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Adolescenti, aumentano i non bevitori
-8% i consumatori di alcolici dal 2012

Adolescenti, aumentano i non bevitori 
-8% i consumatori di alcolici dal 2012
Adolescenti, aumentano i non bevitori -8% i consumatori di alcolici dal 2012
Pubblicato il 18 novembre 2015 | 18:27

È in calo l’esposizione precoce dei giovani al consumo di bevande alcoliche: dal 2012 si sono ridotti sia i bevitori occasionali (-8,3%) che i bevitori abituali (-8,8%). Le ragazze sono meno precoci dei maschi

Gli adolescenti italiani bevono di meno. Lo dice l'indagine presentata oggi dall'Osservatorio permanente giovani e alcool (Opga), presso la clinica pediatrica dell’università degli Studi di Pavia, Fondazione Irccs Policlinico S. Matteo, in occasione del seminario di studio “Fattori di rischio e protezione nel consumo di alcol”. La ricerca è stata realizzata dalla Società italiana medicina dell’adolescenza (Sima) in collaborazione con il Laboratorio adolescenza, su un campione nazionale di 2.156 preadolescenti italiani (13-14enni che frequentano la terza media).



I risultati dell’indagine sono comparati con una ricerca analoga del 2012, svolta sotto il coordinamento di Carlo Buzzi dell’Università di Trento, che fotografa i comportamenti degli adolescenti e il loro rapporto con l’alcol con l’obiettivo di ottenere informazioni utili alla definizione di strumenti di prevenzione e di contrasto all’abuso. E ci sono buone notizie: i dati indicano che il 16,6% dei giovani intervistati non ha mai provato una bevanda alcolica.

Il raffronto con l’indagine del 2012 mostra anche notevoli differenze nella tipologia dei bevitori: aumentano i non bevitori e si riducono sia i bevitori occasionali (-8,3%) che i bevitori abituali (-8,8%). Nel complesso dunque si rileva un calo nell’esposizione precoce dei giovani al consumo di bevande alcoliche. Viene ritardato, innanzitutto, il primo assaggio di una bevanda alcolica: per il 37,8% dei ragazzi avviene dopo i 10 anni (-3,8% rispetto al 2012). Si conferma la differenza di genere: le ragazze sono meno precoci dei maschi.

Il contesto relazionale del primo assaggio resta quello conviviale e guidato da figure familiari nel 76% dei casi (soprattutto genitoriali). Solo l’11% fa la prima esperienza insieme ai coetanei. I primi consumi avvengono in prevalenza ai pasti (39,8%) e in concomitanza con circostanze speciali, feste (11,6%) o celebrazioni (28,7%). Le sensazioni del primo assaggio rinviano a “niente di particolare” per il 47,3% dei rispondenti, mentre la sensazione di un evento gradevole è alla pari con la sensazione sgradevole (26,5% e 24,6% rispettivamente). Sulle bevande, i 13-14enni mostrano una preferenza marcata per i drink poco alcolici, seguiti dalla birra e a distanza dal vino. Bassi gli aperitivi e marginali i superalcolici. Rispetto a tre anni fa si registra un arretramento consistente per tutte le bevande.

Per quanto riguarda i comportamenti a rischio o di pre-abuso (difficilmente a questa età si riscontrano abusi conclamati e ricorrenti), l’esperienza dell’ubriachezza almeno una volta tocca il 18,5% degli intervistati, in flessione, seppure lieve, sul dato 2012 (19,9%). Più marcato il dato riferibile a chi tra i giovanissimi ha avuto più episodi di ubriachezza: si scende dal 6,8% del 2012 al 4,8%. Le differenze tra maschi e femmine vedono ancora i primi (21,2%) più esposti delle seconde (15,6%), mentre dal punto di vista territoriale i giovani del Sud (23,3%) toccano la punta massima di abuso contro quasi la metà (12,5%) dei giovani del Nord-Est, che mostrano l’incidenza più bassa.

Più in generale la suscettibilità al rischio da parte degli adolescenti interpellati risulta correlata al ruolo esercitato dal circolo amicale e dal gruppo dei pari: l’essersi ubriacati o avere amici che l’hanno fatto predice la tipologia del giovane bevitore, nel senso di una maggiore propensione ad episodi di eccesso. La ricerca conferma che i fattori socio-economici e la facilità di procurarsi le bevande alcoliche non sono determinanti nel modellare i comportamenti di consumo e di abuso.



«Gli elementi che influiscono maggiormente sul comportamento dei giovani rispetto all’alcol - afferma Enrico Tempesta, presidente del l’Osservatorio permanente sui giovani e l‘alcool - continuano ad essere i contesti di tipo collettivo, nei quali il gruppo dei pari può agire come leva induttiva del bere, compreso quello eccessivo. Per contro il contesto familiare mantiene una funzione positiva e regolativa, inibendo i consumi eccedentari».

Tuttavia l’argomento del consumo/abuso di alcol non sembra particolarmente presente nelle discussioni familiari: se le famiglie che trattano frequentemente coi figli il problema dei rischi legati all’eccesso alcolico sono una minoranza (il 16,6% ovvero una su sei), la grande maggioranza lo ha fatto raramente e in modo occasionale (52,9%) e vi è anche una quota cospicua di genitori (28,9%) che non ha mai affrontato la questione. Rispetto al 2012 sembrerebbe che il dialogo intergenerazionale sia addirittura in flessione. I messaggi dei genitori percepiti dai figli appaiono contrastanti: il 26,6% riferisce che i genitori sostengono che l’alcol non faccia male purché si consumi con moderazione, il 31,1% delle famiglie afferma che in giovane età non si dovrebbe bere alcol, il 31,6% sostiene con i figli che non si dovrebbe mai bere alcol perché fa sempre male.

I genitori sembrano parlare più frequentemente di consumo di bevande alcoliche nel caso in cui i figli bevono abitualmente oppure nel caso in cui hanno avuto esperienze di eccesso una o più volte. Nel complesso il ruolo diretto dei genitori nel processo di responsabilizzazione dei figli di fronte all’alcol non sembra molto significativo anche se abbiamo visto che la presenza dei genitori nel debutto alcolico dei figli assume una valenza protettiva svolgendo nel tempo un'importante funzione, anche se indiretta, sulle abitudini dei giovani.

Ma perché i giovani bevono? Le risposte più gettonate sono da una parte “adeguarsi al gruppo” dei pari (46,8% contro il 45,1% del 2012), dall’altra per “divertirsi” (43,3% contro il 59% del 2012). Non una via di fuga, quindi, per la gran parte o di 'isolamento', ma una sorta di rito di appartenenza. Emerge anche la dimensione esistenziale: il 37,9% sostiene, infatti, che il consumo si giustifica per “dimenticare i problemi”.

Rispetto alla precedente indagine, sul fronte della consapevolezza, la fotografia ha tratteggiato luci ed ombre, per il 71,2% bere alcolici è sempre dannoso per la salute (contro il 66,5% del 2012), per il 64,1% dei giovani le bevande alcoliche assunte in piccole quantità non danneggiano (65,1% nel 2012), per il 51,1% bere uno o due bicchieri di vino o birra al pasto è cosa normale (59,1% nel 2012), per il 61,6% è pericoloso guidare anche con un solo bicchiere di birra o vino (contro il 62,5% nel 2012).

L'indagine conferma che è sempre molto forte tra gli adolescenti la tendenza a bere per «look - afferma Maurizio Tucci presidente di Laboratorio adolescenza - Il bere non quindi come abitudine radicata (i dati da questo punto di vista sono tutti in contrazione), ma come tributo sociale per confermare l'appartenenza al gruppo. Il fenomeno appare ulteriormente confermato dal fatto che mentre nella consuetudine i maschi risultano più portati al bere rispetto alle femmine, nei comportamenti eccessivi, trainati dal gruppo, le differenze di genere tendono ad annullarsi. Quindi per combattere questo fenomeno può essere efficace un intervento a più ampio spettro mirante ad irrobustire, negli adolescenti, la fiducia in se stessi e l'autostima, elementi che si oppongono naturalmente al rischio di subire troppo facilmente condizionamenti esterni».

© Riproduzione riservata

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