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Troppi bagni in mare e in piscina
possono causare fastidi alle orecchie

Troppi bagni in mare e in piscina 
possono causare fastidi alle orecchie
Troppi bagni in mare e in piscina possono causare fastidi alle orecchie
Pubblicato il 15 agosto 2015 | 13:18

Le temperature estive, il contatto quotidiano con l’acqua del mare o della piscina e l’utilizzo eccessivo di cotton fioc posso causare l’otite esterna, una fastidiosa irritazione della cute del nostro orecchio

In estate i casi di otite aumentano in maniera esponenziale. A cosa si deve questa impennata? Spesso l’umidità eccessiva, il sudore, la pelle che sta troppo a contatto con l’acqua del mare o delle piscine, sono tra le cause principali della cosiddetta otite esterna, anche detta “otite del nuotatore”. Riportiamo un approfondimento e i consigli pratici di Luca Malvezzi, otorinolaringoiatra dell’ospedale Humanitas, tratti per intero da Humanitasalute.it.





Quali sono le cause dell’otite esterna?
«L’eccessiva umidità, il sudore, la pelle macerata dall’acqua possono costituire il substrato ideale per la virulentazione dei batteri che vivono sulla pelle del condotto uditivo esterno. A questi fattori se ne aggiungono molteplici altri, come il traumatismo della cute indotto dal maniacale utilizzo del cotton fioc, l’azione irritante del cloro o di altre sostanze chimiche contenute negli shampoo e nel balsamo (in estate e con questo caldo soprattutto si fanno più docce nel corso della giornata), che possono indebolire le nostre difese e, ancora, microrganismi acquatici come il plancton», risponde il dottor Luca Malvezzi.

Cosa succede all’orecchio in caso di otite esterna?
«La cute del nostro orecchio in tutte queste condizioni, anche se con meccanismi differenti, si irrita, si imbibisce di liquido infiammatorio gonfiandosi fino a chiudere il condotto, a volte produce secrezioni giallastre e porta a un rialzo termico, ma soprattutto fa un male incredibile al solo toccarlo».

Come si riconosce l’otite esterna?
«Il dolore importante, a volte così forte da limitare l’attività quotidiana - spiega lo specialista - è il motivo principale di allarme e la spinta verso il pronto soccorso. In realtà, con le debite eccezioni come le categorie a rischio, ad esempio i diabetici che non dovrebbero mai sottovalutare infezioni locali, l’otite esterna può essere facilmente riconosciuta dal solo dolore evocato alla semplice mobilizzazione del padiglione auricolare: una tiratina d’orecchie letale!».

Come trattare l’otite esterna?
«La terapia antibiotica non serve che sia somministrata per via sistemica, bastano generalmente delle gocce antibiotiche ad uso locale. In commercio sono presenti numerosi medicamenti, meglio far cadere la scelta su chinolonici con aggiunta di steroidi. All’utilizzo di prodotti locali si può aggiungere l’antidolorifico per bocca, come il classico paracetamolo, oppure l’antinfiammatorio nei casi più dolorosi. Poiché tali infezioni possono ripetersi, la terapia è efficace se prolungata per almeno 10 giorni, periodo nel quale sarebbe bene evitare il contatto con l’acqua, facendo attenzione anche alla doccia, comunicazione che rende subito l’otorino antipatico alla maggior parte dei pazienti!».

È possibile prevenire l’insorgenza dell’otite esterna?
«Non esiste una vera e propria prevenzione, specie per i pazienti che soffrono di patologie della pelle, quindi più esposti, non solo nel periodo estivo, a queste infezioni. In generale il cerume ha un’azione antimicrobica protettiva, modulando il pH cutaneo e controllando così la flora batterica saprofitica della cute del condotto. L’eccessiva propensione ad igienizzare la cute del condotto uditivo esterno, magari promuovendo microtraumatismi della stessa con cotton fioc espone a maggiori rischi di infezione».

Qualche consiglio utile contro l’otite esterna?
«Evitare di macerare nell’acqua lungamente osservando pause fra un bagno e l’altro - conclude lo specialista - può essere di aiuto a rigenerare le strategie di autodifesa del nostro condotto uditivo esterno. Infine la detersione con blandi disinfettanti come l’acqua borica può essere preventiva soprattutto per chi si immerge in mari ricchi di plancton. Questi microrganismi si depositano nel nostro condotto uditivo esterno per poi morire e andare in putrefazione quando usciamo dall’acqua. Sono proprio le tossine rilasciate dai microrganismi putrefatti che favoriscono le infezioni locali. La detersione del condotto aiuta a un rientro nelle nostre città felice, con la pelle abbronzata e “indolore”».

© Riproduzione riservata

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Alberto Lupini


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