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Discoteche, business al tramonto Il loro futuro? Cene e live show

La chiusura disposta dal Ministero fino al 7 settembre pone alcuni interrogativi sulle prospettive di un comparto che da tempo segna il passo, accelerandone il processo di cambiamento. Per Giacomo Pini, esperto di ristorazione e di locali, si va verso un cambiamento radicale del modello di business.

Sergio Cotti
di Sergio Cotti
20 agosto 2020 | 08:30
Discoteche, business al tramonto 
Il loro futuro? Cene e live show

Le discoteche? Stavano morendo anche prima del Covid; ora sono chiuse per decreto, ma quando riapriranno, il mondo sarà cambiato e l’idea di proseguire con un modello di business che già faceva acqua da tutte le parti potrebbe significare la fine per tanti locali. Non usa giri di parole Giacomo Pini, amministratore di Gp Studios, società di consulenza di ristorazione e turismo, ed esperto di locali da ballo, per tratteggiare la fotografia di un comparto che dovrà necessariamente ripensarsi se, dopo l’emergenza coronavirus, vorrà continuare a sopravvivere.

Discoteche, business al tramonto Il loro futuro? Cene e live show

Tavolini, cene e... nostalgia nel futuro delle discoteche

Il problema non è tanto quello di tornare a lavorare il 7 settembre (ieri mattina il Tar ha respinto le richieste dei gestori, che chiedevano una riapertura urgente dei locali), né di quanto una serata in discoteca sia più o meno pericolosa di un ballo sulla spiaggia o di un viaggio su un autobus. In gioco c’è, appunto, un intero modello di business, quello ancora arroccato ai fasti degli anni Ottanta e Novanta, che ormai non esiste più, o quasi, e che anche all’estero hanno iniziato ad abbandonare.



Già, perché a volte basta affacciarsi alla finestra e vedere cosa succede fuori. In fondo non bisogna neppure andare tanto lontano: Ibiza, la capitale spagnola del divertimento, insegna, e lì ormai non si balla più neppure al Blue Marlin, il beach club più glamour delle Baleari. Il futuro? Locali completamente nuovi, per un divertimento diverso, che va oltre lo sballo della pista, la musica a tutto volume e l’assembramento incondizionato e incontrollabile.

Giacomo Pini - Discoteche verso il tramonto  Il futuro? Food e spettacoli
Giacomo Pini

Giacomo Pini, quale sarà la formula vincente?
Il modello per come lo abbiamo conosciuto in questi ultimi 30 anni è finito. Le discoteche hanno una sola scelta ed è quella di avvicinarsi al food e agli spettacoli, così come sta già accadendo in diverse parti del mondo. Se non lo faranno, difficilmente potranno vivere un nuovo risorgimento.

I più giovani, quelli che hanno pochi soldi da spendere, rischiano però di perdersi.
La scommessa è proprio quella di continuare ad attirare questo tipo di clientela. D’altronde, per una serata “standard” che inizia dall’aperitivo e finisce in discoteca, passando per una cena e un drink prima di andare a ballare, servono ormai circa 100 euro. È una spesa che i giovani non possono permettersi, ma neppure tanti altri clienti un po’ più “grandi”. La platea si sta assottigliando e per evitare di perdere del business i locali non possono che adeguarsi di conseguenza. Le discoteche dovranno trasformarsi in luoghi in cui passare la serata, dalla cena al ballo. Resteranno alcuni grandi eventi, ma il concetto di discoteca settimanale, a mio parere, è destinato a fallire.

Gli imprenditori sono preparati al cambiamento?
Non ancora. D’altronde il loro modello ha funzionato per anni e oggi non è facile ripensarsi così in fretta, dopo aver vissuto di rendita tanto tempo. Il successo di un locale notturno è sempre stato attribuito alla firma del dj, alla notorietà della discoteca stessa e alla bravura dei pr. I gestori dei locali, oggi, non hanno un modello di organizzazione diverso da questo; una volta aprivano addirittura tutti i giorni, specialmente d’estate, oggi aprono due-tre volte la settimana ed è difficile in queste condizioni tenere in piedi tutta la macchina organizzativa. In altre parole, siamo lontani anni luce da quello che dovrebbe essere un buon business per il mondo della notte. E anche per questo i locali non avrebbero dovuto neppure riaprire dopo l’emergenza; ora con questa nuova chiusura rischiano di perdere ancora di più.

Il problema dei giovani, però, rimane. In quanti sarebbero disposti a rinunciare al ballo?
Lancio una provocazione: dovrebbe arrivare qualcuno che inventi una sorta di McDonald’s della discoteca. È evidente che puntare verso l’alto, come stanno facendo alcuni locali di Ibiza, significa pescare in una fascia di clientela che ha una possibilità di spesa molto alta. D’altronde, però, per le fasce più basse al momento non c’è nulla. Serve un format nuovo.

Come dovrebbero reinventarsi, allora, i locali? Si fa presto a dire “food”.
Me ne rendo conto. Per installare un ristorante in un locale da ballo, bisogna riorganizzare gli spazi, montare una cucina e assumere personale adeguato. Le discoteche, anche quelle molto belle, non hanno bisogno di tutto questo. Come avverrà negli alberghi, nei ristoranti e nei bar, vincerà chi sarà in grado di darsi un’identità, rispondendo a bisogni molto specifici. Le discoteche all’aperto avranno qualche chance in più, ma anche loro si dovranno reinventare.

Insomma, il Covid non ha fatto che accelerare un processo già in atto...
Esatto. La situazione di oggi impone cambiamenti repentini, senza più lo spazio per i tentennamenti. La stagione 2020 è finita e i gestori devono mettersi a tavolino e pensare all’anno prossimo.

Con quali soldi? Dopo il fallimento di questa stagione in molti stanno già rischiando la bancarotta.
È vero, purtroppo, ma in fondo è il rischio dell’imprenditore e vale per tutte le attività del settore. Saranno agevolati coloro che possono contare su un locale di proprietà. La notte, poi, ha visto i suoi margini assottigliarsi e tenere in piedi il meccanismo è sempre più costoso.

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