Quotidiano di enogastronomia, turismo, ristorazione e accoglienza
venerdì 20 febbraio 2026 | aggiornato alle 23:54| 117538 articoli in archivio

cosa sapere

Ortoressia, quando mangiare sano diventa ossessione e mette a rischio la salute

di Redazione Italia a Tavola
20 febbraio 2026 | 18:10

Avere un rapporto sano con il cibo è segno di consapevolezza. Ma quando l’attenzione per ciò che si mangia diventa ossessione, può trasformarsi in un problema clinico. È il caso dell’ortoressia, termine coniato 30 anni fa dal medico americano Steven Bratman per descrivere un comportamento patologico caratterizzato da un controllo eccessivo sull’alimentazione ritenuta salutare. Da allora l’interesse della comunità scientifica è cresciuto, con numerosi casi documentati che mostrano sintomi riconducibili a questo schema comportamentale.

Ortoressia, quando mangiare sano diventa ossessione e mette a rischio la salute

Ortoressia, perché l’ossessione per la qualità del cibo può diventare pericolosa

«Non si tratta di essere informati o attenti nella scelta di cosa mettere in tavola, ma di sviluppare una diffidenza estrema verso il cibo, con la convinzione che perdere il controllo su ciò che si mangia possa danneggiare la salute» spiega la dottoressa Barbara Mingardi, psicoterapeuta di Humanitas Gavazzeni, in un approfondimento pubblicato da Humanitas Salute.

Cos’è l’ortoressia e perché non è una diagnosi ufficiale

Il termine ortoressia deriva dal greco: orthos significa “giusto, corretto, mentre orexis indica l’appetito. Nonostante l’etimologia richiami l’idea di una cura scrupolosa dell’alimentazione, il disturbo non è ancora riconosciuto ufficialmente come diagnosi. Non compare infatti nel "Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali" dell’American Psychiatric Association né nella classificazione internazionale delle malattie dell’Organizzazione mondiale della sanità, e non rientra tra i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione come anoressia nervosa o bulimia. In ambito clinico, quando i sintomi risultano significativi, vengono di solito ricondotti ad altre categorie diagnostiche già esistenti, come i disturbi alimentari non altrimenti specificati o quadri con componenti ossessivo-compulsive.

Negli anni sono stati proposti diversi criteri per delinearne un possibile profilo clinico, ma manca ancora un consenso scientifico univoco e strumenti diagnostici standardizzati. Dall’analisi dei casi emerge che il tratto distintivo è la fissazione per la qualità del cibo associata al bisogno di massimizzare i benefici percepiti per la salute. Chi ne soffre tende a seguire regimi alimentari estremamente restrittivi, eliminando progressivamente tutti gli alimenti ritenuti “impuri”, “contaminati” o non sufficientemente salutari, fino a ridurre drasticamente la varietà della dieta. «L’attenzione non riguarda solo cosa mangiare, ma anche provenienza, metodi di coltivazione o allevamento e modalità di preparazione» aggiunge Mingardi. In molti casi questa rigidità si accompagna a senso di colpa quando si trasgrediscono le regole autoimposte, a rituali alimentari sempre più complessi e a un progressivo impatto sulla vita sociale, poiché pasti fuori casa, inviti o occasioni conviviali vengono evitati per timore di perdere il controllo sulla qualità del cibo.

I sintomi dell’ortoressia

Le manifestazioni dell’ortoressia spesso si sovrappongono a quelle di disturbi già riconosciuti, in particolare disturbi alimentari e disturbo ossessivo-compulsivo. Come accennato, la rigidità comportamentale e il senso di colpa dopo una “trasgressione” ricordano l’anoressia, mentre il controllo meticoloso dei pasti e il tempo eccessivo dedicato alla preparazione richiamano dinamiche ossessive. L’ossessione per il mangiare sano può tradursi in una ricerca compulsiva di informazioni su alimenti e rischi nutrizionali.

Ortoressia, quando mangiare sano diventa ossessione e mette a rischio la salute

Troppo attenti al cibo sano? I segnali dell’ortoressia da non sottovalutare

«Il cibo diventa la preoccupazione principale della giornata e la situazione diventa patologica quando compromette le relazioni sociali e affettive, ad esempio quando una persona rifiuta inviti a cena perché non si fida di ciò che verrà servito» aggiunge la specialista. Il risultato, come detto, è spesso un progressivo isolamento sociale e una riduzione della qualità della vita, con il paradosso di possibili danni alla salute causati proprio dall’eliminazione drastica di intere categorie alimentari.

Informazione, social e rischio disinformazione

La mancanza di criteri diagnostici ufficiali rende difficile stabilire quanto il fenomeno sia diffuso. Uno studio pubblicato qualche anno fa su "Eating and weight disorders" ha rilevato una prevalenza inferiore all’1% nel campione analizzato, suggerendo che si tratti di una condizione poco comune. A differenza di altri disturbi alimentari, non esistono dati solidi su genere, età o categorie più esposte. Tra i fattori di rischio ipotizzati c’è però la fruizione non critica delle informazioni online. «In un’epoca in cui molte nozioni circolano sul web, il pericolo è che convinzioni alimentari nascano da contenuti letti su blog, forum o social e non da fonti scientifiche affidabili» osserva Mingardi. Un’indagine dell’University College London condotta su 680 persone ha inoltre evidenziato una maggiore presenza di sintomi ortoressici tra gli utenti di Instagram. La dinamica è legata all’impatto visivo delle immagini e alla percezione che determinati comportamenti alimentari siano la norma, soprattutto quando a promuoverli sono profili considerati autorevoli o molto seguiti.

Trattamento dell’ortoressia

Detto ciò, quando si sospetta un caso di ortoressia, è consigliabile rivolgersi a specialisti esperti di disturbi dell’alimentazione. Il percorso terapeutico viene personalizzato e punta a ridimensionare l’idea rigida di “dieta perfetta”, aiutando la persona a costruire un rapporto più equilibrato con il cibo e con la propria salute.

© Riproduzione riservata