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Creativo, carismatico, unconventional Massimo Bottura si racconta

Abbiamo sollevato il cappello da cuoco a Massimo Bottura dell'Osteria Francescana di Modena, che ci ha svelato i suoi segreti: da cosa voleva diventare da grande a ciò che non manca mai nel suo frigorifero

Clara Mennella
di Clara Mennella
vicedirettore
15 agosto 2015 | 15:07

L’aggettivo unconventional non trova l’esatta traduzione in un’unica parola della lingua italiana, ma a Massimo Bottura (nella foto) calza a pennello e questo forse non è un caso perché il cuoco modenese è sicuramente uno dei personaggi icona dell’italianità più internazionale. Straordinaria creatività ed eccezionali capacità professionali sono declinate con semplicità e simpatia in questo cuoco che non ha scelto la professione da bambino ma a 24 anni quando, con una secca virata, interrompe gli studi di giurisprudenza dando una svolta alla sua vita e alla storia della cucina italiana e mondiale.

La prima tappa di questo percorso è stata quella di rilevare una trattoria vicino a Nonantola, poi sono trascorsi una decina di anni di lavoro e studio fra la sua Emilia Romagna, Parigi e New York incontrando con la stessa passione e ardore, Cogny o Ducasse, fino all’apertura, nel 1995 dell’Osteria Francescana a Modena, 3 Stelle Michelin dal 2012, seguita dal secondo locale, la Franceschetta58 creata insieme a Marta Pulini.

Il suo motto è quello di prendere il meglio dal passato e di proiettarlo nel futuro e la sua tecnica spazia infatti dalla preparazione di un perfetto tortellino alla cucina molecolare, appresa da Ferran Adrià. Inarrivabile modello per le nuove generazioni, impossibile elencare tutti i premi e i riconoscimenti al cuoco e al ristorante, l’ultimo che li riassume tutti è il recente secondo posto mondiale nella classifica dei 50 Best Restaurant 2015.

Massimo Bottura

Da bambino cosa sognavi di diventare?
Un calciatore.

Il primo sapore che ti ricordi?
Pane latte e zucchero.

Qual è il senso più importante?
Il senso critico.

Il piatto più difficile che tu abbia mai realizzato?
Il prossimo.

Come hai speso il primo stipendio?
In un viaggio con concerto e ristorante.

Quali sono i tre piatti che nella vita non si può assolutamente fare a meno di provare?
La pizza, i tortellini, il sushi di uni da Jiro Ono

Cosa non manca mai nel frigo di casa tua?
I prodotti dei migliori artigiani dal nord al sud del paese, dalle migliori mozzarelle, al migliore culatello, il parmigiano ben stagionato, le marmellate e le acciughe di Cetara...

Qual è il tuo cibo consolatorio?
Quello ben fatto.

Che rapporto hai con le tecnologie?
Ottimo, se sono facili e intuitive.

All’Inferno ti obbligano a mangiare sempre un piatto: quale?
Un piatto fatto male o stupido.

Chi inviteresti alla cena dei tuoi sogni?
Mia moglie Lara.

Quale quadro o opera d’arte rappresenta meglio la tua cucina?
Non credo si possa sceglierne uno. Ogni piatto nasce da una diversa ispirazione, dal “Camouflage” allo “Spin painted Veal”, dal “Riso Cacio e pepe” a “Tutte le lingue del mondo”. Ognuno ha avuto l'influenza di un artista differente.

Se la tua cucina fosse una canzone quale sarebbe?
Anche qui dipende dal giorno, non ci può essere solo una canzone, servono almeno diversi album.


Osteria Francescana
Via Stella, 22 - 41121 Modena
Tel 059223912
www.osteriafrancescana.it
info@francescana.it

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