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L’Europa lavora a nuove proposte
per la conferenza di Parigi sul clima

L’Europa lavora a nuove proposte 
per la conferenza di Parigi sul clima
L’Europa lavora a nuove proposte per la conferenza di Parigi sul clima
Pubblicato il 17 settembre 2015 | 18:23

Dimezzare le emissioni di gas serra e fare in modo che almeno il 30% dell'energia che utilizziamo provenga da fonti rinnovabili, sono solo alcune delle richieste che l’Ue avanzerà alla Conferenza di Parigi sul clima

Un accordo cogente e giuridicamente vincolante che permetta di limitare l'innalzamento della temperatura della Terra al massimo a due gradi nei prossimi decenni. Questo l'ambizioso obiettivo per cui si batterà l'Europarlamento in vista della Conferenza di Parigi sul clima (COP21) del prossimo dicembre. A spiegarlo oggi 17 settembre, nel primo convegno interparlamentare fra Parlamento europeo e Parlamento italiano organizzato a Roma dall'ufficio del Pe in Italia, il presidente della commissione Ambiente dell'europarlamento Giovanni La Via e l'eurodeputato francese Gilles Pargneaux, relatore del rapporto su COP21 che verrà votato a Strasburgo a fine ottobre 2015.


 
«L'Europa - ha dichiarato Pargneaux - arriva alla conferenza di Parigi con una posizione chiara e unitaria. Vogliamo che i paesi che parteciperanno a COP21 prendano degli impegni concreti sia per quanto riguarda la riduzione dei livelli di CO2 che per quel che concerne gli aspetti finanziari. In particolare, con la risoluzione di cui sono relatore, chiederemo: di dimezzare le emissioni di gas serra entro il 2050 e ridurle del 40% entro il 2030; sempre entro il 2030, di fare in modo che almeno il 30% dell'energia che utilizziamo provenga da fonti rinnovabili; infine di aumentare del 40%, entro il 2030, l'efficienza energetica a livello globale».
 
«Poi - ha continuato Pargneaux - come Parlamento europeo spingeremo perché venga istituito un fondo verde mondiale contro il cambiamento climatico, a cui tutti i paesi del mondo contribuiscano, dal 2020, con una somma complessiva di almeno cento miliardi di dollari l'anno. Infine chiederemo che almeno il 20% delle risorse provenienti dalla tassa sulle transazioni finanziarie, attualmente in discussione in undici paesi Ue fra cui l'Italia, venga destinato alla lotta al riscaldamento globale. Vogliamo fare in modo che le tecnologie meno inquinanti diventino più appetibili sul mercato e istituire un meccanismo di monitoraggio delle misure contenute nel futuro accordo che, ogni cinque anni, verifichi la loro effettiva attuazione».
 
«Siamo a qualche mese da una scadenza storica - ha concluso Pargneaux - e c'è la necessità che associazioni, cittadini e decisori politici mettano insieme i propri sforzi per far sì che la conferenza sul clima di Parigi COP21 non sia solo un momento in cui si prova a fare qualcosa ma diventi invece un incontro in cui si decide di fare qualcosa».
 
Giovanni La Via, presidente della commissione Ambiente del Parlamento europeo, che sarà capo delegazione del Pe a COP21 a Parigi, ha ricordato: «l'Europa, da Kyoto a Copenaghen, ha sempre ricoperto e continua a ricoprire un ruolo di leader nel contrasto al cambiamento climatico. Oggi, alla vigilia della conferenza di Parigi, continuiamo a individuare obiettivi ambiziosi da perseguire compatti, tutti i paesi europei insieme».
 
«L'Europa intende riaffermare e anzi aumentare questo sforzo, che in alcuni casi è andato addirittura a discapito della nostra competitività e del nostro sistema industriale - ha spiegato La Via - ma il nostro impegno ha senso solo se lo portiamo avanti insieme a tutti i grandi attori sulla scena mondiale e ai principali emettitori di gas serra. Gli Stati Uniti, con la nuova politica ambientale del presidente Obama, e la Cina, con il suo recente impegno a ridurre le emissioni di CO2, sono due esempi che vanno nella giusta direzione. Ma su 196 paesi partecipanti alla conferenza di Parigi, per ora solo sessanta hanno dichiarato i loro obiettivi in materia di lotta al cambiamento climatico».
 
«Se non si fa niente - ha aggiunto La Via - nei prossimi decenni la temperatura globale aumenterà di cinque o sei gradi e, nonostante le misure che abbiamo messo in atto fino a ora, l'incremento sarà comunque di tre o quattro gradi. Già oggi, l'Onu ci dice che i profughi costretti a fuggire dai propri paesi a causa del cambiamento climatico sono venticinque milioni in tutto il mondo. Se non affrontiamo il problema con un impegno globale, si rischia di arrivare, nel 2050, a cento milioni e ho paura che questa stima potrebbe essere addirittura conservativa».
 
Concludendo il suo intervento, La Via ha identificato la sfida chiave a cui l'Europa si trova a far fronte: «Dobbiamo mantenere la competitività dei nostri sistemi industriali - ha dichiarato La Via -pur perseguendo obiettivi ambientali importanti. Questa è la vera sfida per il futuro. Dobbiamo puntare di più sull'economia circolare e sul riutilizzo dei rifiuti come risorse, perché se li gettiamo semplicemente via è come buttare via dei soldi. E dobbiamo fare in modo che i crediti di carbonio che si possono acquistare sul mercato, attraverso lo schema di compravendita delle emissioni ETS, abbiano un giusto prezzo che serva da deterrente a inquinare, quindi magari non sette euro a tonnellata di CO2 com'è ora, ma qualcosa come venticinque euro a tonnellata».
 
Gian Paolo Meneghini, direttore dell'ufficio del Parlamento europeo in Italia, ha sottolineato: «Il convegno di oggi è un primo passo verso la costruzione di una fiducia e di un dialogo reciproci fra Parlamento europeo e Parlamento italiano. Raggiungere un accordo storico a Parigi sarebbe il più grande segno di una solidarietà non solo europea ma globale».

© Riproduzione riservata

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