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Michela Maffia, umile e di talento
«Si deve cominciare dalla gavetta»

Pubblicato il 03 marzo 2019 | 12:21

Dalla Campania all'Umbria, dalla lavastoviglie al bancone del bar: il percorso di Michela Maffia l'ha portata a conoscere a fondo il suo mestiere, a capire l'importanza del cliente e le opportunità della vita associativa.

Michela Maffia, campana doc, di Nola (Na), si trasferisce giovanissima in Umbria, in un angolo incantato del Bel Paese, precisamente a Gualdo Tadino (Pg). Sotto la protezione della maestosa Rocca Flea, Michela consegue il diploma indirizzo linguistico con ottimi voti. Decide successivamente di frequentare l’università a Bologna. Si iscrive ad Arte, musica e spettacolo, preludio di una vita da vera artista.

Michela Maffia (Michela Maffia, umile e di talento «Si deve cominciare dalla gavetta»)
Michela Maffia

Nel settembre del 1997 Gualdo Tadino, così come altre città e borghi storici dell'Umbria e delle Marche, fu distrutta da uno sconvolgente terremoto. Michela si trovò a dare man forte alla ricostruzione e cominciò una collaborazione con una birreria locale molto frequentata, “La Baita”. Lì inizia la sua gavetta «svuotando lavastoviglie e sparecchiando tavoli»; ma nonostante il duro lavoro, Michela fin da subito rimane incantata da quel mondo che le era rimasto fino ad allora estraneo. «Pian piano mi rendevo conto che questo mondo mi affascinava tantissimo e spronava anche il mio carattere timido nel rapporto con il cliente».

Successivamente lo spirito partenopeo di Michela affiora: dopo tre anni decide di acquistare l’attività dove lavorava e dare una svolta alla sua esistenza. Per ben 12 anni Michela è stata titolare di quel pub-birreria che l’ha vista muovere i primi passi nel mondo del beverage. Corsi di spillatura, di american bartending, di marketing, di mixology: conoscere tutto ciò che riguarda la cultura del bere ha portato Michela a soddisfare quell'innata curiosità che ha sempre mostrato di avere, sin dai primi lavaggi delle stoviglie.

Tuttavia quelle “quattro mura” dopo tutti quegli anni cominciano a farsi strette: Michela, dopo aver venduto il locale, viene subito coinvolta nella gestione di una discoteca, il Charly Max di Gubbio, come responsabile bar e personale. Successivamente mette a frutto gli studi di marketing e si cimenta nel settore beverage come consulente in Tecniche di vendita presso un’enoteca del paese; allo stesso tempo fornisce anche consulenze formative presso l'American bar della zona.

Da professionista Michela non poteva non incontrarsi con un altro grande personaggio del bere miscelato: Emilio Sabbatini, che nel territorio umbro è un nome di rilievo nel settore. Michela collabora con Emilio e inizia a fare formazione professionale in diversi centri di formazione come consulente esterna. Michela si diverte nel farlo. Dal 2016 collabora come coordinatrice eventi in un bellissimo relais immerso nella natura unica e lussureggiante dell’Umbria, il Castello di Baccaresca. Un luogo veramente incantato, attorniato dal verde dei boschi, le cui mura si ergono con un profilo fiabesco a protezione della privacy dei clienti che vi soggiornano. In un ambiente così raffinato per Michela completare il suo percorso professionale è facile.

Michela Maffia (Michela Maffia, umile e di talento «Si deve cominciare dalla gavetta»)

«Sono diventata barlady - sembra assurdo - grazie alla mia passione per la storia dell'arte. Ho trasformato tutto ciò che è arte nella realizzazione di cocktails, di allestimenti per ricevimenti. Tutto quanto riguarda l’estetica nel beverage. L’importante poi è insegnare a qualcun altro tutto il proprio "poco" sapere». Si dimostra umile Michela, sempre pronta ad imparare, convinta che insegare significhi sia trasmettere che ricevere conoscenza dalle persone a cui si sta insegnando.

Un buon insegnante non dà per scontato, anzi, è suo compito insinuare la voglia di imparare allo studente, renderlo curioso. E fondamenta dell'insegnamento come della vita, secondo Michela «bisogna essere sempre pronti ai cambiamenti, alle trasformazioni; bisogna essere sempre al passo con i tempi, senza mai dimenticare da dove siamo venuti e come nasce la figura del barman».

Il percorso di conoscenza in questo settore migliora se fatto seguendo un’associazione: ecco perché Michela da qualche anno è un'affermata barlady in Abi Professional. «Grazie ad Emilio Sabbatini nel 2016 sono entrata a far parte di Abi Professional. Mi ha convita subito a partecipare ad un concorso. Devo dire che ci ha messo un po’ a convincermi, ero agitatissima nel pensare che che avremmo dovuto prender parte a delle competizioni. Mi vergognavo. Ma una volta sulla pedana ho dimenticato tutte le ansie e i timori».

Seguendo Abi Professional tra manifestazioni e competizioni Michela ha potuto conoscere personaggi di spicco come Riccardo Ponzianelli, Alessandro Bernardi, Mattia Perciballi e tanti altri soci che le hanno aperto le porte ad un “nuovo mondo”. Michela, tra le altre cose, si è classificata 2ª all’Elba Drink, una competizione Abi Professional che ha raggiunto nel tempo un buon successo nazionale sotto l'aspetto mediatico.

Michela, dopo tutti questi anni di carriera, sa cosa consigliare ai giovani che vogliono intraprendere questa professione: «Far parte di un'associazione. Perché è nell'associazione che si vivono momenti di condivisione, confronto e conoscenza. Ci si sostiene a vicenda nei futuri progetti di ciascuno. Lazio e Umbria sono unite in un'unica delegazione: ogni volta che ci si vede si fa festa, si lavora per accrescere la cultura del bere bene. Siamo tutti uguali, non ci sono ostacoli gerarchici, ma tanta voglia di lavorare gomito a gomito». In aggiunta, per i giovani secondo Michela è altrettanto importante trovare la forza e l’intelligenza di non sottostare alle convinzioni di altri e di non "scimmiottare" i gesti altrui, anzi, la cosa migliore sarebbe partire dalle basi (lavastoviglie e tanta umiltà). «Noto, purtroppo, ancora oggi che molti nostri colleghi tendono ad estremizzare uno stile piuttosto che un altro, perdendo di vista quello che significa essere un vero barman. Peggio ancora, ho incontrato barman che fanno questo lavoro da una vita, ma a cui non è stato mai spiegato perché usare uno shaker piuttosto che un mixing glass. Ce ne sono altri che semplicemente masticano chewing-gum dietro il bancone del bar o chiacchierano tra di loro, senza dare la giusta importanza al cliente, che realizzano cocktails senza minimamente sapere qual è l'origine dei prodotti che stanno mettendo nel bicchiere».

(Michela Maffia, umile e di talento «Si deve cominciare dalla gavetta»)
Quarto Chakra e Colori d'Autunno

Quarto Chakra, il cocktail che ha permesso a Michela di ottenere il secondo posto all’Elba Drink.
Ingredienti: 20 ml di Beefeater gin, 30 ml di Midori, 30 ml di succo di limone, 40 ml di ginger beer, 10 ml di frullato di fragola, gocce di Delizia Varnelli.

Un altro suo signature cocktail è Colori d’Autunno.
Ingredienti: 15 ml di Brandy Gentleman Bonaventura Maschio, 15 ml di Nocino Cantina dei Golosi, 30 ml di Castagnino Cantina dei Golosi, 10 ml di caffè espresso, 30 ml di Panna liquida.

Per informazioni: www.abiprofessional.it

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