroga, la Semidana e la Tonda di Cagliari sono le cultivar più note della regione. La Bosana è quella più diffusa e nota, una qualità la cui entrata in produzione è piuttosto precoce con elevata produttività. L’amaro e il piccante che pian piano si rivelano sono piuttosto persistenti nel cavo orale e guarniscono alla perfezione un piatto tipico come l’agnello con i carciofi. La Pizz’e Carroga (che significa “becco di cornacchia”) è forse la varietà più antica dell’isola, non ha una resa in olio eccezionale e spesso viene utilizzata come oliva da mensa, mentre la Semidana, originaria dell’Oristanese, è frutto di una pianta molto vigorosa tanto da poter essere impiantata in uliveti intensivi. Il suo fruttato medio con le note di amaro e piccante non eccessive si possono versare senza timori su una zuppa di polpo crudo servito come antipasto.

Pensando alla Sardegna in relazione al turismo viene spontaneo immaginare un mare forse unico al mondo, infatti vengono in mente località tipo Stintino, Porto Cervo, Alghero, Santa Teresa di Gallura, Porto Torres, Palau, ma percorrendo l’entroterra a velocità di crociera con la propria macchina si gustano paesaggi selvaggi e naturalistici che non hanno paragoni nel nostro Paese. La terra assume colorazioni diverse facendo contrasto con la vegetazione spesso spontanea, dando quasi l’idea di trovarsi in luoghi ancora inesplorati.

Volendo visitare l’uliveto più antico dell’isola dovreste fare un giro nei pressi del castello pisano di Gioiosa Guardia. L’uliveto si estende su un terreno di circa 7 ettari e pare risalga al 1436. L’allora viceré del Regno di Sardegna invitò i cittadini di Villamassargia ad innestare della vallata del Cixerri. Si pensi che in questo uliveto sono presenti ulivi monumentali tipo il Sa Reina con ben 16 metri di circonferenza alla base del fusto.

Sicuramente l’olio è uno dei tesori di quest’isola e merita una conoscenza approfondita.



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