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Troppo sole e “ore piccole” d’estate
In autunno rischio danni alla pelle

Troppo sole e “ore piccole” d’estate 
In autunno rischio danni alla pelle
Troppo sole e “ore piccole” d’estate In autunno rischio danni alla pelle
Primo Piano del 27 luglio 2017 | 11:51

Uno studio dell’International hair research foundation ha spiegato che l’eccessiva esposizione al sole e un’alterazione del normale ciclo sonno-veglia rischia di causare danni alla pelle visibili in autunno. Come di consueto la protezione della pelle e la cura dell’alimentazione sono i primi consigli degli esperti

L’estate è la stagione in cui milioni di persone vanno in vacanza e si rilassano per ricaricare le pile e, forse a causa dell’eccessivo “relax”, si espongono a rischi che possono causare danni che saranno visibili solo in autunno. E così aumentano inevitabilmente anche le problematiche dermatologiche sia per chi dimentica di proteggere la pelle - e i capelli - con prodotti in grado di filtrare i raggi solari dannosi e sia per chi, per un periodo prolungato, altera i ritmi sonno/veglia, facendo l’alba in giro per locali.

Troppo sole e ore piccole d’estate In autunno rischio danni alla pelle

È questo l’allarme lanciato dagli specialisti dell’Ihrf (International Hair Research Foundation) che hanno stimato un incremento sistematico di circa un quarto di casi di patologie cutanee nel periodo che va da settembre a ottobre - il 24,8% nel 2016 - causate principalmente o da una protezione non attenta o da abitudini che possono mettere a rischio gli equilibri naturali, alterando in maniera drastica i ritmi circadiani e, dunque, la produzione di melatonina. «Il periodo dell’anno a cavallo tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno - commenta Fabio Rinaldi, dermatologo specializzato in tricologia, presidente dell’Ihrf - fa registrare un aumento importante di visite per problemi alla pelle e ai capelli causate non solo dai danni acuti dei raggi UV ma anche dall’uso scorretto dei filtri solari e dei cosmetici in genere».

Una delle zone più a rischio è il cuoio capelluto dove, in particolare, macchie, arrossamenti e altre problematiche non sono visibili a occhio nudo e, purtroppo, se non trattate adeguatamente, possono portare a conseguenze più gravi a stretto giro. «Spesso ci si dimentica che la pelle del cuoio capelluto - aggiunge la dott.ssa Elisabetta Sorbellini, dermatologa dell’Ihrf - a causa della sua particolare sensibilità, se non protetta adeguatamente, può creare problemi anche ai bulbi piliferi causando un indebolimento degli stessi e, dunque, un aumento esponenziale della normale caduta dei capelli che avviene in autunno. È fondamentale, pertanto, il ruolo della prevenzione per evitare o ridurre questi danni».

I problemi, però, non finiscono qui. Un altro aspetto allarmante per gli specialisti è la repentina e prolungata alterazione dei ritmi sonno/veglia, i cosiddetti ritmi circadiani che, andando a modificare la normale produzione di melatonina, nella peggiore delle ipotesi, possono causare anche una improvvisa e importante perdita di capelli al ritorno dalle vacanze. «Circa 5 anni fa, in collaborazione con l’Università di Brescia - ha spiegato il Rinaldi, da anni impegnato proprio a studiare l'interazione della regolazione dei ritmi circadiani nella fisiologia e nella patologia cutanea - abbiamo iniziato ad approfondire alcuni studi.

Abbiamo analizzato 34 soggetti, di cui 23 donne e 11 uomini, in un periodo di 12 mesi, che riferivano una importante caduta e diradamento dei capelli, fenomeni che, però, non avevano i sintomi caratteristici della comune alopecia androgenetica o della tipica caduta di capelli temporanea, bensì altri sintomi che interessavano diverse parti del corpo. Ricerche approfondite hanno messo in evidenza che la causa della caduta era da imputare all’alterazione dei ritmi circadiani dei soggetti: il problema non risiedeva tanto nel numero quotidiano di ore di sonno effettuate, quanto nell’ora insolita dell’addormentamento o nell’esposizione alla luce fino a oltre le due del mattino. In tutti questi soggetti la caduta dei capelli si è fermata solo quando siamo intervenuti per i problemi provocati dalle alterazioni del ritmo sonno/veglia».

Ad assolvere un ruolo importante per la salute dei capelli e della pelle, oltre ai prodotti (integratori, creme, farmaci ecc.) in grado di assicurare un’adeguata prevenzione, è in primis l’alimentazione: esiste, infatti, un rapporto diretto fra le condizioni nutrizionali e la produzione dei principali costituenti dei follicoli piliferi. Bisognerebbe puntare soprattutto sui nutrienti giusti: dalle proteine più ricche di aminoacidi (come cisteina, metionina, arginina e lisina) alle vitamine del gruppo B (B3, B5, B6, B12) che regolarizzano la secrezione sebacea. Sì poi alla vitamina H che, contenuta in vegetali, cereali integrali, lievito di birra, tuorlo d’uovo, riso, latte e fegato, è indispensabile per la produzione di cheratina e per irrobustire i capelli. Anche la vitamina E, infine, presente in oli vegetali, germe di grano e frutta secca, svolge un’efficace azione protettiva.

Numerosi studi scientifici confermano che l’apporto proteico deve essere garantito non solo dalla quantità, ma anche dalla qualità degli alimenti introdotti nella dieta. Per quanto riguarda gli amminoacidi responsabili della struttura della cheratina, si segnalano:

- la cistina, di cui sono ricchi pollo, polpo, stoccafisso, fagioli, semi di chia, soia. Questo amminoacido, grazie alla sua elevata quota di zolfo e ai ponti di solfuro, conferisce resistenza e stabilità alla struttura del capello. È, inoltre, implicata per il processo di cheratinizzazione e stimola la produzione di eumelanine, pigmenti che colorano il capello. Un’adeguata concentrazione di cistina è garantita da un giusto apporto di vitamina B6, quindi via libera a salvia, menta, peperoncini, prezzemolo, pistacchi, avocado, peperoni, nocciole, banane, riso;
- la metionina, un altro amminoacido importante implicato nella formazione della cheratina. Lo troviamo in: uova, noci del Brasile, pinoli, miglio, legumi. Questo amminoacido, in presenza di vitamina B12 (vongole, fegato di manzo, sgombro, salmone) e acido folico (piselli, indivia, barbabietole, cavolfiori), viene convertito in cistina. Metionina e cistina esercitano un’azione antiossidante, contrastando alcuni tra i più dannosi radicali liberi.

Altri amminoacidi coinvolti sono:

- la glicina (merluzzo, vitello, bresaola, tacchino, amaranto)
- l’istidina (soia, parmigiano, lonza di maiale, coniglio, tonno),
che rappresentano importanti costituenti del collagene, migliorano il turnover cellulare e il trofismo del capello.

Il follicolo pilifero è sensibile agli ormoni e la vitamina D è un ormone: essa, legandosi al suo recettore nel follicolo pilifero, induce la fase di crescita. A tal proposito, studi dimostrano che una carenza di D riduce la crescita del bulbo pilifero. I pochi alimenti in cui la si trova sono: pesce azzurro e uova. Per un maggior assorbimento di questa vitamina sarebbe necessario esporsi al sole (proteggendo bene i capelli) per 10 minuti al giorno.

Alimenti da evitare
Moderare il consumo di carni rosse, insaccati, formaggi grassi, che immettono nel corpo una gran quantità di grasso andando a stimolare la produzione di sebo.

Limitare il più possibile, infine, le alte temperature nella cottura degli alimenti, non superando i 120°, al fine di ridurre la formazione di acrilamide, sostanza tossica cancerogena.

© Riproduzione riservata

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