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Stretta sui permessi in Uk
Rischiano pizzaioli e camerieri

Stretta sui permessi in Uk 
Rischiano pizzaioli e camerieri
Stretta sui permessi in Uk Rischiano pizzaioli e camerieri
Primo Piano del 19 febbraio 2020 | 14:53

Dopo la Brexit, il Governo ha proposto una riforma che dal 2021 chiuderebbe le porte a chi cercherà lavoro nel Regno Unito. Penalizzate le professioni che nei decenni hanno portato a Londra migliaia di connazionali. Le nuove norme chiedono una qualifica professionale e un salario minimo molto alto per chi lavora nella ristorazione.

Il Regno Unito è pronto a chiudere gli ingressi dopo il termine della transizione post Brexit. E per l'inizio del 2021 ha pensato di proibire l'accesso a quegli immigrati "a bassa qualificazione", vale a dire che non sono a loro agio con la lingua inglese e che non possono vantare specializzazioni a livello lavoratiro. Una regola che non varrà solo per chi viene da lontano, ma anche per gli ex fratelli europei.

Boris Johnson (Brexit, vietato l'ingresso a chi non parla l'inglese)
Boris Johnson (foto: Ansa)

A rischio ci sono anche decine di migliaia di lavoratori italiani, pizzaioli, camerieri e barman soprattutto, che da decenni emigrano in Inghilterra in cerca di lavoro. Secondo alcune stime, 7 su 10 tra quelli che ogni anno partono dal nostro Paese alla volta della Gran Bretagna, potrebbero trovarsi nell'impossibilità di farlo in futuro a partire dal prossimo gennaio. Fuori dalla riforma, chi si è già assicurato un contratto stabile o un permesso di soggiorno a lungo termine.

L'obiettivo del Governo britannico è un po' quello del modello a punti di tipo "australiano", annunciato da tempo dal premier Boris Johnson, secondo i dettagli illustrati stamattina dalla ministra dell'Interno, Priti Patel, faldo della destra Tory appena confermata nell'incarico.

Stando ai piani governativi, il visto di lavoro destinato ad essere introdotto a regime dopo la Brexit potrà essere concesso solo ai richiedenti - europei e non - che abbiano un minimo di 70 punti. E i punti verranno attribuiti (10 o 20 per voce) soltanto a chi avrà già in mano offerte di lavoro da 25mila sterline l'anno, titoli di studio specifici (come Phd), qualificazione per settori con carenza occupazionale nel Regno Unito e conoscenza dell'inglese.

La Confindustria britannica, a nome degli imprenditori, ha elogiato alcuni aspetti dell'annunciata riforma, ma non senza riserve sui rischi di limitazione nel reperimento della forza lavoro da parte del business. Patel ha però replicato che il mondo dell'impresa potrà contare ancora sugli oltre 3 milioni di cittadini Ue che già lavorano nel Regno (non toccati dalle nuove regole); e per il resto dovranno «abbandonare la ricerca del lavoro a basso costo» degli immigrati, investendo piuttosto nello sviluppo di «tecnologie per l'automazione».

© Riproduzione riservata

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Alberto Lupini


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