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Ristori: prima alberghi e discoteche e poi bar e ristoranti

Attesa per il Consiglio dei ministri slittato da giovedì a venerdì 21 gennaio. Il Governo deve stanziare aiuti alle attività che stanno subendo gli effetti della pandemia come le discoteche, chiuse dalla fine del 2021. Aiuti anche agli alberghi. Bar e ristoranti, invece, sperano in ulteriori fondi che potrebbero arrivare a breve dallo scostamento di bilancio. A pesare per tutti c’è il caro bollette.

Martino Lorenzini
di Martino Lorenzini
19 gennaio 2022 | 19:19
Ristori: prima alberghi e discoteche e poi bar e ristoranti

Ristori ai settori chiusi dai provvedimenti del Governo: sale da ballo, discoteche, ma anche sport e cinema e più in generale il settore dello spettacolo e quello del turismo. Hanno avuto una riduzione significativa di entrate  e sono stati messi in ginocchio anche a causa del caro bollette. Sono le voci principali all’ordine del giorno nel Consiglio dei ministri (inizialmente in programma giovedì 20 gennaio e poi slittato al giorno seguente), in vista dell’ultimo decreto legge prima dell’elezione del nuovo Capo dello Stato. l’Esecutivo inizialmente aveva ipotizzato uno scostamento di bilancio per recuperare 20 miliardi di euro. Ora sembra che ci sia margine per due miliardi di aiuti. Molto probabilmente dovrebbero invece rimanere a secco, in questa fase,  bar e ristoranti. Però da più fonti governative è stato chiesto uno scostamento di bilancio, manovra che permetterebbe di recuperare preziose risorse per un settore che sta pagando gli effetti. Ma non solo: si vorrebbe anche chiedere di rinnovare la cassa Covid e sgravi fiscali. A rischio ci sono migliaia di attività e altrettanti posti di lavoro.

Ristori: prima alberghi e discoteche e poi bar e ristoranti

Il caro bollette: allo studio tagli da 10 miliardi all’anno 

Tre miliardi di euro dalla cartolarizzazione degli oneri di sistema sulle bollette, 1,5 miliardi dalle aste Ets (Il Sistema europeo di scambio di quote di emissione), 1,5 miliardi dalla riduzione degli incentivi sul fotovoltaico, da 1 a 2 miliardi dal taglio agli incentivi sull'idroelettrico, 1,5 dalla negoziazione a lungo termine delle rinnovabili. Questi i fondi che il Governo avrebbe trovato per agire sul caro bollette. Un problema che potrebbe altrimenti avere pesanti ricadute sulle famiglie e sulle imprese. In particolar modo su quelle del settore dell’Horeca, già colpite dall’emergenza pandemica causata dalla Variante Omicron e dal ritorno dello smarworking (danneggiate le città d’arte, su tutte FirenzeRoma e Milano). I fondi sono stati annunciati mercoledì 19 gennaio 2021, dal ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani durante una audizione alla Commissione industria del Senato. Una cifra che dovrebbe essere rivista al rialzo, visto che inizialmente si pensava a un valore più basso.

 

L’ipotesi trasformare gli extra gettiti delle società energetiche in sgravi fiscali

Si ragiona perciò sugli aspetti regolatori, sul contesto macro-economico, sulle variabili in campo e sugli scenari futuri. Sul tavolo anche l’ipotesi, caldeggiata dal premier Mario Draghi, di trasformare gli extra gettiti delle società energetiche in sgravi per le imprese in affanno, costrette a bloccare la produzione per il rincaro delle bollette.

Il caro bollette non risparmia anche noti ristoratori

Il Covid non risparmia nemmeno storiche e note attività. Francesco Martucci, conosciuto ristoratore e maestro pizzaiolo che a Caserta, in Viale Giulio Dohuet, a pochi passi dalla Reggia, ha il suo locale "I Masanielli", dove si mangia una delle migliori pizze al mondo, l'altro ieri ha pubblicato sui social la prima bolletta dell'energia elettrica dell'anno.  È aumentata drasticamente passando da 2.400 euro a oltre 6mila euro.

Ci sono pure i lavoratori in quarantena

Tutti i settori, dal turismo all'agroalimentare sono stati colpiti anche dal fatto che dipendenti e titolari sono in quarantena a causa del Covid. Nel settore dell'agroalimentare la percentuale di assenti ha raggiunto il 30%.

 

Sangalli su caro-bollette delle imprese del terziario: «subito interventi strutturali»

«Il caro energia senza precedenti è un’emergenza ed un’urgenza. È un’emergenza perché ha un costo insostenibile per 1 milione di imprese del terziario, le più colpite dalla pandemia. Ed è un’urgenza perché occorre intervenire subito in modo strutturale: dalla dipendenza estera, agli oneri di sistema, alla compensazione dell’aumento dei prezzi dei carburanti sulla filiera dei trasporti e della logistica. La sostenibilità, oltre che ambientale, deve essere anche economica e sociale»: così il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha commentato i risultati dello studio sugli effetti dei rincari energetici sulle imprese del terziario realizzato insieme a Nomisma Energia e diffuso oggi.

Federalimentare, a rischio 40 mila posti di lavoro

Intanto le piccole e medie imprese dell'industria alimentare sono con l'acqua alla gola e, se le cose non cambiano al più presto, entro il 2022 molte aziende chiuderanno con una perdita stimata di oltre 40 mila posti di lavoro. Lo ha spiegato Federalimentare.

L'intervento di Confesercenti

«Trasporti turistici, agenzie di viaggio, guide turistiche, ricettività alberghiera ed extralberghiera rischiano di collassare - aveva dichiarato Mauro Bussoni, segretario di Confesercenti in un'audizione al Governo che si è svolta martedì 18 gennaio - A Roma, ma la situazione è simile in tutte le grandi città turistiche, un albergo su tre è chiuso. E per quelli aperti il livello di occupazione delle camere è a livelli percentuali molto bassi, come purtroppo anche in altre località turistiche: per gli hotel di Milano, Venezia, Roma e Firenze il tasso di occupazione è tra il 17 ed il 19% delle camere rese disponibili. In questo quadro non solo sarà necessario prevedere nuovi sostegni, bisogna intervenire al più presto con misure che garantiscano l'attività ed il lavoro delle imprese più colpite. A partire dalla proroga degli ammortizzatori Covid: ci sono 200 mila i lavoratori a rischio e 25 mila imprese che potrebbero essere costrette a chiudere. Ammontano a 43 miliardi i crediti ricevuti che le pmi dei nostri settori non saranno in grado di restituire».

Bar e ristoranti chiedono di rinnovare la cassa Covid e sgravi fiscali

 «Bar e ristoranti sono in ginocchio, bisogna rinnovare la Cassa Covid, moratorie bancarie e permessi per i dehors». Con queste parole Roberto Calugi, segretario di Fipe-Confcommercio si era presentato martedì 18 gennaio all’audizione con la Commissione Bilancio della Camera dei Deputati, in vista dell’approvazione del decreto Milleproroghe. Un passaggio fondamentale per rinnovare le misure di protezione delle 300mila imprese del settore e del milione di lavoratori impiegati. All'audizione è intervenuta anche Confeverscenti: «Trasporti turistici, agenzie di viaggio, guide turistiche, ricettività alberghiera ed extralberghiera rischiano di collassare».

La proroga della Cig Covid

L’Esecutivo è inoltre ancora diviso sul prolungamento della Cig Covid. Al momento sono al vaglio tre possibili ipotesiSi prevede di proseguire ancora un po’ la cassa gratuita per le imprese sotto i 15 dipendenti. Invece per quelle sopra i 15 dipendenti ci sarebbe l’esonero dal contributo addizionale. Infine, la terza soluzione è di esonerare dal pagamento dei contributi le realtà che stanno ripartendo e quindi che non richiedono la Cig. La Ragioneria del Governo è al lavoro per stimare la «Cig scontata» di prosecuzione: secondo le prossime stime dovrebbe oscillare tra i 3 e i 400 milioni.

 

 

 

 

 

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