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Appassionato, determinato, sempre carico Carlo Nappo si racconta

di Carla Latini
 
30 dicembre 2017 | 10:39

Appassionato, determinato, sempre carico Carlo Nappo si racconta

di Carla Latini
30 dicembre 2017 | 10:39
 

Abbiamo sollevato il cappello da cuoco a Carlo Nappo del Ristorante Alla Catina di Pordenone, che ci ha svelato i suoi segreti: da cosa voleva diventare da grande a ciò che non manca mai nel suo frigo.

Abbiamo sollevato il cappello da cuoco a Carlo Nappo del Ristorante Alla Catina di Pordenone, che ci ha svelato i suoi segreti: da cosa voleva diventare da grande a ciò che non manca mai nel suo frigo.

Carlo Nappo nasce in Puglia nel 1986. Sesto di sette figli, comincia a cucinare in famiglia. A 9 anni viene mandato dal nonno cuoco a Parigi. Nel 1995, con tutta la famiglia, si trasferisce a Pordenone. Studia all’alberghiero e si specializza. Dopo 3 stage importanti - a Roma al Caffè Veneto, a Venezia al Danieli e da Lionello Cera - ritorna a Parigi nel Ristorante Carpaccio e al Giorgio V. Collabora con Gennaro Esposito, Enzo De Pra e Henry Chenot.

(Appassionato, determinato, sempre carico Carlo Nappo si racconta)
Carlo Nappo

Qualche anno fa decide di dare un senso al bagaglio di cultura accumulato e apre un ristorante nel centro di Pordenone. Dove poter fare numeri, ma numeri gourmet. Diventa subito famoso, in città, per le sue pizze di raffinata bontà. Seleziona, in tempi non sospetti, le materie prime fin dalle farine. Le arricchisce con prodotti artigianali del territorio. Carlo “sposa” i suoi fornitori e li sceglie per la qualità e la costanza.

Il ristorante si chiama “Alla Catina” ed è immenso. In estate, stare fuori in piazza è un grande piacere. Lo scorso anno un altro grande passo segna la vita di questo giovane cuoco: investe nel Podere dell’Angelo dove tutto è biologico e realmente a chilometro zero. Le sue ricette prendono una forma più matura e ragionata. Con il suo socio arreda le suite e dà un tocco personale all’accoglienza.

Qui crea quello che lui chiama “ristorante gastronomico” e mi racconta: «A volte, la mattina, spengo la cappa dopo aver messo su i fondi e, prima che arrivi la brigata, ascolto il bollore della pentola e annuso il profumo del soffritto. È la carica giusta per cominciare la mia giornata».


Da bambino cosa sognavi di diventare?
Quando avevo 8 anni il chirurgo, per salvare la vita delle persone; dai 10 anni in poi ho capito che volevo fare il cuoco e appagare il palato e il gusto

Il primo sapore che ti ricordi.
Il profumo del ragù

Qual è il senso più importante?
Il rispetto della materia prima (lo so, non è uno dei 5 sensi ma è per me la cosa più importante)

Il piatto più difficile che tu abbia mai realizzato.
Non ci sono limiti alla mia immaginazione: la tecnica e la materia sono in grado di stupire, così come la semplicità

Come hai speso il primo stipendio?
Ho acquistato un motorino e un set di coltelli

Quali sono i tre piatti che nella vita non si può assolutamente fare a meno di provare?
Princisgrassi, tortelli al ragù, risotto alla milanese

Cosa non manca mai nel frigo di casa tua?
Il mio frigo sono i miei ristoranti, dove trascorro ogni giorno della mia vita; nel frigo di casa l’acqua non manca mai

Qual è il tuo cibo consolatorio?
La frutta e il vino

Che rapporto hai con le tecnologie?
La tecnologia è importante per ridefinire il passato, con un occhio rivolto al futuro

All’Inferno ti obbligano a mangiare sempre un piatto: quale?
Spaghetti al pomodoro

Chi inviteresti alla cena dei tuoi sogni?
I miei maestri di cucina, i miei figli Eleonora e Lorenzo, mia moglie

Quale quadro o opera d’arte rappresenta meglio la tua cucina?
Gli igloo di Mario Merz

Se la tua cucina fosse una canzone quale sarebbe?
“Musica è” di Eros Ramazzotti


Per informazioni: www.allacatina.it

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