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di Vincenzo D’Antonio
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L'Italia perde 50 laureati al giorno
Ma l’accoglienza cerca manodopera

L'Italia perde 50 laureati al giorno 
Ma l’accoglienza cerca manodopera
L'Italia perde 50 laureati al giorno Ma l’accoglienza cerca manodopera
Primo Piano del 19 dicembre 2019 | 09:15

I dati diffusi dall’Istat nel rapporto sulla popolazione residente, parlano di un’emigrazione all’estero dei nostri giovani dottori che raggiunge le 182mila unità negli ultimi dieci anni. Allo stesso tempo, però, ci sono settori, dalla ristorazione all’hospitality, che faticano a trovare personale specializzato.

Circa 182mila laureati italiani hanno lasciato il Paese negli ultimi 10 anni. È uno dei dati contenuti nel rapporto “Iscrizioni e cancellazioni anagrafiche della popolazione residente” pubblicato dall’Istat lo scorso 16 dicembre. Bene, due conticini facili facili, sempre con quello che chiamiamo “l’elogio del pressappoco”, ovvero non spacchiamo il capello in quattro e non ci aggrappiamo ai decimali. Ed allora ragioniamo così: 182mila laureati negli ultimi 10 anni, ma diciamo 180mila, arrotondiamo. Poniamo, ben sapendo che non è rigorosamente vero ma non è neanche minimamente distorsivo ai fini di quanto asseriamo, che questo flusso emigratorio sia stato costante. Ergo, 18mila laureati all’anno se ne sono andati dall’Italia. Ergo, 1.500 laureati al mese. Ergo, dato raccapricciante quando lo si espone così, 50 laureati al giorno.

Ogni mese lasciano l'Italia 1500 laureati (L'Italia perde 50 laureati al giorno Ma l’accoglienza cerca manodopera)
Ogni mese lasciano l'Italia 1500 laureati

Sì, proprio così: 50 laureati al giorno, ogni giorno, negli ultimi 10 anni hanno lasciato il Paese e si sono trasferiti all’estero. E può il nostro Paese, membro del G7, considerato pertanto tra i Paesi più importanti del mondo, sopravvivere ad una così evidente ed oramai cronica emorragia di cervelli? La risposta è affermativa: ma certo che sì! Certo che può sopravvivere e perché mai non potrebbe! Appunto, ci siamo: può sopravvivere, patendo magari neanche consapevolmente, giorno dopo giorno l’inesorabile e melanconico declino. Ma mai e poi mai potrà vivere dignitosamente e felicemente, mai potrà avere sviluppo ed evoluzione. Mai potrà essere il Paese che garantisce la vita felice e dignitosa alle nuove generazioni. Soprattutto nell’era della knowledge society, dove la conoscenza è il vero e fondamentale fattore propulsivo dello sviluppo sociale ed economico, non può esserci futuro radioso per quella comunità che vede i suoi cervelli emigrare.

Lamentiamo sovente, anche nel settore dell’accoglienza ed in esso nel mondo della ristorazione, l’assenza di manodopera qualificata. Attenzione: “manodopera”. Prima considerazione: la manodopera propriamente detta non ha in sé le skills necessarie per adempiere al proprio ruolo così come oggi è necessario che lo si intenda e lo si interpreti. Seconda considerazione dalla prima scaturente: tutte le mansioni, plonge inclusa, necessitano di persone che siano “mentedopera”, ovvero che sappiano svolgere il proprio ruolo secondo le esigenze dell’attuale società: società globalizzata, liquida, dove bisogni e desideri di tutti (addetti ai lavori inclusi) evolvono di continuo e con sorprendente velocità. Ne consegue una terza considerazione: può una manodopera che deve avere in sé elementi forti di “mentedopera” fino ad essere considerata anch’essa tout court mentedopera, divenire tale in assenza di fattori umani di fertilizzazione e di ausili alla crescita professionale costante ed efficace? No.

I laureati emigrano, ma l'accoglienza cerca personale specializzato (L'Italia perde 50 laureati al giorno Ma l’accoglienza cerca manodopera)
I laureati emigrano, ma l'accoglienza cerca personale specializzato

L’addestramento non è più bastevole. L’addestramento ha connotato l’età industriale quando si trattava di addestrare braccia a compiere mansioni ripetitive. L’addestramento ha addestrato persone a diventare manodopera. Oggi si tratta di formare persone affinché divengano mentedopera. Si passa dall’addestrare braccia al formare menti, affinché queste menti sappiano imparare, sappiano imparare ad imparare, sappiano imparare ad insegnare, sappiano insegnare, sappiano insegnare ad insegnare. È così. Questa società tutta, in essa l’hospitality, in essa la ristorazione, non ha più bisogno di addestratori, bensì ha bisogno di formatori.

Quesito: ci sono i formatori? Sì, probabilmente ancora ci sono e saranno utili, sebbene in caduta tendenziale, ancora per qualche residua stagione. E poi? Il problema è: chi forma i formatori? Chi fa ricerca? Chi sviluppa proattivamente gli esiti delle ricerche? Chi individua gli early warnings e dirige i team affinché scorgano i nuovi scenari e ad essi si conformino per incrementare efficacia di prestazione e per essere lesti e tempestivi nell’individuazione dei business emergenti? Insomma, chi traguarda? Abbiamo bisogno di chi veda ciò che al momento è invisibile ai più. Abbiamo bisogno di chi nello studio ha trovato il modo di acquisire non solo competenza specifica, ma anche conoscenza.

Abbiamo bisogno del top della mentedopera ed il top della mentedopera lo si ricerca naturalmente ed agevolmente nelle persone laureate. Questo nostro Bel Paese, nel lasciare che 50 laureati al giorno emigrino, indebolisce se stesso e rafforza nel contempo i Paesi destinazione dei nostri laureati, così tracciando il nostro destino soccombente. Compriamo brevetti all’estero e non ci rendiamo conto che a quella scoperta ed a quella invenzione brevettata hanno concorso cervelli italiani emigrati.

Demagogia e “chiacchiere da caffè” ci fanno dire che il problema di questo Paese è l’immigrazione senza voler comprendere che il vero problema di questo nostro Bel Paese è l’emigrazione. L’emigrazione del top della mentedopera. Oggi, oggi inteso come “questo giorno”, 50 laureati italiani stanno emigrando. Vorremmo non fosse vero. Però purtroppo è vero.

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Alberto Lupini


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