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Sport, patologie legate alla cartilagine
Il trattamento conservativo, una soluzione

Sport, patologie legate alla cartilagine 
Il trattamento conservativo, una soluzione
Sport, patologie legate alla cartilagine Il trattamento conservativo, una soluzione
Pubblicato il 01 settembre 2017 | 15:50

Sono tanti gli sportivi a soffrire di patologie cartilaginee. A seconda si tratti di un atleta saltuario o professionista si sceglie fra trattamento conservativo o chirurgico. Lo scopo è sempre tornare in forma

La cartilagine e le sue funzioni in funzione di coloro che praticano sport: questo è il tema su cui si basa la lezione proposta da Cristiano Sconza, specialista in Riabilitazione ortopedica e neuromotoria in Humanitas, presentato durante il convegno Medicina dello sport a Prati. Con lui anche Ilaria Marchetti, medico dello sport e il direttore del dipartimento Riabilitazione e recupero funzionale di Humanitas Stefano Respizzi. Il loro studio e l'intervento durante il convegno sono ben organizzati nell'articolo riportato di seguito, tratto da Humanitasalute.

Sport, patologie legate alla cartilagine Il trattamento conservativo, una soluzione


«Abbiamo dapprima offerto un quadro sulle proprietà della cartilagine articolare - ha spiegato Scorza - spiegando come questa reagisca al carico, per esempio nel caso di una corsa o di una camminata».

Le condropatie del ginocchio
Ci siamo poi concentrati sulle condropatie, ovvero sulle patologie che interessano la cartilagine, con una particolare attenzione a quelle a carico del ginocchio. Un tema molto attuale, si pensi che nel 90% degli atleti dell’Nba si riscontrano problemi cartilaginei nel corso di risonanze magnetiche al ginocchio, magari effettuate per altri motivi. Il problema più rilevante è rappresentato dal fatto che la rigenerazione della cartilagine è molto difficile, perché si tratta di una componente non vascolarizzata. Distinguiamo due tipi di lesioni: quelle focali e quelle diffuse. Le prime coinvolgono soprattutto i più giovani, sono conseguenti spesso a un trauma acuto e nella maggior parte dei casi necessitano di intervento chirurgico. Le seconde invece si instaurano a seguito di microtraumi ripetuti e colpiscono soprattutto gli atleti over 30 o pazienti più grandi di età.

Il ruolo del trattamento conservativo
Il trattamento può essere conservativo oppure chirurgico. Il trattamento conservativo è indicato nel paziente non atleta professionista che presenta una lesione cartilaginea focale di piccole dimensioni oppure un quadro degenerativo esteso di lieve-media entità. Il trattamento chirurgico è invece preferibile negli sportivi professionisti e nei giovani con elevate richieste funzionali. Il trattamento conservativo prevede l’utilizzo di varie tecniche: il controllo del dolore, il controllo del peso del paziente (il sovrappeso infatti causa un sovraccarico biomeccanico sul ginocchio), la fisiokinesiterapia, la visco-supplementazione con infiltrazioni intrarticolari di acido ialuronico, l’uso di slow acting drugs, farmaci integratori che si assumono per via orale. Argomento di grandissimo interesse e attualità è l’utilizzo, sempre mediante infiltrazione intrarticolare, dei fattori di crescita locali, tra cui quello attualmente più conosciuto è il Prp (plasma ricco di piastrine); in questo ambito, detto di Medicina rigenerativa, la ricerca si sta molto sviluppando anche grazie agli studi della professoressa Elizaveta Kon, una delle più grandi esperte sul tema e responsabile di Ortopedia traslazionale in Humanitas.

La riabilitazione post chirurgica
Il fisiatra si prende carico anche della pianificazione del trattamento riabilitativo del paziente in seguito a intervento chirurgico. In questo caso le fasi di recupero prevedono: il controllo dell’infiammazione, il recupero della mobilità e dell’elasticità muscolare, il recupero della forza e della resistenza, il recupero propriocettivo e del controllo neuromotorio e infine il graduale ritorno allo sport. I tempi di recupero variano da paziente a paziente, anche in base alla tecnica operatoria. È bene poi sottolineare che non ci basiamo su criteri temporali, ma su criteri funzionali. Il paziente tornerà alla completa guarigione solo quando sarà in grado di eseguire con sicurezza ciascuna attività/funzione della propria vita quotidiana e sportiva».

© Riproduzione riservata

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