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di Andrea Radic
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Lunelli, Felicetti, Indiani e Santini
Altri grandi nomi per #laureaccoglienza

Lunelli, Felicetti, Indiani e Santini 
Altri grandi nomi per #laureaccoglienza
Lunelli, Felicetti, Indiani e Santini Altri grandi nomi per #laureaccoglienza
Pubblicato il 28 settembre 2017 | 18:14

Matteo Lunelli di Cantine Ferrari, Riccardo Felicetti dell'omonimo pastificio, Ezio Indiani, direttore del Principe di Savoia, e Antonio Santini, patron del tristellato Dal Pescatore, aderiscono a #laureaccoglienza

Quando un'iniziativa colpisce nel segno, non può che creare un'eco, e raccogliere attorno a sé seguaci e insieme massimi esponenti di quel determinato settore: proprio questo è successo con l'Università dell'accoglienza, ideata da Italia a Tavola, che sta raccogliendo costanti adesioni da un settore che in Italia è (ma potrebbe esserlo meglio) la punta di diamante. Si aggiungono alle istituzioni (Maurizio Martina, Valeria Fedeli e Dorina Bianchi), ai Maestri di cucina (Gualtiero Marchesi e Massimo Bottura), ai presidenti di associazioni (Euro-Toques, Jre, Ada, Ais e Fic, Le Soste e Ambasciatori del gusto), ad altre figure di spicco del settore e alle imprese, altri nomi come quello di Riccardo Felicetti, dell'omonimo pastificio, ma anche (e soprattutto, per questa causa) presidente Aidepi; Matteo Lunelli di Cantine Ferrari, Ezio Indiani, direttore del Principe di Savoia e delegato Italia Ehma e tra i candidati al sondaggio Personaggio dell'anno 2016 di Italia a Tavola, e Antonio Santini, la leggenda dietro al tristellato Dal Pescatore a Canneto sull'Oglio (Mn) nonché membro Euro-Toques.

(Lunelli, Felicetti, Indiani e Santini Altri grandi nomi per)

Riccardo Felicetti, quinta generazione dell'omonimo pastifico trentino, sinonimo di qualità in tutto il mondo, sa bene «quanto le sfide siano sempre più veloci e complesse». In merito all'iniziativa #laureaccoglienza di Italia a Tavola commenta: «Sono perfettamente d'accordo a prescindere da come verrà strutturato il corso di laurea e da chi lo imposterà, il gap formativo è abbastanza chiaro a tutti, non per nulla i ragazzi che si formano a Pollenzo, hanno una marcia in più in questo momento».

Riccardo Felicetti (Lunelli, Felicetti, Indiani e Santini Altri grandi nomi per)
Riccardo Felicetti

«Non si può non essere favorevoli all'istituzione di un percorso formativo di questo genere - continua il presidente Aidepi - a maggior ragione se basato sulla nostra tradizione e cultura per valorizzare il modello italiano. Sono favorevole e consapevole che, un giorno, chi ci sostituirà in questo lavoro debba avere competenze di alto livello. Nella famiglia Felicetti, giunta alla quinta generazione, l'ingresso in azienda avviene solo successivamente ad un percorso formativo universitario completo sia teorico che arricchito da esperienza e conoscenza del mondo nel quale operiamo. Oggi è necessario essere più formati. La mia generazione, prima è entrata in azienda poi ha imparato un lavoro; oggi prima si studia il lavoro, lo si impara in maniera teorica, poi ci si crea esperienza e infine si entra in azienda con l'autorevolezza di poter decidere. Anche perché il tempo è sempre meno e va sfruttato al meglio. Anche le sfide sono più rapide e bisogna essere più preparati fin dal fischio di inizio».

Matteo Lunelli presidente e amministratore delegato di Cantine Ferrari, bandiera nel mondo delle bollicine italiane, sottolinea che la richiesta da parte delle aziende è sempre più orientata a profili di formazione universitaria.

Matteo Lunelli con Massimo Bottura (Lunelli, Felicetti, Indiani e Santini Altri grandi nomi per)
Matteo Lunelli con Massimo Bottura

«Quanto propone Italia a Tavola è sicuramente un ragionamento da fare e da portare avanti per un settore strategico come quello del vino, una vera locomotiva del Made in Italy per la quale servono percorsi formativi che preparino i ragazzi a livello accademico. Negli Stati Uniti, che sono più avanti di noi, ci sono università dedicate, come la Cornell University nello Stato di New York; anche in Italia abbiamo buone iniziative come all'Università Bocconi o all'Università di Firenze ma sono casi singoli che andrebbero coordinati e inseriti in un nuovo corso di laurea che riunisca le competenze legate all'agroindustria con le materie di management, marketing e comunicazione. Quando si parla di enogastronomia, profili del genere potrebbero interessare a molte aziende italiane. Giusto quindi sollevare il tema perché l'esigenza c'è, il progetto è valido. Sarebbe inoltre auspicabile aprire un dialogo tra università e industria per creare reali opportunità di lavoro formando personale adeguato».

Antonio Santini, re della sala e patron del ristorante tre stelle Michelin Dal Pescatore a Canneto sull'Oglio (Mn) è un professionista di grande esperienza e ritiene «indispensabile quanto sollevato da Italia a Tavola».

Nadia, Alberto e Antonio Santini (Lunelli, Felicetti, Indiani e Santini Altri grandi nomi per)
Nadia, Alberto e Antonio Santini

«Una formazione universitaria in questo settore - spiega Antonio - non solo serve ed è utile, ma la ritengo indispensabile. Si deve fare. Le professionalità si devono adeguare ai cambiamenti, nel mondo incontro tanti professionisti italiani molto bravi che hanno fatto grande l'immagine della sala, penso al "Le Gavroche" a Londra o al "Grand Vèfour"... altri ne seguiranno se sappiamo formare. Un percorso universitario può formare coloro che vogliono crescere, c'è un bisogno generale di alzare il livello culturale e professionale in un settore come l'accoglienza, un valore assoluto per il nostro Paese. I turisti stranieri sono in aumento, secondo i dati, dobbiamo essere in grado di riceverli nel miglior modo possibile».

Ezio Indiani, direttore del Principe di Savoia di Milano, Dorchester Collection, e delegato Italia di Ehma - European hotel managers association pensa che «in Italia sopportiamo da troppo tempo una vera carenza formativa».

Ezio Indiani (Lunelli, Felicetti, Indiani e Santini Altri grandi nomi per)
Ezio Indiani (foto: Andrea Fongo)

«Un Paese come il nostro, turistico per eccellenza, non può non avere una scuola e una formazione adeguata. Non dobbiamo permettere che, per formarsi, i nostri ragazzi debbano andare in Svizzera, Olanda, Irlanda, dove ci sono università di livello. Da noi non c'è nulla di tutto ciò: abbiamo dei master interessanti, ma c'è bisogno di una scuola seria e vera che prepari i nuovi direttori e dirigenti del settore. È ora di colmare la lacuna e mettere in campo risorse, il turismo e l'accoglienza sono risorse primarie. Se guardiamo a come era un albergo solo cinque anni fa e come si presenta ora, vediamo la necessità di nuove professioni per le quali serve una formazione dinamica che sappia adattatasi alle esigenze contemporanee. Un tempo non esistevano le "online reservation", oggi servono competenze tecniche per gestirle, e deve fornirle la scuola».

«Sono necessarie - continua Indiani - materie quali marketing, innovazione, comunicazione a 360 gradi, web e internet management. Sono professioni! Ma in Italia ancora non si è capito. Stesso discorso per il livello del servizio che dipende dalla formazione del personale. Il gruppo è ampio, non puoi pensare di dirigere un albergo solo con alcuni collaboratori, il cameriere che serve un drink nel bar della lobby fa la differenza. Ci vogliono persone preparate, un processo continuo di formazione. Le parole devono essere seguite dai fatti, serve un management pronto a raccogliere questa sfida. Partire dal personale per renderlo capace di prestare un servizio positivo al cliente, personale motivato capace di motivare il cliente a tornare. Sono disponibile a partecipare ad un tavolo di confronto perché ogni competenza può e deve dare un contributo».

Hashtag: #laureaccoglienza

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