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di Vito Prigigallo
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I banchetti tipici di Federico II di Svevia
rivivono grazie a 100 studenti di Fasano

I banchetti tipici di Federico II di Svevia 
rivivono grazie a 100 studenti di Fasano
I banchetti tipici di Federico II di Svevia rivivono grazie a 100 studenti di Fasano
Pubblicato il 31 maggio 2018 | 15:03

Un gruppo di studenti dell’Istituto alberghiero di Fasano (Br) ha dato vita ad una ricostruzione storica del banchetto Federiciano; ben cinque ricche portate in memoria e onore di Federico II di Svevia.

In coda, con me, c’era un signore distinto. Il tavolo del buffet, preparato dai giovani aspiranti cuochi del Salvemini, offriva pietanze succulente. Quanto lo potevano essere le ricostruzioni gastronomiche di opere d’arte di 700 anni prima. Non gradisce che il solito furbetto s’intrufola e scavalca la fila, con non si sa bene quale scusa. Qualcuno, alle sue spalle, gli chiede qualcosa sulla manutenzione del muro di cinta. Sembra il proprietario. È il proprietario della masseria Maccarone. Quel signore è Aldo Colucci. Che, interrogato, spiega: sa perché è così bello, così autentico questo posto? Perché non è mai passato di mano. E in effetti, da metà del diciottesimo secolo, quando venne edificato il corpo principale della masseria, una enorme casa patronale, i Colucci si sono tramandati stile da english countryman e buona educazione.

(I banchetti tipici di Federico II di Svevia Rivivono grazie a cento studenti di Fasano)

Sono otto generazioni, racconta ancora Aldo. Nove, lo corregge il suo giovane interlocutore, indicando due ragazzetti sempre più impazienti di affacciarsi sulle leccornie offerte al tavolo. E allora vediamoli questi piatti che i ragazzi dell’istituto alberghiero Salvemini hanno preparato: Cavoli verdi secondo l’uso dell’imperatore; Funghi selvatici; Scapece per il primo servizio di credenza. Poi, il secondo servizio: Fave infrante e un classico della tavola salentina, Ciceri e tria. Il terzo: Gallina piena; Maiale arrosto; Pasticcio di lepre; Civet d’uccelli selvatici. Il quarto: Biancomangiare e frittelle dell’imperatore magnifico. Infine, il quinto servizio di credenza: la Torta balconata, il Pasticcio di pere, i Biscotti speziati, i Mostaccioli, le Scorzette e i Confetti. Il tutto innaffiato dal vino speziato, l’inebriante Ippocrasso.

(I banchetti tipici di Federico II di Svevia Rivivono grazie a cento studenti di Fasano)

«Il progetto - ha spiegato Rosanna Cirasino, il dirigente scolastico della scuola superiore fasanese - ha visto il coinvolgimento di poco meno di un centinaio di ragazzi. Un coinvolgimento non solo formale, come dire, obbligatorio: ma passionale. Ci hanno creduto, insomma, hanno finito per crederci, presi dalla grandezza, dalla sontuosità del personaggio al centro della vicenda, Federico II di Svevia».

(I banchetti tipici di Federico II di Svevia Rivivono grazie a cento studenti di Fasano)

L’Hohenstaufen è stato al centro della storia del mondo occidentale al suo tempo. Ed è stato a lungo, anche al di là dei confini temporali della sua esistenza, il centro della storia della Puglia. La rilettura di un aspetto della vita del Puer Apuliae - il passaggio da uno dei suoi tenimenti, che fosse Bari o Gioia o Lucera - è stato illustrato con assoluta precisione negli abiti, nelle parole, nelle abitudini. E, ovviamente, nell’arte culinaria. Gli studenti-figuranti si sono calati - è il caso di dire - nei panni di uomini e donne del tredicesimo secolo (l’imperatore tedesco nacque e morì in Italia: a Jesi nel 1194, a Fiorentino di Puglia nel 1250) ed hanno offerto alle oltre trecento persone intervenute, una fedele ricostruzione del tempo.

Nicola Racanelli ha tratteggiato le linee storiche dell’epoca fredericiana, Sandro Romano è entrato da par suo negli aspetti gastronomici, Gianni Maragno, con la sua associazione, La Ribeca, ha riportato alla luce alcuni momenti di vita quotidiana, con la ricostruzione di mestieri tipici dell’Alto Medioevo.

(I banchetti tipici di Federico II di Svevia Rivivono grazie a cento studenti di Fasano)

Seppure sorta alcuni secoli dopo, la location si è prestata magnificamente a far da contesto all’evento (sarà perché nei pressi sorge la via Francigena, lungo la quale alcuni monaci basiliani impiantarono un uliveto che poi fu lo “spunto” dell’insediamento successivo. Oppure sarà perché, secondo una vecchia leggenda mai confermata, lo stesso Federico passò da Montalbano, e quindi da queste parti, per recarsi a Cisternino dove aveva un appuntamento galante con una delle sue innumerevoli amanti, tale Ilaria).

Il nucleo più antico della Masseria Maccarone (entroterra di Savelletri, contrada Carbonelli in territorio di Fasano), infatti, risale al XVI secolo. Ed è l'abitazione colonica: un edificio bianco e disteso, con un accogliente terrazzino e una campana che rievoca la vecchia usanza di chiamare a raccolta i cafoni, i braccianti, insomma i contadini. Al di sotto della costruzione vi è, secondo gli studi effettuati dall’archeologo Marica Mastrangelo, una grotta che reca chiari ed evidenti i segni di insediamenti di gran lunga precedenti all’epoca dell’edificazione. Quasi a far da logico contraltare con questa architettura semplice, fu edificato, nel 1754, il palazzo padronale. La facciata, come accennato, ha una sorta di eleganza tipica del centro extra moenia delle cittadine pugliesi. Ricorda in qualche modo il cosiddetto "barocchetto di Martina" e le linee disegnate da architetti e capimastri napoletani nel Seicento. A questo periodo risale anche la chiesetta, costruita nello stesso stile del palazzo padronale, con volta a botte ed a vela al centro.

(I banchetti tipici di Federico II di Svevia Rivivono grazie a cento studenti di Fasano)

Due bianchi pilastri di grazia rococò aprono le mura che un tempo proteggevano la masseria dagli attacchi esterni. Al loro interno, fino a pochi anni fa, signori, massari e contadini vivevano in un piccolo mondo autosufficiente, potendo contare su stalle, frantoio, agrumeti e, inevitabilmente - siamo nel cuore della Puglia - i suggestivi, contorti, millenari uliveti.

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Alberto Lupini


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