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Il picco dell'intelligenza a 40 anni
Migliorano apprendimento e calcolo

Il picco dell'intelligenza a 40 anni 
Migliorano apprendimento e calcolo
Il picco dell'intelligenza a 40 anni Migliorano apprendimento e calcolo
Pubblicato il 18 aprile 2015 | 16:22

Se la memoria è migliore da giovani, la capacità di apprendere nuove parole, di fare di calcolo e la conoscenza di una più vasta cultura generale raggiungono il loro apice una volta superati i quarant'anni

L'intelligenza non è una capacità che si mantiene costante durante la vita, anzi, cambia a seconda dell'età. Nonostante sia ben noto che i giovani abbiano una memoria più accentuata e fresca, sembrerebbe che arrivati ai quarant'anni alcune capacità intellettive nell'essere umano si accentuino, ad esempio l'apprendimento di parole nuove, la rapidità di fare i conti e una più vasta cultura generale, chiaramente rafforzata da una maggiore esperienza.



Di seguito riportiamo i risultati di diversi studi effettuati dal Mit (Massachusetts institute of technology) di Boston e dal Massachusetts general hospital, tratti per intero da Humanitasalute,e i chiarimenti di Elisabetta Menna, ricercatrice dell'ospedale Humanitas e dell'istituto di neuroscienze del Cnr.


Passati i quarant'anni si è più intelligenti che mai. Sebbene con l'avanzare degli anni alcune abilità perdano in brillantezza, altre acquistano splendore. La memoria comincia pian piano a perdere colpi, ma a quarant'anni raggiungono il picco la capacità di imparare nuove parole, di far di conto e il livello di cultura generale. A sostenerlo è uno studio condotto dal Mit di Boston e dal Massachussettes General Hospital e pubblicato su Psychologycal Science.

I dati su cui i ricercatori hanno lavorato riguardano oltre 50mila soggetti di età diversa. Chi ha partecipato ha dovuto risolvere test di diversa natura, tra cui quiz matematici e linguistici e prove logiche. Dai risultati si è scoperto, ad esempio, come gli over 40 fossero più abili nell'interpretare le emozioni di una singola persona guardando esclusivamente il suo viso, oppure come gli adulti più anziani fossero molto bravi a leggere e capire un testo. I più giovani, invece, erano più in gamba nei test in cui la memoria aveva un peso determinante. Quando però era necessario fare appello a una conoscenza più ampia, frutto di anni e anni di esperienza, gli adulti avevano gioco facile.

«Con l’età non cambiano la modalità di lavoro o le procedure - spiega la dottoressa Elisabetta Menna - bensì l’esperienza, che necessariamente aumenta con gli anni e gioca un ruolo essenziale nei processi cognitivi. I cambiamenti delle facoltà cognitive legati all’età sono molto più eterogenei e complessi di quanto ritenuto. La semplice distinzione in intelligenza “fluida” (i processi con cui si trattano le informazioni e si risolvono i problemi) e “cristallizzata” (la capacità di usare conoscenze e competenze acquisite con l'esperienza) non è sufficiente per spiegare la complessità dei processi cognitivi».

Il picco di intelligenza si evolve tra le generazioni
«Lo studio dimostra infatti - prosegue la ricercatrice di Humanitas - che esistono almeno quattro “pattern” (schemi) indipendenti di intelligenza che hanno il loro picco in momenti diversi della vita. In questo scenario un ruolo cruciale è svolto sicuramente dall’esperienza e dall’allenamento che permettono di raffinare le performance cognitive. Fattori importanti sono l’istruzione, la diffusione di impieghi che richiedono la lettura e, in generale, un'aumentata opportunità di stimoli intellettuali per la popolazione anche più anziana. Numerosi studi hanno infatti dimostrato che l’esposizione a un ambiente arricchito di stimoli è efficace nel preservare le facoltà cognitive e nel contrastare gli effetti negativi dell’invecchiamento».

Infatti, dai dati raccolti è stato possibile vedere come le diverse capacità si siano evolute tra le generazioni; ad esempio, l'età in cui si raggiunge il picco nel lessico si sposta sempre più in là dagli anni '60 in poi. «Lo studio - aggiunge la specialista - da un lato fornisce una maggiore comprensione di come le abilità cognitive cambiano durante la vita e dall’altro potrà sicuramente permettere di pianificare interventi educativi e terapeutici mirati ad aumentare o stimolare le capacità cognitive».

© Riproduzione riservata

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Alberto Lupini


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