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Celiachia, ne soffrono in 600mila
In arrivo test per il monitoraggio

Celiachia, ne soffrono in 600mila 
In arrivo test per il monitoraggio
Celiachia, ne soffrono in 600mila In arrivo test per il monitoraggio
Primo Piano del 06 febbraio 2020 | 15:22

Giovedì 6 e venerdì 7 febbraio il convegno nazionale promosso dal Centro per la prevenzione e diagnosi della malattia celiaca della Fondazione Irccs Cà Granda. I medici raccomandano: «Ai primi sintomi sottoporsi ai test». Proprio in questa ottica sono in corso nuovi studi e si sta pensando a sperimentazioni per controllare meglio la problematica.

Chiarire le distinzioni tra sensibilità al glutine e al grano e puntare alla trasmissione di un forte messaggio di consapevolezza sulla malattia celiaca. Questi alcuni degli obiettivi che animano gli organizzatori del Convegno Nazionale Celiachia e altri disordini Glutine Correlati: Update 2020, che si tiene oggi e domani a Milano all'Università degli Studi di Milano. Dalla celiachia non si guarisce, ma ci si può convivere bene. Sono oltre 600mila i pazienti colpiti in Italia.

Due giorni di convegno sulla celiachia a Milano (Celiachia, ne soffrono in 600mila A Milano nuovi monitoraggi)
Due giorni di convegno sulla celiachia a Milano

Negli ultimi anni si è assistito ad un incremento dei pazienti con malattia celiaca e disordini glutine correlati. Contestualmente vi è un susseguirsi di pubblicazioni scientifiche che hanno radicalmente cambiato sia la fase diagnostica che di controllo di questo tipo di patologie. Per queste ragioni vi è una intensa richiesta di aggiornamenti tecnici e puntuali riguardo questo tipo di disordini e la loro gestione da parte dei diversi specialisti coinvolti. Lo scopo di questo convegno è di fornire un aggiornamento riguardo le ultime novità scientifiche e fornire gli strumenti conoscitivi per una loro integrazione nella quotidianità clinica.

Maurizio Vecchi (Celiachia, ne soffrono in 600mila A Milano nuovi monitoraggi)
Maurizio Vecchi

«I numeri della celiachia parlano da soli: 600mila i casi evidenziati dagli screening, pazienti in cospicuo aumento e sommerso in costante impennata - sottolinea Maurizio Vecchi, direttore del Convegno e direttore dell’Unità operativa di gastroenterologia del Policlinico del capoluogo lombardo - Sono infatti oltre 400mila i pazienti che oggi rappresentano la porzione nascosta di questa malattia autoimmune “accesa” dal glutine e segnata da difficoltà diagnostiche. Un quadro che la scienza sta modificando: sia per la definizione precoce della patologia, sia per il controllo della stessa. A fronte dell’incremento della malattia celiaca - prosegue Vecchi - assistiamo a una forte spinta scientifica che sta radicalmente cambiando sia la fase diagnostica che di controllo di questo tipo di patologie. Da qui, l’intensa richiesta di aggiornamenti tecnici: serve più conoscenza e un approccio multidisciplinare per gestire al meglio la malattia celiaca nella quotidianità clinica».

«La malattia celiaca - spiega il professor Vecchi - può essere contraddistinta da paradigmi aspecifici e asintomatici. Da qui, il problema delle diagnosi sfuggenti. Alle prime avvisaglie sospette - come diarrea persistente e gonfiori addominali costanti, anemia e difficoltà di assorbimento delle vitamine - ci si dovrebbe sottoporre al test. La celiachia è forse l’unica malattia che, attraverso dei marcatori sierologici, ci permette di arrivare a una diagnosi certa al 99%. La lotta al sommerso parte proprio da qui, dall’aderenza al test. Soprattutto per tutti quei soggetti geneticamente predisposti».

Dalla celiachia non si guarisce. «Ma ci si può convivere bene - continua il professor Vecchi - Se fino ad ora l’unica terapia disponibile è la dieta libera da glutine, sono in corso ricerche che mirano ad alleggerire il peso di una quotidianità alimentare rigida e con un peso economico rilevante. Oggi si sta infatti tentando di modificare la risposta immune dei pazienti e di manipolare il glutine assunto. E a breve arriveranno in tal senso sperimentazioni cliniche sull’uomo. Un panorama in continua evoluzione che richiede aggiornamenti attivi, come quelli che offriamo con il convegno».

Che l’aderenza alla dieta priva di glutine rappresenti un ostacolo nella gestione della malattia da parte del paziente è ben concepibile. Tant’è che, fino ad oggi, ha rappresentato uno scoglio anche per i clinici. Ora però gli specialisti hanno a disposizione un nuovo strumento. «Si tratta di un test - conclude il professor Vecchi - che è in grado di dirci il livello di detezione del peptide del glutine nelle urine e nelle feci dei pazienti. E, dunque, ci permette il monitoraggio reale e costante della malattia, apportando laddove necessario le giuste correzioni. Ma anche di scoprire se il paziente ha assunto in modo volontario o meno sostanze proibite. La gestione della patologia passa anche da qui, da quelle azioni di controllo in grado di prevenire danni istologici intestinali».

© Riproduzione riservata

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