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di Luana Locatelli
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Quando i pasticceri diventano campioni
Gioie e fatiche di una gara mondiale

Quando i pasticceri diventano campioni 
Gioie e fatiche di una gara mondiale
Quando i pasticceri diventano campioni Gioie e fatiche di una gara mondiale
Pubblicato il 02 marzo 2016 | 15:04

I protagonisti e vincitori del “Mondial des arts sucrés” raccontano la preparazione che richiede una competizione. Dalla progettazione alla realizzazione, le fatiche non sono mancate, ma l’Italia ne è uscita vincitrice

Se è vero che le gare e i concorsi aiutano a crescere, Sara Accorroni e Luigi Bruno D’Angelis hanno fatto un grande passo in avanti nel settore pasticceria, grazie alla loro vittoria al Mondial des arts sucrés di Parigi. A prepararli due Maestri pasticceri AMPI, Roberto Rinaldini e Davide Malizia, che non negano le difficoltà che comporta una competizione, soprattutto a livello internazionale. La soddisfazione di una vittoria finale però, vale la fatica, e così è stato per il team italiano.

da sinistra: Roberto Rinaldini, Luigi Bruno D'Angelis, Sara Accorroni e Davide Malizia
Nella foto, da sinistra: Roberto Rinaldini, Luigi Bruno D'Angelis, Sara Accorroni e Davide Malizia

«I concorsi mondiali rappresentano la storia di una nazione - dice Davide Malizia - e chiaramente vincerli rappresenta un bene per tutta la categoria e la nazione. In questo caso, i ragazzi hanno vinto il mondiale più difficile al mondo, dove le squadre da tutto il mondo si sfidano per 20 ore in diretta. La loro preparazione è stato il risultato più grande di quello che nella pasticceria italiana è stato fatto, non solo di questo anno ma di questi ultimi anni. Basta pensare che da circa 20 anni l'Italia non vinceva in Francia, con la Francia presente in un mondiale a squadre. In questo mondiale Bruno e Sara sono stati infallibili e soprattutto hanno creato il vero spirito del concorso, ovvero lo spirito di squadra fra un uomo e una donna».

«Io e Roberto Rinaldini eravamo in giuria - continua Malizia - e abbiamo affrontato 4 giorni di “dure” degustazioni, si può immaginare quanto abbiamo mangiato, ma lo abbiamo fatto ben volentieri, anche perché si tratta di una preparazione tecnica e importante. Ci tengo a ringraziare Sara e Bruno per l'impegno che hanno dimostrato, per avere creduto in loro stessi e per avere investito il loro tempo prezioso».

«È un percorso che abbiamo iniziato per la prima volta - racconta la campionessa mondiale Sara Accorroni - perché non avevamo mai partecipato a un concorso, quindi sicuramente l'emozione è stata tanta. La cosa più bella è stata avere creato il progetto insieme, avere condiviso tutto fin dall'inizio, dalle ricettazioni allo sviluppo dei pezzi, anche insieme ai nostri allenatori, perché sono loro che ci sono stati accanto insieme al Maestri Iginio Massari, che è stato il nostro Guro. Abbiamo cercato di affrontare tutto nel migliore dei modi, il che non vuol dire che questi percorsi siano così facili e scontati. È vero che ci sono tanti momenti belli da ricordare, ma ci sono anche dei momenti più critici quando lo stress, l'agitazione e l'ansia si fanno sentire, e quindi è facile scontrarsi, ma gli scontri servono ad affrontare con ancora più vigore il percorso».

Luigi Bruno D'Angelis e Sara Accorroni

«Per noi è stato molto importante essere una squadra - sostiene Luigi Bruno D’Angelis - abbiamo legato fin dall'inizio. Mi sono sempre poco soffermato sul fatto che la gara richiedesse un team composto da un uomo e una donna, noi abbiamo badato semplicemente all'obiettivo finale, a come raggiungerlo e quello che era il da farsi, progettandolo con gli allenatori e con chi ci era accanto. Io e Sara abbiamo avuto un grade confronto per tutto il periodo, anche dibattiti perché ci sono anche quelli, però è stata una bella soddisfazione, arrivavamo già da un rapporto di amicizia e anche se non quotidiano e continuo era comunque un rapporto di stima e fiducia reciproci. Questo ci ha aiutato».

«Il mondial des arts Sucrés - spiega Roberto Rinaldini - è uno dei mondiali più complessi al mondo. La gara dura 20 ore, distribuite su due giorni e le squadre sono 16 in totale, 8 per ciascuna giornata. Le degustazioni da realizzare erano 4, più un tavolo buffet composto da una scultura artistica in zucchero, una in cioccolato e una in pastigliaggio. La cosa difficile era che il regolamento prevedeva che nessuna preparazione poteva essere portata già fatta, diversamente da questo succede negli altri concorsi, dove in alcuni casi la base da forno e lo zucchero cotto si possono portare».



«Questo concorso ha una caratteristica particolare - aggiunge Rinaldini - ovvero che l'unione dei due componenti del team, deve rappresentare la vera fusione della squadra, così come in un laboratorio o in pasticceria, per arrivare al risultato è fondamentale fare squadra, e loro lo hanno dimostrato in Francia di fronte a 30 Mof (Meilleur ouvrier de France) che sono un'istituzione in Francia, sono considerato come degli dei della pasticceria. Loro erano i commissari di gara, in ogni momento stavano davanti al box dei ragazzi per metterli in difficoltà, ma loro da questo hanno tratto energia positiva, forza e un grade stimolo per essere sempre più precisi, sempre più veloci e sempre più puliti, cosa rara in un concorso dove c'è un laboratorio di una certa dimensione»

«Bruno e Sara sono riusciti a lavorare su un tavolo di un 1,5 m - conclude Roberto Rinaldini - lasciando un tavolo di 3 m completamento vuoto, proprio per dimostare alla giuria che il loro allenamento militare è stato straordinario, ma soprattutto ha portato a una precisione e a un rigore che in pochi concorsi a livello mondiale, anche ai più blasonati, non si è visto. Ci sono concorsi in cui si gareggia in tre e si fa la metà delle cose, loro in due hanno fatto un tavolo di buffet che rimarrà nella storia».

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Alberto Lupini


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