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Un cane in casa fa bene alla salute
Nei bambini riduce il rischio di asma

Un cane in casa fa bene alla salute 
Nei bambini riduce il rischio di asma
Un cane in casa fa bene alla salute Nei bambini riduce il rischio di asma
Pubblicato il 29 novembre 2015 | 12:57

Sembra che gli animali possano proteggere i bambini dall’asma. Da una recente ricerca è infatti emerso che il contatto con un cane nel primo anno di vita riduce il rischio di asma nei bambini di 6 anni di età

I bambini che crescono con dei cani in casa hanno meno probabilità di soffrire di asma. Lo rivela una ricerca dell'università di Uppsala e del Karolinska Institutet (Svezia), pubblicata su Jama. Si tratta del cosiddetto “effetto fattoria” secondo il quale i bambini che vivono in campagna, circondati dalla natura e dagli animali, hanno un rischio di contrarre l'asma inferiore della metà rispetto ai più piccoli che crescono in condizioni diverse. Francesca Puggioni, specialista in malattie dell’apparato respiratorio, unità operativa di pneumologia di Humanitas, approfondisce la questione. Riportiamo il suo commento, tratto per intero da Humanitasalute.it.




Asma nei bambini e presenza di un cane: si tratta di un’ulteriore conferma della “ipotesi dell’igiene”?
«La Hygiene Theory (Ipotesi dell’Igiene) è nata alla fine degli anni ’80 e successivamente appoggiata da molti studiosi e varie evidenze epidemiologiche. Può essere semplicisticamente riassunta nel paradigma “più igiene = più allergia”», spiega la dottoressa Francesca Puggioni, specialista in Malattie dell’apparato respiratorio dell’ospedale Humanitas.

«In realtà il problema consiste nella domanda “quali agenti infettivi svolgono un ruolo protettivo nei riguardi della comparsa delle malattie allergiche?” Un gruppo italiano, quello del prof. Matricardi, a partire dagli anni ’90 ha approfondito le ricerche arrivando alla conclusione che sono soprattutto le infezioni trasmesse per via fecale-orale (ad esempio epatite A, Toxoplasmosi, Helicobacter P.) a stimolare ripetutamente il sistema immunitario gastrointestinale, permettendo così una corretta maturazione della risposta immunitaria e una corretta polarizzazione verso quella parte dei linfociti (T helper 1) che “ostacolano” lo svilupparsi delle allergie».

«Inoltre, per quanto riguarda la flora intestinale, alcuni studiosi svedesi per primi (Sepp 1997) hanno dimostrato che lattobacilli possono prevenire una sensibilizzazione di tipo allergico, effettuando una sorta di “pressione” persistente sul sistema immunitario gastrointestinale».

Sottoscrive le conclusioni della ricerca su cani e rischio asma nei bambini?
«Sì, ma con alcune precisazioni. In caso di familiarità per allergia è consigliabile sempre prima effettuare un controllo specialistico per affrontare in maniera responsabile l’ingresso di un animale nell’ambiente domestico, per conoscere gli eventuali sintomi e le terapie farmacologiche da assumere in caso di sintomi ed essere consapevoli delle conseguenze in generale. Troppi genitori adottano un animale senza indagare prima in questo senso e poi si trovano costretti ad allontanare l’animale da casa con dispiacere e dolore sia da parte dei bambini sia parte dei cuccioli di animale».

Cosa comporta l’insorgenza dell’asma in età pediatrica? Si può fare qualcosa per prevenirla?
«Innanzitutto occorre avere una diagnosi previsa e puntuale specialistica. Un programma terapeutico ben impostato che comprende non solo la terapia farmacologica ma anche l’impostazione dello stile di vita, dall’alimentazione all’attività sportiva, condiviso con i genitori e i familiari, adattato alle esigenze pratiche della vita di tutti i giorni, e una programmazione dei controlli clinici adatta per frequenza all’andamento della malattia, permette al piccolo paziente e alla famiglia di vivere in maniera consapevole, serena e “normale”».

«Soprattutto all’inizio deve esserci una collaborazione stretta con lo specialista: come in passato bisogna pensare che ci vuole un villaggio per crescere un bambino. Tante paure, timori, dubbi possono inquinare la crescita del piccolo allergico o limitarlo eccessivamente. Dal punto di vista strettamente farmacologico l’ideale è iniziare un vaccino iposensibilizzante specifico: l’unica terapia in grado di bloccare l’evoluzione naturale della malattia allergica».

© Riproduzione riservata

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