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Celiachia, intolleranza, allergia
Patologie da non confondere

Celiachia, intolleranza, allergia 
Patologie da non confondere
Celiachia, intolleranza, allergia Patologie da non confondere
Pubblicato il 31 ottobre 2019 | 12:25

La celiachia è un disturbo alimentare cronico e autoimmune che si sviluppa all’assunzione di glutine e scatena in chi è geneticamente predisposto una reazione immunitaria. Spesso però viene confusa con altre patologie.

La celiachia (disturbo di cui soffre oltre mezzo milione di italiani) produce nel tempo un’infiammazione che danneggia le pareti dell’intestino tenue e i villi, impedendo così l’assorbimento di cibi e nutrienti. Effetti importanti sulla salute delle persone, che non sono gli stessi provocati da semplici allergie. Per questo è necessario non fare confusione. Di questo ha parlato in un articolo apparso su Humanitasalute (che riportiamo di seguito), Paoletta Preatoni, dell’Unità Operativa di Gastroenterologia Clinica di Humanitas.

I celiaci in Italia sono più di 500mila (Celiachia, intolleranza, allergiaPatologie da non confondere)
I celiaci in Italia sono più di 500mila


I sintomi della celiachia possono variare notevolmente e non sempre si manifestano, soprattutto negli adulti: tra i più frequenti ci sono diarrea, gonfiore addominale e meteorismo, crampi all’addome, perdita di peso e astenia. Una delle alterazioni degli esami ematici più frequente è rappresentata dall’anemia causata principalmente dal malassorbimento di ferro e vitamine dovuto all’atrofia dei villi intestinali; per lo stesso motivo spesso chi soffre di celiachia presenta anche sintomi legati all’osteroporosi, perché il nostro organismo non riesce ad assorbire il calcio necessario alla salute delle nostre ossa.

Ma quindi quando dobbiamo allarmarci? «La presenza di una sintomatologia addominale, anche aspecifica, dovrebbe sempre essere correttamente valutata da uno specialista soprattutto se in presenza di alterazioni seppur minime degli esami del sangue non giustificabili da altre cause», ha chiarito la dottoressa. «Il glutine è l’agente scatenante della reazione immunitaria nel paziente geneticamente predisposto, ma i fattori ambientali precipitanti che determinano l’innesco della risposta autoimmune possono essere molteplici ed alcuni dei quali fisiologici come la gravidanza o le infezioni gastroenteriche». La celiachia, inoltre, è spesso associata ad altre malattie autoimmuni tra cui  tiroidite , diabete mellito di tipo 1, l’artrite reumatoide o la tiroidite e a sindromi genetiche (Down, Turner).

Oltre alla celiaca, l’allergia al glutine è un tipo di manifestazione dei disturbi correlati al glutine, insieme alla ‘gluten sensitivity‘. «La differenza tra i due tipi di manifestazione è di tipo immunologico e clinico – ha spiegato la dottoressa - l’allergia al glutine è mediata dagli anticorpi della classe Ige (mentre gli anticorpi coinvolti nella celiachia sono IgA e IgG), non è caratterizzata da danno mucoso duodenale e può portare tutti i diversi sintomi tipici delle reazioni allergiche dalle reazioni cutanea, a difficoltà respiratorie fino ai intestinali».

Al momento non esiste una terapia farmacologia per trattare la celiachia. L’unica cura in grado di preservare villi e intestino è la dieta: «Bisogna seguire una scrupolosa alimentazione senza glutine. Questo non solo aiuta a gestire e ridurre i sintomi, ma permette all’intestino e alla mucosa di ritrovare la sua originale funzionalità», ha spiegato la gastroenterologa. Ma quali sono i rischi che si corrono se non si segue una dieta glutei free? «Il paziente celiaco che non segue la dieta mantiene costantemente attivo il processo infiammatorio a carico della mucosa duodenale, impedendo la ricostruzione della superficie assorbente dell’intestino e questo lo pone a rischio, anche se asintomatico, di sviluppare carenze nutrizionali importanti che a lungo andare comprometteranno il benessere dell’organismo. Inoltre la mancata adesione alla dieta comporta un maggior rischi di sviluppo di neoplasie del tratto gastroenterico, in particolar modo del linfoma intestinale».

«Gli studi si stanno muovendo da anni su vari fronti, tra cui ricerca di un vaccino e la produzione di farmaci in grado di inattivare o di mascherare le frazioni tossiche del glutine, che sono le responsabili dell’attivazione del meccanismo infiammatorio - ha spiegato Preatoni - Sono stati fatti dei passi avanti, ma allo stato attuale l’unico trattamento codificato per la patologia rimane la dieta priva di glutine».

© Riproduzione riservata

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